Grecanico

Il vitigno

Il Grecanico, il cui nome completo è Grecanico Dorato, è un vitigno a bacca bianca autoctono della Sicilia, di origine molto probabilmente greca come suggerisce il nome, facente parte di tutte quelle varietà che i coloni ellenici importarono tra il VII e VI secolo avanti Cristo durante la loro migrazione nel centro-sud della nostra penisola per fondare la Magna Grecia. Non si hanno notizie da autori classici latini dell'antichità per questo vitigno mentre le prime notizie risalgono al Rinascimento inoltrato e si può considerare con buona approssimazione che il Grecanico sia il vitigno descritto da Cupani nel 1696 con il nome di Grecani. Successivamente poi, in un trattato dal titolo Stafulegrafia del 1835, l'Abate Geremia ne riporta una descrizione, in particolare riferita alle coltivazioni nelle campagne di Randazzo, dove segnala qualche problema di colatura e di acinellatura ma anche una buona diffusione nella provincia di Trapani, con qualche ettaro anche in quelle di Caltanissetta e Catania, Caltanissetta. Il vitigno avrebbe poi subito un forte ridimensionamento a causa della storica crisi scatenata dalla fillossera alla metà dell'ottocento.

Si presume che appartenga alla famiglia di cui fa parte anche il Garganega. In Sicilia attualmente occupa circa 5000 ettari coltivati, in aumento considerevole se si pensa che negli anni 80 del novecento il vitigno occupava solo 500 ettari circa. Questa sua riscoperta si deve alle varie denominazioni di origine che hanno favorito la qualità alla quantità, di cui la Sicilia sta facendo largo impiego per valorizzare i suoi prodotti e porsi come una regione di primo piano nel panorama enologico nazionale ed internazionale. Il Grecanico ha approfittato di questa nuova valutazione e grazie alle sue qualità che lo vedono accostato all'aromaticità del grande nobile Sauvignon, sta conquistando via via produttori e appassionati, con produzioni di ottima fattura che potranno solo migliorare in futuro per porlo all'attenzione degli addetti ai lavori. Attualmente gli esperti garantiscono in una sua evoluzione positiva, non avendo ancora del tutto mostrato le sue qualità. Si presuppone che nei prossimi anni il vitigno continuerà ad espandere le sue coltivazioni siciliane con qualche sconfinamento anche nella vicina Calabria, per altro già avvenuto, e assumerà caratteristiche ancora più identitarie con il territorio. Il Grecanico è una popolazione di vitigni; si descrivono due cloni, uno a grappolo spargolo, diffuso nel trapanese ed un altro a grappolo serrato, meno diffuso e presente in prevalenza nella Sicilia occidentale.

Del Grecanico oggi si conoscono due sottotipi, quello a spargolo e quello serrato. Il primo sarebbe minoritario e coltivato prevalentemente in provincia di Trapani, mentre il serrato sarebbe più diffuso e coltivata nelle altre provincie, in particolare alle pendici dell'Etna.

I due sottotipi, a parte la densità, presentano caratteristiche simili, con grappoli lunghi a forma cilindrica, alati. Le bacche hanno dimensioni medie e forma sferica, con delle belle bucce spesse e coriacee dal colore dorato a cui si riferisce il nome completo del vitigno. Il vitigno giunge a maturazione nel medio periodo, con una certa tendenza alla tardività, comunque nei primi dieci giorni di ottobre. È di buona vigoria con un'ottima produzione di femminelle e una seconda fioritura. Le rese sono medio-alte anche se non sempre costanti. I sistemi di allevamento più indicati sono la controspalliera poco espansa con potatura Guyot. Il vitigno soffre l'oidio mentre non risulta molto sensibile alle altre avversità. Può soffrire come detto l'acinellatura ma questo fenomeno si presenta sempre più raramente grazie alla maggiore attenzione dedicatagli negli ultimi due decenni dai viticoltori.

Grecanico

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I vini del Grecanico

Il Grecanico, prima poco usato e quasi sempre in assemblaggio, comincia a conquistare la fiducia dei produttori che tendono ad utilizzarlo sempre più in purezza per dal luogo a bei vini secchi e dorati con un buon apporto alcolico e una bella struttura fresca. Gli aromi sono erbacei e vegetali in prevalenza, con bei fondi floreali e fruttati. Nella parte centrale della Sicilia invece la predominanza è fruttata, con ottimi tocchi esotici di melone, ananas, susine e pesca. Non mancano a volte toni dolciastri di meringa e cioccolata nelle vinificazioni più amabili. Il palato risulta generalmente fresco, con un tocco di sapidità a volte, ma comunque morbido rinfrescato da tocchi minerali ma soprattutto una bella acidità a sostegno. Nel retrogusto richiama aromi floreali. Non meno presenti sono i vini in cui si affacciano i fiori bianchi e le margherite con sconfinamenti sui fiori gialli.

Fa ormai parte di molti disciplinari di produzione DOC della Sicilia. Nell'Alcamo DOC, nello Sciacca DOC e nel Contessa Entellina DOC trova spazio solo in assemblaggio, mentre nel Contea di Sclafani, nel Delia Nivolelli, nell'Erice, nel Menfi, nel Monreale e nel Santa Margherita di Belice può essere vinificato anche in purezza. In assemblaggio trova bei tagli con lo Chardonnay, l'Inzolia e il Grillo.

