lo zibibbo

Vitigni bianchi

Zibibbo

Lo Zibibbo è il Moscato d’Alessandria ormai adattato e completamente autoctono in Sicilia. È tra i vini più famosi d’Italia, anche all’estero, per la produzione in tipologia dolce e passito.

di Redazione

07 luglio 2013

Il vitigno

Per Zibibbo in Sicilia si intende il Moscato di Alessandria, un vitigno famoso e importante che qui nell’isola ha trovato una sua dimensione perfetta, con un adattamento straordinario al territorio, tanto da divenire uno dei più famosi vini dolci proprio con il suo nome dialettale. Nell’isola deve la sua introduzione ai Fenici quando colonizzarono l’isola intorno al 400 avanti Cristo. Naturalmente oggi il vitigno è da considerarsi completamente autoctono. La sua origine, individuabile già dal nome, è da farsi risalire all’Egitto, in particolare alla sua costa in prossimità della famosa città fondata dal grande condottiero macedone. Il vitigno, bianco, venne poi da lì diffuso in tutto il Mediterraneo, prima con i Fenici che ne iniziarono l’introduzione nelle piccole isole e sulle coste, e poi grazie ai Romani, i veri commercianti dell’antichità. Il vitigno che si trova a suo agio nel clima del sud Italia venne chiamato anche Moscato Romano, mentre il termine Zibibbo trae origine dalla parola nordafricana zibibb che indica l’uva secca. Questo perché inizialmente veniva impiegata nella produzione di uva secca appunto, ma anche in quella di uva da tavola in quasi tutta la Sicilia. Il suo impiego attuale invece la vede grande protagonista della produzione nei famosi vini dolci di Pantelleria, in quanto per il consumo a tavola fresco vengono preferite altre uve, mentre il consumo come uva seca è caduto di molto in disuso. A differenza di altri Moscati, qui il vitigno si è talmente adattato da essere considerato ormai un autoctono isolano perfettamente integrato con il territorio. Infatti qui è lo Zibibbo, mentre in altre zona del mondo resta il Moscato d’Alessandria. Come in Francia dove viene chiamato appunto Muscat d'Alexandrie o romain. In Australia viene indicato come Moscato Gardo. Alcune coltivazioni sono state introdotte anche in Cile e in Perù dove in particolare è utilizzato nei processi di distillazione per il Pisco. Il vitigno ha grappoli di grandi dimensioni, con forme piramidali, dotate di ali. La densità è a spargolo o compatta. Anche gli acini sono grandi a forma perfettamente rotonda. Le bucce si presentano di grande spessore, molto pruinose e con colori verdi dorati. Sono coriacee e molto aromatiche, con la polpa densa e profumatamente fragrante. Lo Zibibbo produce quantità regolari di uva, nella media. Si segnala per essere un vitigno vigoroso che viene coltivato con dei sistemi poco espansi. Lo Zibibbo ha poca resistenza all'oidio, alla peronospora e allo scirocco, mentre ha un ottimo comportamento con il marciume. Non soffre l’assenza di acqua e per queste due ultime qualità è ideale per l’appassimento. Nell’ultimo secolo si è ritirato quadi tutto a Pantelleria, ma nei secoli scorsi, quando veniva sfruttata anche nel consumo da tavola, era più coltivata anche del Catarratto.

I vini dello Zibibbo

Lo Zibibbo, come tutti i Moscati italiani, in particolare quelli vinificati in Piemonte, può essere vinificato in tutte le tipologie. Lo si trova infatti anche in versione secca e spumante, sia in purezza che in assemblaggio spesso con il Trebbiano. Ma è la versione dolce che chiaramente attira l’interesse degli appassionati in particolare per i vini provenienti dalle denominazioni DOC Moscato e Moscato Passito di Pantelleria. Questi sono vini intensi e aromatici, dotati di grande spessore ed identità, con bellissimi colori dorati. I vini sono caratterizzati da profondi aromi di acacia, albicocche e miele. Grande ricchezza in bocca, con sontuose e dense strutture, dove l’equilibrio dolce-sapido viene supportato da una solida struttura e il corpo ampio. Lunghe chiusure persistenti e dolci regalano ottimi abbinamenti con la pasticceria classica della Sicilia. Negli spumanti e nei vini secchi invece la gamma olfattiva si fa floreale. Lo Zibibbo è parte di ben 5 disciplinari DOC.

