Dolcetto

Il vitigno

Il Dolcetto è un vitigno a bacca rossa autoctono del Piemonte, coltivato quasi esclusivamente nelle provincie di Cuneo e Alessandria. Storicamente il Dolcetto è un vitigno molto antico, anche se le prime notizie botaniche scritte di una certa rilevanza si hanno solo alla fine del settecento ad opera del Nuvolone che lo indicava geograficamente nell'area di Acqui e Alessandria, mentre nel 1839 il Gallesio lo posizionava nel Monferrato, anche come origine, con sconfinamenti nelle Alpi e negli Appennini liguri dove veniva indicato con il sinonimo di Ormeasco. Proprio questo particolare viene avvalorato da molti testi medioevali e rinascimentali che descrivono il vino del Dolcetto come mezzo di pagamento negli scambi commerciali sia con la vicina Liguria che all'interno stesso del territorio piemontese. Nella zona di Cuneo veniva utilizzato nel baratto con i vitelli, mentre al di là dell'Appenino era utilizzato per pagare prodotti finiti rari nell'entroterra, come il sale, facilmente reperibile sulle zone costiere, o i prodotti del mare, con particolare attenzioni alle acciughe con cui si preparava uno dei piatti più ricercati, o ancora con prodotti finiti in arrivo nei porti del litorale, come l'olio. Inoltre con il Dolcetto venivano realizzati oltre al vino, altri prodotti finiti, come le confetture, o venduto come uva da tavola per il consumo fresco, sempre anche in pagamento di altri prodotti. Nel consumo fresco inoltre il Dolcetto fu usato, specialmente nei primi del Novecento, per le terapie con uva, grazie all'azione depurativa e diuretica, nonché lassativa ma anche di apporto di molti minerali in buona quantità. Inoltre i chicchi hanno un buon sapore dolce, da cui sembra deriverebbe anche il nome, con una bassa acidita e dei tannini delicati, in bassa concentrazione.

Il Dolcetto quindi rappresentava un vitigno molto importante dal punto di vista commerciale, ed era utilizzato nel consumo da tavola del popolo o per scambi con altri prodotti fondamentali. Fu solo nel novecento, a partire dagli anni 70 con l'introduzione delle normative sulle denominazioni di origine, che il Dolcetto uscì dalla sua veste rustica di vino popolare per entrare nelle grandi produzioni di pregio piemontesi. Oggi è un protagonista dell'enologia nazionale e internazionale, seppur con vini meno intensi e non aristocratici come i grandi Nebbiolo e Barbera. Le denominazioni di origine hanno favorito l'espansione delle superfici vitate, e oggi ci sono coltivazioni di questo vitigno in quasi tutte le zone del Piemonte. Il vitigno si sviluppa meglio sul calcare e sulle marne delle Langhe, nelle zone collinari che vanno dai 300 ai 600 metri di altitudine, anche se non sembra avere problemi anche a quote superiori. Trova un territorio molto favorevole nelle Langhe, dove riesce a fornire i vini migliori. Il Dolcetto è un vitigno dalla maturazione molto precoce, addirittura di un mese prima del Nebbiolo, e ha il vantaggio di poter essere allevato a quote alte e ben esposte, al contrario del suo maestoso compagno di regione. Questo consente spesso di coltivare entrambi i vitigni su versanti diversi della stessa collina, lasciando la parte sud al Nebbiolo. Nelle difficili zone di Diano d'Alba, Dogliani e Ovada, dove altri vitigni stentano molto, il Dolcetto non trova difficoltà, e nella zona del Dolcetto d'Alba il vitigno viene coltivato sulle marne bianche della riva destra del Tanaro, con terreni leggeri. È un'uva molto semplice da coltivare e presenta problematiche solo con alcune malattie fungine, e con le gelate primaverili.

Si presenta con grappoli di dimensioni medio-grandi, conici e ben alati, a spargolo. Le bacche sono di piccole dimensioni, ovali e con abbondante pruina sulle bucce color blu tendente al viola.

Dolcetto

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Il Dolcetto nel mondo

La coltivazione del Dolcetto è molto rara al di fuori del Piemonte e della Liguria. L'ampelografo Galet vede nel Douce Noir della Savoia il Dolcetto, mentre in California viene coltivata come Charbono, dal sinonimo francese Chardonneau utilizzato a ridosso delle Alpi. Questa visione è propria solo di alcuni botanici, mentre alcuni ne vedono una specie a se stante non assimilabile con il Dolcetto.

Qualche estensione limitata viene coltivata anche in Argentina, ma in questo caso non si è sicuri che la varietà Dolcetto qui sia la stessa piemontese. Nessun altro paese sembra interessato al Dolcetto, molto probabilmente a causa delle sue ostiche vinificazioni, che chiedono precisione ed esperienza che attualmente fa parte del bagaglio culturale dei soli Piemontesi, conoscitori di questo vitigno da moltissimi secoli. Probabilmente non si vedranno Dolcetto provenienti da Cile e Australia, ma forse il clima neozelandese potrebbe essere adatto a questo vitigno.


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Dolcetto o scherzetto?