Naturalmente trova molte vinificazioni in purezza anche nella denominazione IGT o in vini da tavola anche di discreta fattura. Naturalmente trova nel pesce il suo abbinamento classico. La mineralità e l'acidità ne fanno un ottimo vino per i crostacei e i frutti di mare, mentre nelle vinificazioni che segnalano i toni fruttati e dolciastri si abbina bene con le zuppe, sempre di pesce ma anche di legumi. Ma questo vino può spaziare anche con le paste al sugo fresco dei pomodori pachino siciliani o con i timballi di pasta. Non ultimo sa accompagnare bene il cous cous e le verdure mentre è consigliato anche su tonno crudo o guazzetti. I Grecanico sono vini da bere giovani, con piatti sempre abbastanza strutturati nei sapori anche se facili nella preparazione. La cucina siciliana è certamente la più indicata negli abbinamenti, con i suoi prodotti freschi che richiedono sempre una certa acidità e sapidità al palato quando si tratta dei prodotti del mare appena pescati. La struttura dei vini, sia in purezza che in assemblaggio poi, richiama anche verdure ripiene con pesci saporiti tra cui il tonno e lo spada, che nell'isola trovano abbondanza di ricette in tutte le salse. Si tende a servirlo fresco, ma non troppo, verso i 12 o 13°C, in modo da esaltarne gli aromi e i sapori senza soffocarli da una temperatura che non giova al vino, già dotato di una freschezza intrinseca fornita dalla sua acidità. Certamente in estate la temperatura può scendere ulteriormente, ma se ne consiglia comunque il mantenimento nei valori standard, pena la perdita di alcune sensazioni che il vitigno esprime. Nelle vinificazioni future si avranno comunque vini ancora più complessi, specialmente negli assemblaggi con Chardonnay e Grillo. Sicuramente ne verranno elaborati molti anche con l'Inzolia, ora che il vitigno è stato inserito nelle varie denominazioni di origine, per trovare i giusti equilibri e vinificare prodotti strutturati, classici dei vini siciliani dal corpo pieno adatti alla gastronomia locale.


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I produttori

Alastro di Planeta Tra i migliori Grecanico in purezza troviamo il Mandrarossa di Settesoli, a Menfi in provincia di Agrigento. Pieno di odori vegetali il Mandrarossa esprime anche bei profumi di erbe medicinali, mela verde e cedro sfumati da una discreta mineralità. Bella struttura sapida e concentrata al palato, ben fresco per una buona acidità minerale. È ottimo con le frittate di crostacei al pomodoro. Sempre Settesoli assembla il Grecanico allo Chardonnay per il suo Feudo dei Fiori Mandrarossa, un bel vino ai profumi di susina e uva spina con toni di caramella all'orzo e pietra focaia. Ottima freschezza al palato, piuttosto semplice ma beverino, ottimo per abbinamenti con la pasta al forno.

Planeta vinifica il Grecanico in assemblaggio con il 50 per cento di Chardonnay per il suo Alastro, fresco e tropicale con il melone e la pesca, dolciastro con l'orzo e la meringa per un finale dedicato agli idrocarburi. Bel palato sapido e fresco di acidità, con una bella densità strutturale per i peperoni al tonno. Sempre da Planeta con lo Chardonnay al 50 per cento e il Grecanico al 25, mentre il restante è diviso tra Fiano e Viogner per La Segreta Bianco, questa volta agrumato e ai fiori gialli, con ancora della frutta tropicale di fondo. Palato fresco e aromatico, per i classici arancini.

Buono il Grecanico in purezza di Lanzara nel suo Costanza Extra Dry spumantizzato con il metodo Charmat. Colore tenue e profumi floreali con sfumature di pesca per un vino minerale da bere con le insalate di mare.

Fondo Antico a Trapani miscela il Grecanico all'Inzolia per il suo Bianco Versi, un vino tropicale con il bergamotto e l'ananas ad aprire e il cedro a chiudere. Sapidità e freschezza ne fanno un degno compagno di baccalà e stoccafisso in salsa agrumata.

Partecipazione al 20 per cento con il 50 per cento di Grillo e il 30 di Inzolia nel Enigma di Fantascià a Palermo, un bel vino dorato dai bei toni minerali che esaltano anche un palato sapido e di struttura. Ottimo con fiori di zucca e scampi.

Il Grecanico è presente al 20 per cento in assemblaggio con l'Inzolia anche nel Corvo Bianco del Duca di Salaparuta, discretamente profumato di macchia mediterranea, ben acido al palato per i risotti agli asparagi.

Ottimo Grecanico dall'azienda Di Giovanna, con belle aperture floreali alla margherita a cui seguono punte fruttate di pera. Il naso chiude con toni più aspri alla nespola e l'aromaticità della salvia. Il palato è ben presente, pieno e di struttura con una chiusura persistente e ammandorlata. Da provare con pesci pregiati come l'orata in crosta di patate.

Ottimo Grecanico in purezza anche da Ceuso, a Calatafimi, nell'IGT Scurati. Qui il vino è chiaro, con un naso pieno di fiori bianchi con prugna gialla e pesca a seguire, poi chiuse dall'anice. Il palato risulta fresco con presenza di aromi agrumati e toni minerali, ottimi per gli gnocchi al pesce spada.



  • grecanico vino Il Grecanico è un gruppo di vitigni a bacca bianca autoctoni siciliano la cui origine si può far risalire a quella comun
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