I produttori

Chiaramente quando si parla di Zibibbo si parla di Pantelleria, anche se il vitigno viene prodotto anche in altre piccole aree della Sicilia. Ma a Pantelleria troviamo il top della gamma, a partire dai prodotti di Salvatore Murana con le sue coltivazioni su terrazze di pietra scura e il mare a due passi che regala tocchi iodati alle uve. Di grande spessore il Passito di Pantelleria Martigliana di colore ambra scuro. Anche qui il profumo primario è quello dell’ albicocca disidratata. Segue poi la frutta secca, con il mallo, le noci e la nocciola. Chiusura classica con il miele di corbezzolo. In bocca il gusto è il classico dolce, ma en equilibrato. Un ottimo vino da meditazione per il suo grande spessore internazionaale. Poi Murana vinifica il Khamma dove sono le nocciole ad esprimersi per prime, seguite poi da fiori di loto e frutti secchi. Ma il vino è ben più complesso e a seguire esprime mele cotte e tabacco, cedro candito e camomilla. Naturalmente presente lo iodio del mare. La bocca è cremosa, perfetta per la classica pasticceria alla ricotta. Lo Zibibbo secco di Murana invece è il Bianco di Pantelleria Gadì che gioca le sue carte sui toni dei fiori d’arancio e della pesca, e la buona profumazione iodata del mare. In bocca il retrogusto ha una chiusura ammandorlata, su una struttura sapida e perfetta da offrire in aperitivo.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra Zibibbo e Moscato d'Alessandria?
    Lo Zibibbo non è un vitigno diverso dal Moscato d'Alessandria, ma rappresenta la stessa varietà adattatasi perfettamente al territorio siciliano, in particolare a Pantelleria. Sebbene le origini siano egiziane e diffuse dai Fenici e dai Romani, col tempo si è evoluto fino a diventare un elemento autoctono fondamentale. Mentre nel resto del mondo mantiene nomi come Muscat d'Alexandrie o Moscato Gordo, in Sicilia ha acquisito identità propria grazie al microclima unico delle isole Eolie, giustificando l'uso del nome dialettale 'Zibibbo', derivato dall'arabo 'zibibb' che indica l'uva secca.
  • Come si presenta fisicamente il grappolo e l'acino dello Zibibbo?
    Il vitigno produce grappoli di grandi dimensioni, dalla forma piramidale e dotati di ali laterali, con una densità variabile da sparsa a compatta. Gli acini sono grandi e perfettamente sferici, caratterizzati da bucce dallo spessore elevato, molto pruinose e di colore verde-dorato. Queste bucce sono coriacee e fortemente aromatiche, racchiudendo una polpa densa e profumata. Questa struttura fisica contribuisce alla capacità del vitigno di resistere bene alla siccità e favorisce i processi di appassimento necessari per la produzione dei pregiati vini passiti.
  • Quali sono le principali caratteristiche organolettiche dei vini Zibibbo passito?
    I vini passiti di Zibibbo, come il celebre Passito di Pantelleria, si distinguono per un'intensità aromatica straordinaria e un colore dorato intenso. Al naso prevalgono note di acacia, albicocche disidratate, miele e frutta secca come noci e nocciole. In bocca offrono una struttura densa e sontuosa, dove la dolcezza è bilanciata da una nota sapida e iodata tipica dell'esposizione marina. La persistenza è lunga e il finale rimane dolce, rendendoli eccellenti vini da meditazione da abbinare alla pasticceria siciliana tradizionale, specialmente quella alla ricotta.
  • È possibile trovare Zibibbo in versioni diverse dal dolce?
    Sì, nonostante la fama mondiale legata alle versioni dolci e passite, lo Zibibbo è un vitigno versatile capace di produrre anche vini secchi e spumanti. Nella versione secca, come il Bianco di Pantelleria, le note olfattive diventano più floreali, con sentori di fiori d'arancio e pesca, mantenendo comunque un retrogusto ammandorlato e una struttura sapida adatta all'aperitivo. Esistono inoltre spumanti ottenuti sia in purezza che in assemblaggio, spesso con il Trebbiano, offrendo una gamma cromatica e gustativa ampia che va oltre la sola tipologia dolce.
  • Quali sono i punti di forza e le vulnerabilità colturali dello Zibibbo?
    Lo Zibibbo è un vitigno vigoroso che mostra ottima resistenza alla siccità e al marciume, qualità ideali per l'appassimento naturale. Tuttavia, presenta alcune fragilità: è sensibile all'oidio, alla peronospora e soprattutto ai forti venti di scirocco tipici del Mediterraneo. Per mitigare questi rischi e gestire la sua vigoria, viene spesso coltivato con sistemi di allevamento poco espansisui terrazzamenti di pietra. Nonostante la diminuzione delle superfici dedicate al consumo da tavola fresco, la sua adattabilità climatico lo rende ancora oggi centrale nella viticoltura pantellerese.

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