greco nero

Vitigni rossi

Greco Nero

Il Greco Nero è un'uva a bacca rossa autoctona della Calabria, utilizzato in molti assemblaggi delle denominazioni di origine locali.

di Redazione

22 maggio 2014

Il vitigno

Il Greco Nero è un vitigno a bacca nera appartenete alla grande famiglia del Greco, che si esprime generalmente con vitigni bianchi coltivati e sfruttati in tutta l'Italia centro-meridionale. La sua origine è fonte di varie ipotesi, anche se chiaramente, facendo parte della suddetta famiglia, dovrebbe provenire dalla stessa introduzione ellenica del VII secolo a. C., quando i coloni greci si mossero verso l'Italia meridionale per fondare nuove città e la civiltà della Magna Grecia. Infatti anche il Greco Nero fa parte della tradizione calabra, coltivato da sempre in questa regione, in particolare nelle provincie di Catanzaro e Crotone. In queste due aree, dove è presente la denominazione di origine controllata Bivongi, il suo nome dialettale è Magliaccione, oppure Greco Niuru in aree confinanti a quelle del Bivongi. In passato è stato confuso con altri vitigni come ad esempio il Marcigliana o Marsigliana, presente nella zona di Catanzaro. È stato accostato anche al Verdicchio Nero e all'Aleatico. Altre confusioni vengono fatte con i Greci Neri di altre aree come quello delle Marche, di Teramo, di Avellino, il Toscano, quello di Velletri e quello di Terni. Oggi il Greco Nero si trova nella Locride, e nella provincia di Crotone. Il vitigno si presenta con una foglia media e grappoli medio-grandi, conici e corti, talvolta anche se di rado alati in una parte. La densita è nella media compatta. Gli acini invece si presentano o piccoli o medi, ovali e con molta pruina protettiva per le bucce sottili. Il colore è nero con sfumature blu a causa proprio della pruina. Le rese sono medie e regolari, e il vitigno si trova meglio su un terreno caldo e poco fertile. Si alleva con sistemi a bassa espansione, ad esempio l'alberello, potandolo cortissimo. Ha un'alta resistenza alle crittogamiche e alle avversità climatiche. Viene coltivato anche in Basilicata e Campania per produrre qualche IGT.

I vini del Greco Nero

Il Greco Nero fa parte dei disciplinari calabresi delle denominazioni di origine controllata Bivongi, Terre di Cosenza, Savuto, Lamezia e Melissa, e anche degli IGT Basilicata e poi in Campania per gli IGT Pompeiano, Epomeo e Terre del Volturno. Le vinificazioni in purezza sono state iniziate da poco tempo e quindi i risultati sono ancora poco noti. Generalmente i vini hanno colore intenso, rubino a sfumature viola. I profumi sono fruttati e penetranti, con fondi speziati alla cannella. Presente anche un fondo floreale di garofano. Comunque il Greco Nero viene spesso impiegato per il taglio con le altre uve locali per dare vita agli ottimi vini calabri. Per questo è anche difficile indicare degli abbinamenti generici.

I produttori

Molti sono i produttori che utilizzano il Greco Nero in Calabria, spesso in assemblaggio. Caparra & Siciliani lo utilizza al 30% per tagliare il suo ottimo Mastro Giurato IGT, di un bel rubino luminoso con un naso complesso, molto elegante alla visciola sotto spirito, spezie e fiori appassiti. Ottimamente equilibrata e fine la bocca, setosa e tannica. Da provare con il cinghiale in casseruola. Lento produce il Lamezia Rosso Riserva con il Magliocco, il Greco Nero e il Nerello per un buon vino dal colore rubino e un profumo alle amarene in confettura, con sfumature floreali. Delicato con i tannini morbidi, il vino va abbinato al pollo alla cacciatora. Stesso assemblaggio per il Lamezia Rosso Dragone, ancora rubino con i profumi dei frutti rossi, la vaniglia e il balsamo. Al palato è fresco e tannico, persistente quanto basta per la pasta ai broccoli. Da Odoardi il Greco Nero viene usato al 15% con il 45% di Gaglioppo, il 25% di Nerello Cappuccino e Sangiovese, e il 15% di Magliocco nel Savuto Superiore Vigna Mortilla. Bella alcolicita per un vino rubino sfumato alla porpora. Ottima profumazione alla confettura di frutta rossa e spezie dolci. In bocca è morbido e caldo, molto pulito e persistente. Da provare con l'oca arrosto. Lo stesso assemblaggio viene usato per il Savuto Rosso della stessa azienda, stavolta di colore porpora concentrato. Il naso è intenso e profondo, con frutta matura senza buccia e note mentolate. La bocca è solida, strutturata, ma comunque fine e morbida. Provatelo con la tagliata all'aceto balsamico. L'azienda Spadafora lo usa al 10% con il 10% di Mantonico e il 75% di Magliocco, finito da un 5% di Malvasia, per il Donnici Rosso Vigna Fiego, un vino rubino e profumato. Al naso compaiono i fiori e le spezie mentre il palato ha un perfetto equilibrio fresco-caldo. Viene affinato 6 mesi in acciaio e 6 mesi in botte, per essere servito poi con il maialino al forno. Da Statti il Greco Nero taglia il 40% di Nerello Cappuccino e il 30% di Gaglioppo per produrre il Lamezia Rosso, dal profumo vegetale su un letto di frutta e fiori. Fresco e morbido è ottimo per le lasagne con i funghi porcini.

