Il vitigno
Il Greco è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Italia meridionale, di chiara origine ellenica, molto antico e nobile. È una delle uve più diffuse del centro-sud, presente anche in moltissime denominazioni d'origine. La sua introduzione in Italia risale alla grande colonizzazione greca del meridione, quando una forte crisi agricola porto numerosi abitanti della penisola ellenica a trasferirsi nel nostro paese, intorno al VIII secolo a.C. Circa, portando con essi numerose talee autoctone. Il primo approdo sarebbe stato la Calabria, dove il vitigno è ben presente, cosi come poi in Sicilia e in Campania, dove il Greco si è particolarmente adattato per dare origine al sottotipo Greco di Tufo, di particolare pregio. Nel Medioevo grazie ai Veneziani, il Greco si sviluppo ulteriormente, come vino greco di fama, tanto che la Serenissima iniziò a piantare questo vitigno anche nei porti mediterranei di approdo lungo la via per le Indie, vitigni poi adattatisi ai vari microclimi per dare vita a sottotipi specifici, tanto che si ritiene ad esempio il Garganega oggi uno dei vitigni più importanti del Soave veneto o il Grechetto, fondamentale in Toscana e in Umbria, derivati geneticamente dal Greco. Purtroppo il Medioevo portò con se anche una certa confusione a livello ampelografico, proprio per la fama dei vini greci. Oggi comunque il Greco viene diviso in due sottotipi: il Greco Bianco e il Greco B., meglio conosciuto come Greco di Tufo, con il secondo leggermente superiore in qualità, anche se entrambi riescono a fornire grandi vini. È conosciuto anche con i sinonimi Greco di Napoli, Greco della Torre, Greco del Vesuvio e Grecula.
I vini del Greco
In Calabria, probabile punto originario del Greco, il sottotipo Greco Bianco è fondamentale nella produzione dei bianchi secchi della regione, e viene utilizzato anche in assemblaggio per i rossi e rosati doc della regione. Nel Cirò Bianco rappresenta almeno il 90 per cento dell'assemblaggio, e l'85 per cento nel Greco di Lamezia, mentre viene vinificato anche dolce sotto la denominazione Greco di Bianco, un vino raro e di buona fattura prodotto nel solo comune di Bianco e in parte nel comune di Casignana, entrambi in provincia di Reggio Calabria. Qui le uve vengono appassite su graticci e poi vinificate per dare luogo a vini alcolici, di 17°, invecchiabili per 10 anni. In Campania invece regna incontrastato il sottotipo Greco di Tufo, che si è perfettamente adattato ai terreni vulcanici della regione, partendo dalle pendici del Vesuvio per poi conquistare l'intera regione già in epoca romana, tanto che oggi la sua espressione più nota, il DOC Greco di Tufo, si trova in provincia di Avellino. Qui il Greco acquista aromi più fruttati, aromatici, grazie all'azione dei sali minerali concentrati nel terreno dalle varie eruzioni vulcaniche. I vigneti infatti si estendono in quota, tra i 400 e i 700 metri per ottenere il meglio dal microclima. Qui il Greco è vinificato in purezza o con un piccolo taglio del 15 per cento massimo di Coda di Volpe. Sono vini da bere relativamente giovani, entro i quattro anni d'età. Il Greco in Campania è inoltre presente nel Sant’Agata dei Goti per almeno il 90 per cento, nel Taburno Greco per almeno l'85% e nel Greco di Sannio, dove viene vinificato anche passito. Nel Greco di Sannio invece viene vinificato anche nella tipologia spumante dolce. Inoltre fa parte dei disciplinari del Capri Bianco e del Penisola Sorrentina. Nel Lazio il vitgno viene coltivato soprattutto in provincia di Viterbo per vinificare il DOC Vignanello in tipologia secco anche spumante. Generalmente i Greco secchi sono di un bel colore dorato scarico a sfumature ambrate, dove la gamma olfattiva presenta note di mandorle tostate e fichi che si ripetono al palato. Quando viene vinificato dolce il colore dorato si fa carico, e la gamma olfattiva diventa fragrante, con profumati aromi di fiori d’arancio, fichi e miele in evoluzione con l'invecchiamento.