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I vini del Dolcetto

DolcettoNonostante il nome e la dolcezza degli acini, i vini del Dolcetto sono secchi, con una acidità molto bassa e il retrogusto amarognolo. I vini in purezza sono generalmente dotati di una buona morbidezza, con bei profumi fruttati e sfumature di liquirizia. Per la mancanza di acidità in genere questi vini vanno bevuti entro i tre anni dalla vinificazione e raramente trovano invecchiamenti più longevi. Questa mancanza di acidità naturale, a dispetto della facilita di coltivazione, la vinificazione risulta sempre difficile, anche se riesce ad apportare una buona dose di tannini nel vino, tanto che i produttori spesso optano per macerazioni brevi nel tentativo di mitigarli. La spessa buccia infatti fornisce molti pigmenti coloranti e aromatizzanti, e la colorazione del vino non appare mai un problema. Oggi il Dolcetto viene utilizzato in ben sette denominazioni in purezza, che riguardano le DOC di Alba, Acqui, Dogliani, Diano d'Alba, del Langhe Monregalesi e dell'Ovada. In Liguria si vinifica come Ormeasco, e rappresenta la diffusione piu a meridione del Dolcetto, che è totalmente assente al di fuori di queste zone. Generalmente questi vini sono leggeri, utili nel consumo di tutti i giorni con prodotti di pronta beva, anche se non mancano le eccellenze che possono arrivare anche agli otto anni d'invecchiamento. La freschezza del palato è generalmente una costante di questi vini, che trovano ottimi abbinamenti con le carni. Ottima capacita di abbinarsi anche ai salumi, e ai formaggi semi-stagionati, nonché ai primi al ragù.


I migliori Dolcetto

Tra i migliori Dolcetto vinificati in Piemonte abbiamo il Dolcetto d'Alba Solatio di Brovia, un vino di razza da 14,5% vol e un bel carattere, che non viene prodotto se non nelle migliori annate. Di un bel colore porpora, il vino si manta di profumi balsamici e penetranti, con susina, cassis, caffè e more di gelso seguite dalle ciliegie e dalle confetture. Il palato è morbido e pieno, sapido e molto persistente. Un vino per l'agnello.

Ottimo anche il Diano d'Alba di Bricco Maiolica, 14% vol, con bei sentori di nocciola, alloro e mora ma un palato un pochino austero, ottimo per le animelle alla salvia.

Di bella fattura anche il Dolcetto di Dogliani Superiore Bricco S.Bernardo di Bricco del Cucù, con aromi di susina e more ben presenti. Freschezza giovanile e morbidezza in un palato da provare con il capretto.

Sempre sotto la denominazione Dolcetto di Dogliani, il Vigna dei Prey di Francesco Boschis, ottimo vino in purezza dai tocchi balsamici e fruttati alle prugne, more e chiusure speziate. Bella potenza al palato, equilibrato e fresco per l'ossobuco.

Ancora il Dolcetto di Dogliani Superiore, ma stavolta il Papà Celso, di Marziano Abbona, un vino di gran pregio poggiato tutto su un naso alla marasca e al lampone, balsamico con erbe medicinali a chiudere. Ottimo palato strutturato, per il risotto.

Da provare assolutamente l'opulento Dogliani Sirì d'Jermu di Pecchenino, un prodotto di qualità superiore, ricchissimo, porpora. Intense note di ciliegia e ribes aprono il naso toccato dalle spezie dolci e dai sentori balsamici. Il palato è altrettanto complesso, con sapidità e freschezza, struttura e morbidezza. Da provare con gli agnolotti al ragù.

Flavio Roddolo vinifica il Dolcetto d'Alba Superiore con splendida precisione, per un vino porpora balsamico dalle forti note fruttate di nero e rosso, finite dal pepe e dalle erbe aromatiche. Il corpo è solido con tannini levigati, per il coniglio in salmì.

I Viticoltori Associati di Rodello invece vinificano il Dolcetto d'Alba Vigna Campasso con straripanti note fruttate alla ciliegia fresca, al lampone e alle fragole, dove vengono aggiunte speziature e balsamicità in chiusura. Palato netto ed equilibrato, un ottimo compagno per le lasagne al ragù.

Ottimo Dolcetto di Dogliani Cursalet di Gillardi, di un bel porpora fitto, sempre fruttato alla ciliegia ma che perde gli altri riferimenti. Fresco ed equilibrato in tannini, si accompagna bene alla pasta all'uovo al ragù. Lo stesso Gillardi vinifica anche il Langhe Rosso Yeta con un 10 per cento di Cabernet Sauvignon, un ottimo prodotto balsamico e dalle tinte vanigliate, con dei bei frutti rossi in confettura messi ben in evidenza. Il palato è morbido e caldo, per carni importanti come i brasati ai funghi.

Belle sensazioni sono espresse anche dal Dolcetto d'Alba di Damilano, con un naso ben pulito al lampone e all'amarena e un corpo ben dotato con tannini spigolosi ma sinceri. Un vino da provare con sapori decisi come quelli delle tagliatelle al tartufo bianco e fonduta.

Da provare anche il Dolcetto d'Alba di Coternio fantino, il Bricco Bastia, tra i migliori con i suoi aromi puri e ricchi, ed un prezzo assolutamente economico di fronte ad un vino di ottima fattura. Da scegliere con piatti ricchi alle verdure.

Chionetti invece è uno specialista del Dolcetto di Dogliani con il Briccolero e il San Luigi. Il Briccolero presenta bellissime sfumature viola in un rubino profondo. Subito al naso risaltano le ciliege e le susine su fondi floreali. Il palato è molto fresco, deciso e vivace, con una lunga persistenza di chiusura. Ottimo per piatti con le salsicce. Il San Luigi ha gli stessi colori affascinanti, con ribes in evidenza e speziature dolci. Il palato qui conserva una bella freschezza equilibrata da una bilanciata sapidità. È un ottimo abbinamento per gli involtini di carne.




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