trebbiano verde

Vitigni bianchi

Trebbiano Verde

Il Trebbiano Verde non è altro che un clone del Verdicchio adattato ai Castelli Romani, dove però non riesce a replicare la grande qualità marchigiana.

di Redazione

17 novembre 2013

Il vitigno

Il Trebbiano Verde è un clono della famiglia dei Trebbiani ma nettamente diverso da quello che è lo standard, avvicinandosi molto ad un suo omologo regionale. Questo Trebbiano infatti viene considerato un autoctono marchigiano e praticamente un sinonimo del Verdicchio di questa regione, anche se oramai coltivato prevalentemente nel Lazio, nella zona classica dei Castelli Romani. Grazie alle analisi del DNA infatti è stato possibile tracciare questa analogia tra il vitigno marchigiano e il Trebbiano Verde allevato nel Lazio, comprendendo anche il Trebbiano di Lugana e di Soave. Gli ampelografi infatti oramai ritengono i quattro vitigni semplicemente la stessa varieta adattata a quattro diverse zone geografiche e ai loro climi. Possiamo quindi riferirci al Trebbiano Verde come al Verdicchio, pur non avendo la stessa qualità nel vino. I Romani chiamavano entrambi virdis per distinguerle tramite il colore dei chicchi. Questi infatti testimoniano che già dal VIII secolo avanti Cristo vi era la presenza di questo vitigno nelle Marche, in particolare nell'attuale zona di Jesi. Comunque vi sono anche fonti che vogliono il Trebbiano Verde, detto sempre Verdicchio, proveniente dal Veronese come conseguenza della fuga dalla peste nel Quattrocento. La sua presenza oggi coinvolge molte regioni, come da tradizione per la famiglia dei Trebbiani. Il Trebbiano Verde in particolare viene coltivato oltre che nelle Marche anche in Umbria e chiaramente nella citata zona del Castelli sopra Roma, dove in passato rivestiva il ruolo di uva primaria, poi decaduto come conseguenza dell'epidemia di fillossera della metà dell'Ottocento. Oggi le coltivazioni intorno a Roma vengono indicate a Trebbiano Verde, mentre quelle nelle Marche a Verdicchio, anche per distinguere la grande differenza di qualità tra le due, con la varietà marchigiana nettamente migliore.

I vini del Trebbiano Verde

Il Trebbiano Verde quindi viene sfruttato anche purezza anche se è in assemblaggio che trova i suoi estimatori. Forte è la sua presenza nelle denominazioni della provincia di Roma, come nel Velletri DOC, nel Castelli Romani, nel Montecompatri-Colonna e nel Marino. Qui il vino viene prodotto anche monovitigno con il Trebbiano Verde che regala bei colori paglierini con verdi sfumature. La gamma olfattiva risulta delicata, con chiusure di mandorle amare. Il palato si segnala come asciutto, dissetante e con punte astringenti grazie alla forte acidità. Questa è anche protagonista di un discreto invecchiamento, anche se raramente utilizzato, e della versione spumantizzata. Vi sono poi delle versioni Passito, anche se rare, per la produzione dei vini dolci, in quanto il Trebbiano Verde riesce anche ad appassire discretamente. Nelle versioni asciutte e ferme l'abbinamento è quello classico con il pesce e le verdure. Bene anche con crostacei e molluschi.

I produttori

Il Trebbiano Verde viene indicato negli uvaggi dei vini laziali, mentre chiaramente nelle Marche, dove la qualita è nettamente superiore, si usano le denominazioni proprie del Verdicchio. Tra i tanti vini segnaliamo ilCerveteri Bianco Viniae Grande, un 50% Trebbiano Verde, 30% Malvasia e 20% di Chadonnay. Il colore è paglierino chiaro, e la gamma olfattiva risulta fresca, con tocchi erbacei di salvia e floreali alla ginestra. La pesca chiude il corredo fruttato. In bocca si esalta sempre per freschezza e sapidità accentuata. Ottimo con la frittata alle verdure.

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Domande frequenti

  • Qual è la vera identità del Trebbiano Verde e quale relazione ha con il Verdicchio?
    Il Trebbiano Verde non è una varietà autonoma, ma un clone del Verdicchio marchigiano, confermato dalle analisi del DNA. Ampelografi esperti considerano Verdicchio, Trebbiano di Lugana e Trebbiano di Soave come la stessa varietà genetica adattata a diversi territori. Sebbene siano geneticamente affini, il termine 'Trebbiano Verde' viene usato nel Lazio (specialmente nei Castelli Romani) per distinguere i vini locali, che pur essendo freschi e sapidi, non raggiungono la struttura e la complessità del Verdicchio marchigiano. Il nome deriva dal latino 'viridis', riferendosi al colore verde dei grappoli.
  • Come si presenta un vino fatto con Trebbiano Verde nei Castelli Romani?
    I vini monovitigno di Trebbiano Verde dai Castelli Romani offrono un colore paglierino con riflessi verdolini. Al naso mostrano una fragranza delicata, spesso con note di mandorla amara e talvolta erbe aromatiche come la salvia. Al palato sono caratterizzati da una spiccata acidità che li rende asciutti, dissetanti e leggermente astringenti. Questa acidità garantisce una buona tenuta all'invecchiamento e permette anche la produzione di versioni spumantizzate. Sono vini ideali per accompagnare piatti leggeri, soprattutto pesce, verdure e crostacei.
  • In quali DOC laziali è obbligatorio o comune trovare il Trebbiano Verde?
    La coltivazione del Trebbiano Verde è predominante nella provincia di Roma, dove figura come uva principale in diverse Denominazioni di Origine Controllata. È presente stabilmente nei vigneti del Velleteri DOC, nei Castelli Romani DOC, nel Montecompatri Colonna DOC e nel Marino DOC. Spesso entra anche in assemblaggio, come nel Cerveteri Bianco Viniae Grande, dove viene miscelato con Malvasia e Chardonnay per creare blend freschi e sapidi. La sua storia locale risale all'VIII secolo a.C., quando i Romani lo coltivavano già in queste aree.
  • È possibile produrre vini passito o dolci con il Trebbiano Verde?
    Sì, sebbene siano produzioni rare, il Trebbiano Verde può essere impiegato per realizzare vini passito. La varietà possiede caratteristiche agronomiche che permettono un buon processo di appassimento, consentendo la concentrazione degli zuccheri necessari per la dolcezza. Tuttavia, la maggior parte della produzione rimane focalizzata sulle versioni secche, fresche e dissetanti, tipiche dello stile laziale. Le versioni dolci rappresentano una nicchia di mercato meno diffusa rispetto agli abbinamenti classici con il pesce e le verdure tipici dei vini fermi.

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