Nebbiolo

Il vitigno

Il Nebbiolo è un vitigno a bacca rossa autoctono del Piemonte, una delle grandi uve nobili mondiali, capace di regalare quelli che sono considerati tra i vini più pregiati del mondo insieme ai grandi bordolesi e i grandi borgognoni. La sua coltivazione è quasi del tutto esclusiva della regione Piemonte, dove ha trovato le condizioni ideali per le sue caratteristiche. Anche in Piemonte la sua coltivazione non è molto diffusa, e riguarda solo zone specifiche, con il 3 per cento delle superfici totali vitate. Il Nebbiolo ha origini antiche, con il nome che indica le caratteristiche ambientali preferite dal vitigno. Il termine deriva infatti dalla parola nebbia, questo perche le vendemmie sono molto tardive, in pieno ottobre quando in Piemonte si manifestano infatti i fenomeni classici di foschia della Pianura padana. Altri attribuiscono questo nome all'abbondante pruina che ricopre le bucce con un effetto quasi velato, mentre altre teorie, più antiche, descriverebbero l'origine del nome dal termine nobile.

Il Nebbiolo è il vitigno rosso più pregiato d'Italia, allo stesso livello del Pinot Noir in Borgogna, con la stessa grande eleganza e aristocrazia, ma curiosamente con la stessa difficoltà di coltivazione e preferenza per il clima fresco. Anche il Nebbiolo come l'altro suo grande antagonista francese non riesce a ripetere la fattura di primo livello della sua zona d'origine se coltivato al di fuori di essa, anche se a onor del vero raggiungere quei livelli di perfezione risulta sempre molto difficile.

Il Nebbiolo trova la sua identità più aristocratica nel comune di Barolo e Barbaresco, ma riesce a fornire buoni risultati anche in Valtellina, ma senza raggiungere la nobiltà conferita dalle terre piemontesi. che lo rendono unico al mondo, fuori da quei territori a lui così congeniali.

L'antichissimo Nebbiolo venne descritto come pregiato già nel I secolo dopo Cristo dallo scrittore romano Columella nel suo ”De re rustica”, un trattato agricolo, forse il miglior documento di questo genere dell'antichità. Già all'epoca venivano indicate delle qualità peculiari di questo splendido vitigno, come l'attitudine al freddo e i gusti aromatici della pece. In un documento catastale del 1292 stipulato ad Alba, viene citato l'obbligo della coltivazione del Nebbiolo, “filagnos de vitibus neblorii”, come requisito per l'affitto di un terreno. Anche il testamento di Tommaso Asinari del 1295 cita nell'eredità alla moglie il vino prodotto nei propri vigneti a Camerano, con il nome nebiolo, mentre di uva nubiola si parla in un documento ad Asti del 1324. l'uva nubiola appare anche in documenti di Pinerolo del 1428, e successivamente in Valle d’Aosta e in Valtellina, segno che il Nebbiolo era coltivato in queste due regioni già in epoca medioevale. Fondamentale anche il “Trattato della Agricoltura” del 1304 a opera di Pier de’ Crescenzi che ne fa un ritratto completo che sottolinea come già all'epoca il vino nebiolo avesse una grande considerazione anche nel pagamento dei debiti e come questo avesse anche la grande attitudine a invecchiare bene, ripreso nel 1606 da Giovanni Battista Croce, che ne esalta gli aromi e il grande seguito che il Nebbiolo aveva nella nobiltà piemontese. Delle prime classificazioni di sotto-varietà del Nebbiolo parla nel 1799 il conte Nuvolone. Anche il Nebbiolo soffrì delle varie epidemie di filossera, specialmente quella della metà dell'ottocento, e il vitigno si ritirò nelle piccole aree oggi ancora protagoniste nelle vinificazioni più pregiate.

Oggi i test di laboratorio come quello del DNA, hanno rilevato anche molte altre notizie sulla lunga storia, in questo caso genetica, che ha visto il Nebbiolo attraversare i secoli, con un racconto ancora più antico. Le ricerche genetiche da parte del CNR e dell’Università di Torino hanno stabilito che i progenitori del vitigno sono il lampià e il rosè per quel che riguarda la componente femminile un vitigno di origine valtellinese. In Valtellina il Chiavennaschino è nient'altro che il Nebbiolo rosè, cosa che rafforzerebbe le analisi di laboratorio. Il Nebbiolo coltivato in Valle d'Aosta è invece conosciuto come Picoutener.

Il vitigno si presenta con grappoli di dimensioni medio-grandi, a forma piramidale, alati, con bacche di media grandezza, generalmente sferiche o ovali, bucce fini e viola scuro, ricoperte da abbondante pruina.

Il Nebbiolo è un vitigno che richiede molto impegno in quanto difficile da allevare per quel che riguarda le esigenze del terreno, del clima e dell'esposizione. I terreni devono essere calcarei con forte presenza di tufo, mentre anche l'aspetto dell'apporto nutritivo è fondamentale. Il vigneto non deve giacere a quote superiori ai 600 metri sul livello del mare, e la componente umida del clima resta un fattore fondamentale.

Sono state fatte delle sperimentazioni al di fuori di queste zone circoscritte finora, specialmente all'estero, ma i risultati sono stati deludenti, confermando ancor di più la vocazione strettamente piemontese del Nebbiolo.

