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Uva e Olive · Vitigni rossi

Girò

Aggiornato il 29 aprile 20143 capitoli5 domande frequenti

Il vitigno

Il Girò è un vitigno rosso non autoctono della Sardegna anche se perfettamente adattato all'isola. Furono gli spagnoli, durante la loro occupazione, che lo introdussero nel Campidano di Cagliari nel Cinquecento. Inizialmente non fu molto diffuso, e la sua popolarità crebbe solo nel Settecento e nell'Ottocento. Oggi il vitigno ha abbandonato la Spagna e viene definito dai sardi autoctono, dimenticando la sua vera origine. Questa infatti rimane nelle citazioni dei vari studiosi, tra i quali ad esempio il Manca dell'Arca, come lo descriveva Zirone in Spagna. In Sardegna invece viene appellato con il dialettale Nieddu alzu o Aghina bàrja dal Mameli. Per Lolli invece il sinonimo da usare era Girone di Spagna . Infine il Morris, nel suo Flora Sardoa, lo chiamava Vitis suavis. La più ampia popolarità raggiunta dal vitigno fu nei primi anni 50 del Settecento, all'inizio della dominazione dei Savoia emanarono, nel 1736 con il Marchese di Rivarolo, le prime leggi per regolare la coltivazione delle uve. Nel secolo successivo anche il Girò si vide a rischio di estinzione a causa dell'epidemia di filossera, e le sue estensioni vitate diminuirono drasticamente, e solo negli ultimi anni 70 del Novecento si cominciò un suo vero reimpianto e rilancio per riproporlo ai consumatori. Il vitigno esteticamente viene descritto con dei grappoli grandi o medi, piramidali o cilindrici, con due ali e a semi-spargolo. Gli acini sono medi, di forma tonda e dalle bucce spesse e scure, nere a sfumature viola. La sua coltivazione riguarda quasi esclusivamente il Campidano, in quanto possiede i terreni a lui preferiti, con molta argilla e molto calcare in profondità. Questo suolo garantisce freschezza e drenaggio nonostante la forte presenza di argilla, e le uve vengono coltivate con sistemi non espansi. La produttività risalta irregolare ma abbondante, sensibile al clima, mentre le malattie crittogamiche sono un problema.

I vini del Girò

Il Girò è un vitigno che viene vinificato sia in purezza che tagliato con altri vitigni. In purezza si fregia della protezione della denominazione di origine controlla Girò di Cagliari, che viene disciplinato in differenti tipologie. Come vino puro le tipologie approvate sono sia secche che dolci, sia naturali che liquorosi, in cui la gamma olfattiva fa fregio di delicati profumi di uva o mosto, mentre le versioni secche si identificano nei frutti rossi e nelle nespole. Comunque, nelle varie versioni, il palato ha sempre una struttura vellutata, morbida, asciutto nel caso delle vinificazioni secche. Il corpo è medio e di buona alcolicità, con una buona dose di tannini. Comunque la produzione maggiore viene riservata alla tipologia dolce e liquorosa. In questa tipologia si offre bene in abbinamento con i dolci secchi sardi alle mandorle oppure con la pasticceria alla crema. Ottimo con le crostate alla frutta ma anche con il formaggio stagionato, da provare comunque intorno agli 11 °C.

I produttori

Nel Campidano sono presenti alcuni produttori dai buoni risultati, come ad esempio Donna Jolanda, che vinifica il Girò di Cagliari sotto l'etichetta “Sa Rosa”. Questo vino si presenta con un colore rubino lieve, e la classica gamma olfattiva al mosto e all'uva. Anche il palato risulta nella classica gamma del Girò, con levigati tannini e sapori al miele. La bocca risulta molto strutturata, con un sottile tocco di velluto morbido. Un vino ottimo per meditare se servito molto freddo oppure con le creme. Le uve sono quelle classiche della coltivazione del vitigno su terreni argillosi e calcarei. Quindi la struttura del vino risente di questa presenza, e viene strutturato dal calcare. Il vino si presenta con una gradazione alcolica di 14,5% vol, piacevolmente inebriante. Il prezzo è molto accessibile, sugli 11 euro per la mezzo litro. Come popolarità però il vino non ha mai oltrepassato i confini del Campidano, non giovando più di tanto, se non per la decisione di reimpiantarlo, negli anni Settanta. Viene si conosciuto dagli appassionati e dagli enologi, ma non dalla grande distribuzione e dalla massa di consumatori. Ha sì un'espansione ma questa non riesce a supportare una popolarità nazionale anche se si spera in futuro che la denominazione riesca a fornire anche un adeguato contributo pubblicitario al prodotto. Nella penisola quindi il Girò risulta complicato da reperire, e nella maggior parte dei casi il vino può essere trovato solo su internet. In alternativa si può sempre organizzare una gita nella splendida terra di Sardegna, magari approfittando della fiera di natale di Pula, dove questo prodotto viene offerto in vendita e degustazione insieme ai prodotti locali. Oppure organizzare una gita in tutto il Campidano, per scoprire oltre al vino anche l'isola, i suoi angoli più remoti e nascosti e le sue meraviglie.

Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Girò di Cagliari?
    Il Girò di Cagliari si distingue per una struttura media e tannini ben presenti ma levigati, che conferiscono al palato una sensazione vellutata e morbida. Al naso, le versioni secche evidenziano note di frutti rossi e nespole, mentre quelle dolci o liquorose mostrano profumi delicati di uva, mosto e miele. La gradazione alcolica è generalmente elevata, spesso intorno al 14,5%, donando al vino un corpo pieno e piacevolmente inebriante. Indipendentemente dalla tipologia, la persistenza in bocca è marcata da una sapidità che riflette la composizione calcarea e argillosa dei terreni di coltivazione tipici del Campidano.
  • Con quali piatti si consiglia di abbinare il vino Girò?
    L'abbinamento ideale varia in base alla versione del vino. Le tipologie dolci e liquorose, che costituiscono la produzione maggiore, si sposano perfettamente con la pasticceria sarda tradizionale, specialmente i dolci secchi alle mandorle, le creme e le crostate alla frutta. Una temperatura di servizio intorno ai 11°C esalta queste note aromatiche. Inoltre, il Girò dimostra ottima versatilità se accostato a formaggi stagionati, dove la sua struttura tannica e la sapidità bilanciano la grassità del caseificio. Per le versioni secche, la freschezza fruttata permette abbinamenti con antipasti leggeri o primi piatti non troppo elaborati.
  • Dove si trova principalmente il vitigno Girò e perché in quella zona?
    La coltivazione del Girò è quasi esclusivamente concentrata nel Campidano, la vasta pianura centrale della Sardegna. Questa concentrazione geografica dipende dalle specifiche esigenze pedologiche del vitigno, che predilige terreni ricchi di argilla superficiale ma dotati di uno strato profondo calcareo. Questa combinazione geologica è fondamentale: l'argilla trattiene l'umidità necessaria durante i mesi caldi, mentre il calcare sottostante garantisce un eccellente drenaggio e apporta mineralità e freschezza all'uva, compensando il calore tipico del territorio e permettendo una maturazione equilibrata delle bacche.
  • È difficile trovare il vino Girò fuori dalla Sardegna?
    Sì, reperire il Girò al di fuori della Sardegna può risultare complicato, poiché la sua notorietà non ha ancora superato i confini regionali per raggiungere la grande distribuzione nazionale. La popolarità del vitigno rimane confinata prevalentemente agli appassionati e agli enologi, limitando la sua visibilità commerciale. L'acquisto avviene principalmente attraverso canali online specializzati o direttamente durante visite enogastronomiche in loco, come alla fiera di Natale di Pula. Nonostante un lento processo di rilancio iniziato negli anni '70, manca ancora una strategia promozionale capillare che ne favorisca la diffusione su larga scala.
  • Qual è l'origine storica del vitigno Girò?
    Contrariamente a quanto spesso creduto dai sardi che lo considerano autoctono, il Girò non è originario della Sardegna ma fu introdotto dagli spagnoli durante la loro occupazione nel XVI secolo, probabilmente nel Campidano di Cagliari. Sebbene oggi sia assimilato alla cultura locale e abbia subito mutamenti genetici o di percezione, le fonti storiche e gli studi botanici ne attestano l'origine iberica. Il vitigno ha visto la sua popolarità crescere tra il XVIII e il XIX secolo, subendo poi una drastica riduzione a causa della fillossera, per essere successivamente reintrodotto e valorizzato a partire dagli anni '70 del Novecento.

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