I produttori
Lunga la lista dei produttori, in tutto il centro e sud Italia. Certamente in Campania il vino del Greco è più rinomato e qualitativamente eccelso. Buono il Greco di tufo della Cantina Vesevo, con il vitigno in purezza in un vino giallo paglierino scarico dove la gamma olfattiva si gioca tutta sulla frutta bianca e gli agrumi. La frutta si ripete al palato, fresco e asciutto, con un bella chiusura lunga. Ottimo per i pesci di mare e i risotti. Molto buono anche il bianco di Montesole con il Greco in purezza, nel Greco di Tufo Contesole D.O.C.G. dai colori paglierino e una bella gamma olfattiva fruttata, con pesca pesca bianca in primo piano. Il palato è secco e ben equilibrato tra freschezza e sapidità. Ottimo con gli antipasti e le zuppe di mare, e con il pesce in generale. Poi si trovano in commercio naturalmente anche i produttori più famosi, come Mastroberardino, con il suo Greco D.O.C.G. Novaserra, un gran vino paglierino con venature oro, dai penetranti aromi di frutta e agrumi.
Domande frequenti
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Qual è la differenza principale tra Greco Bianco e Greco di Tufo?I due sottotipi appartengono entrambi alla famiglia del Greco ma presentano caratteristiche distinte legate al territorio e alla qualità percepita. Il Greco di Tufo, diffuso principalmente in Campania (provincia di Avellino), è considerato superiormente pregiato e si adatta perfettamente ai terreni vulcanici, acquisendo aromi fruttati e minerali unici. Il Greco Bianco, invece, è tipico della Calabria e viene impiegato sia per bianchi secchi puri sia in assemblaggio con altri vitigni per rossi e rosati. Sebbene il Greco di Tufo goda di maggiore notorietà internazionale, entrambe le varianti offrono vini di alta qualità, con il primo che tende a esprimere una struttura più complessa grazie all'ambiente vulcanico.
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Come si presenta l'odore e il sapore di un vino Greco secco?Un vino Greco secco si distingue per un colore dorato scarico, talvolta con sfumature ambrate. Al naso offre una gamma olfattiva ricca e identificativa, dominata da note di mandorle tostate e fichi, che si riflettono chiaramente anche al palato. Questi vini sono generalmente freschi e asciutti, con una buona struttura. Quando il vitigno viene vinificato in versione dolce, il profilo cambia radicalmente: il colore diventa più intenso e dorato, mentre il profumo si arricchisce di aromi fragranti di fiori d'arancio, fichi maturi e miele, evolvendosi positivamente con l'invecchiamento in cantina.
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Con quali piatti si consiglia di abbinare il Greco di Tufo?Grazie alla sua freschezza, sapidità ed equilibrio, il Greco di Tufo è estremamente versatile in tavola. Si abbina eccellentemente con i piatti di mare, sia come accompagnamento ai pesci in generale sia per antipasti marini e zuppe di pesce. La sua acidità e la struttura lo rendono ideale anche per i risotti, specialmente quelli preparati con ingredienti delicati o frutti di mare. I produttori consigliano di berlo relativamente giovane, entro i primi quattro anni dall'annata, per apprezzarne appieno la vivacità fruttata e la pulizia gustativa, evitando invecchiamenti troppo lunghi che potrebbero smorzare queste caratteristiche primarie.
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Dove viene prodotto il vino passito Greco di Bianco?Il Greco di Bianco è un vino passito raro e di alta fattura, prodotto esclusivamente in Calabria, precisamente nel comune di Bianco e parzialmente in quello di Casignana, entrambi in provincia di Reggio Calabria. Le uve di Greco Bianco vengono fatte appassire su graticci naturali prima della vinificazione, processo che concentra zuccheri e aromi. Il risultato è un vino dolce, alcolico (circa 17°), capace di invecchiare fino a dieci anni. Questa tecnica antica trasforma il vitigno in una specialità territoriale unica, lontana dalle produzioni più comuni del Greco di Tufo campano, offrendo un'esperienza sensoriale diversa e intensa.
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Quali sono le origini storiche del vitigno Greco?Il Greco è un vitigno antichissimo e nobile, di chiara origine ellenica, introdotto in Italia durante la Grande Colonizzazione greca del Meridione, intorno all'VIII secolo a.C. I coloni greci, fuggendo da una crisi agricola nella penisola ellenica, portarono con sé talee di questa vite, che attecchirono inizialmente in Calabria per diffondersi poi in Sicilia e Campania. La sua fama crebbe ulteriormente nel Medioevo grazie ai Veneziani, che ne promossero la coltivazione nei porti mediterranei; da qui derivano probabilmente vitigni correlati come il Garganega e il Grechetto. Oggi rimane un simbolo della storia enologica del Sud Italia.