Nebbiolo

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I vini del Nebbiolo

I vini del Nebbiolo sono i grandi Barolo e Barbaresco, dove le marne calcaree lo rendono unico, con un'ottima acidità che gli conferisce quell'invecchiamento lungo mentre il tufo gli conferisce quella complessità e quella struttura che ne fanno un grande nobile.

Sulla sabbia dei suoli a sinistra del fiume Tanaro, quelli che contraddistinguono la zona del Roero, il Nebbiolo invece fornisce vini leggeri, dagli aromi profondi ma delicati e non opulenti come i grandissimi e senza la stessa capacita d'invecchiamento. Stessa sorte per il Nebbiolo coltivato nelle Langhe e ad Alba.

I grandi Barolo invece sono vini complessi, eleganti e di struttura perfetta. I profumi sono tra i migliori che l'enologia mondiale possa offrire, con grandi spaziature floreali, dalle rose alle violette, fino al goudron. I richiami animali sono una costante in questi vini, così come le speziature fini e le note vegetali e fruttate.

Nelle Langhe e nella zona di Alba invece il vino prende un colore granata splendente, con l'olfatto fruttato di fragoline di bosco e lamponi, con sentori di geranio piccole vanigliature su uno sfondo di spezie dolci. Ma essendo il Nebbiolo, come l'altro grande Pinot Noir, un vitigno indissolubilmente legato anche alla singola parcella, ogni vino ha una sua realtà ed identità a seconda del micro-terroir dove viene coltivato e alle vinificazioni che l'azienda effettua.

Per i grandi Barolo e Barbaresco, l'abbinamento va subito alle grandi carni brasate, alla selvaggina pregiata o alla meditazione. Per il Nebbiolo coltivato nelle altre zone, oltre a questi abbinamenti, si può scegliere qualcosa di più ampio, come l'agnello o primi piatti particolari e di pregio. Altresì possono essere accostati formaggi di buona stagionatura e salumi particolarmente pregiati.

I vini del Barolo rappresentano comunque un'eccellenza mondiale, spesso a prezzi proibitivi anche se non pari ai grandi Borgognoni, da più tempo sfruttati commercialmente con strategie se vogliamo moderne, in quanto il Barolo era così pregiato in passato da essere lasciato in eredita nei testamenti medioevali o essere usato come pagamento tra i nobili piemontesi.

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I migliori Barolo e Barbaresco

Vigneti di NebbioloNaturalmente l'attenzione e l'esperienza dei produttori piemontesi, unita ad una buona attitudine agli investimenti, fa si che siano molti i grandi produttori se rapportati alla piccola estensione vitata del Nebbiolo. Tra i grandi eletti nell'Olimpo del Barolo e del Barbaresco il Barolo Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate Riserva di Roberto Voerzio, un vino di granata profondo, con belle mescolanze al naso di more e confetture di fragola, ciliegia fresca, spezie e vaniglia. Il palato fornisce una bilanciata tannicità, con gusti sapidi e persistenti. Ottimo per il guanciale di vitello.

Barolo strabiliante anche da Paolo Savino con il Rocche dell'Annunziata Riserva, splendido e tra i migliori, con un granata denso e fitto e un naso concentrato, che riesce a spaziare su una lunga gamma complessa ed ampia tra il fruttato, il floreale e lo speziato. Ancora sapido, con tannini chiaramente perfetti nella forma e nella sostanza. Viene vinificato da uve provenienti da vigneti tra i 60 e i 70 anni d'età. Un prodotto grandioso per il Tourdos alle salse.

Incostante ma comunque spesso impeccabile il Barolo Vigna Rionda di Oddero, dove le confetture di mirtilli e more fanno gareggiano con la ciliegia su uno sfondo di foglie secche, tocchi balsamici e menta. Un vino che risulta perfetto e aristocratico anche al palato, sapido e dolce nei tannini. Va benissimo con l'anatra alla normanna.

Il Barbaresco di Albino Rocca dove il Nebbiolo si esprime con perfetta eleganza è il Vigneto Brich Ronchi, con un bel naso corposo e ampio con belle sensazioni speziate di liquirizia, ciliegia, mora e fragola confermate in bocca per un palato solido e potente, ma con tannini eleganti e sfumati. Si propone con lo stinco di vitello.

Il Barbaresco Cottà di Sottimano vive di luce propria, dove il Nebbiolo si presenta con un elegantissimo granato e penetranti profumi di fiori secchi, susine, ciliegie, menta e liquirizia. Ancora il palato ripete le stesse sensazioni con una struttura ricca e un tannino ricercato. Va servito con il filetto d'agnello.


Gli altri grandi produttori

Pregevoli Nebbiolo vengono vinificati anche in altre ristrette aree del Piemonte con pregevolissimi risultati, altrettanto nobili. È il caso di Sandrone con il suo Nebbiolo d'Alba Valmaggiore, di classe cristallina. Il naso si esprime con eleganti profumi di melograno e ciliegia in rovere, mentre il palato è morbido, dal tannino accennato e l'equilibrio sottile che regge una significativa persistenza. Un grande vino per il petto d'anatra ai frutti di bosco.

Non meno pregiato il Gattinara Riserva di Travaglini, dal grande granato brillante, con belle gamme floreali di viola sfumate dalla liquirizia e dalle speziature dolci perfettamente incastonate su tocchi minerali. Da provare con i tagli più pregiati del manzo.




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