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Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino prodotto con Greco Nero?
    I vini ottenuti dal Greco Nero si distinguono per un colore rosso rubino intenso, talvolta con riflessi viola. Al naso offrono profumi fruttati penetranti, accompagnati da note speziate tipiche della cannella e da un sottile fondo floreale che ricorda il garofano. Al palato, questi vini presentano una struttura ben definita con tannini presenti ma spesso morbidi, specialmente negli invecchiamenti. La freschezza si bilancia con una buona persistenza, rendendoli vini eleganti e complessi, ideali per chi cerca profili aromatici intensi ma raffinati.
  • In quali zone geografiche viene coltivato principalmente il Greco Nero?
    Il Greco Nero è un vitigno autoctono radicato principalmente in Calabria, dove trova il suo habitat ideale nelle province di Catanzaro e Crotone, in particolare nell'area della Locride e nei comuni legati alla DOC Bivongi. Qui è noto anche con il nome dialettale 'Magliaccione'. Oltre alla Calabria, la sua coltivazione si estende in alcune aree limitrofe della Basilicata e della Campania, dove viene utilizzato per produrre vini a indicazione geografatica protetta (IGP/IGT), confermando la sua adattabilità a diversi contesti pedoclimatici del Sud Italia.
  • Come si abbina il Greco Nero ai piatti della cucina tradizionale?
    Grazie alla sua versatilità e alla presenza di tannini strutturati, il Greco Nero si abbina magnificamente a carni rosse e selvaggina. È eccellente con il cinghiale in casseruola, l'oca arrosto e la tagliata di manzo all'aceto balsamico. Funziona anche ottimamente con primi piatti robusti come le lasagne ai funghi porcini o la pasta con i broccoli. La sua acidità e le note speziate aiutano a pulire il palatto dai grassi delle carni, creando un equilibrio armonioso tra il vino e i sapori intensi della cucina calabrese e mediterranea.
  • È possibile trovare vini monovitigno di Greco Nero o è usato solo in blend?
    Storicamente, il Greco Nero è stato prevalentemente utilizzato in assemblaggio con altre varietà locali come il Magliocco, il Gaglioppo e il Nerello per arricchire i vini calabri. Tuttavia, le vinificazioni in purezza sono una pratica recente e ancora poco diffusa, pertanto i risultati sono variabili. Attualmente, la maggior parte dei produttori lo integra in percentuali variabili (dal 10% al 40%) nei tagli. Trovare un Greco Nero 100% è raro; la sua forza risiede spesso nel contributo che dà agli assemblaggi, donando struttura e aromi specifici.
  • Quali sono le differenze tra il Greco Nero calabrese e altri vitigni chiamati 'Greco'?
    Nonostante il nome comune, il Greco Nero calabrese non deve essere confuso con i numerosi vitigni chiamati 'Greco' diffusi in altre regioni italiane, come il Greco di Tufo in Campania, il Greco delle Marche o il Greco di Velletri. Sebbene condividano probabilmente origini antiche legate alla colonizzazione greca, sono geneticamente distinti. In passato, il Greco Nero è stato erroneamente associato anche al Verdicchio Nero o all'Aleatico. La sua identità unica è legata specificamente al territorio calabro, dove si esprime con caratteristiche fenotipiche e enologiche proprie, diverse dalle controparti settentrionali o centrali.

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