La gestione del vigneto

Il vigneto e la sua coltivazione

Il vigneto viene coltivato da moltissimi secoli, fin da quando la vite, ormai addomesticata, entrò a far parte e a divenire molto importante nella vita dell'uomo. La prima coltivazione della vite dovrebbe risalire al terzo millennio avanti Cristo in Cina, da cui poi l'allevamento si sarebbe spostato lentamente verso occidente. Cosi la vite raggiunse prima la mezzaluna fertile e poi la Grecia e l'Egitto. In particolare fu in Grecia che la pianta venne sviluppata maggiormente per la produzione di vino. Questo popolo infatti fu il primo a tentare delle pratiche di allevamento specifiche, delle specie di clonazioni e di selezioni e una lavorazione specifica del vigneto. Furono poi i Romani a diffondere capillarmente tutte le conoscenze elleniche sulla vite in tutto il mondo conosciuto. Insieme ai Romani e ancor prima, anche i Fenici contribuirono alla diffusione della vite nel Mediterraneo. Con i Romani e i Greci invece la produzione di vino divenne abbondante e fonte di enormi guadagni e baratti di merci. I Romani in particolare raggiunsero livelli produttivi che furono raggiunti di nuovo solo nel Settecento dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Se ai Greci infatti si devono le prime sperimentazioni, ai Romani dobbiamo le successive applicazioni a livello “industriale”, per quel che può significare questa parola nell'antichità. Le prime forme di allevamento, e quindi potatura standard studiata a tavolino che hanno resistito per moltissimi secoli provengono sicuramente da quel periodo. Presso i Greci, contrariamente alle civiltà precedenti dove il grano era la risorsa fondamentale, il vino assunse dei significati particolari, tanto da avere un dio dedicato, il dio Bacco. Se per i Sumeri e le civiltà limitrofe il grano serviva a produrre la birra, nel Mediterraneo la vite diviene il simbolo dell'abbondanza e i vigneti molto presenti, in particolare a partire dal I millennio avanti Cristo quando il vino divenne uno dei traffici commerciali primari dell'antichità. Questo anche grazie alla grande qualità delle viti europee, di gran lunga superiori a quelle delle altre aree del pianeta.

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La gestione del vigneto oggi

Naturalmente oggi la gestione del vigneto avviene secondo tecnologie e modalità molto diverse rispetto al passato, con l'agricoltura moderna che ha fatto passi da gigante dal punto di vista produttivo e qualitativo, con studi scientifici molto precisi su quello che è il ciclo vegetativo della vite e quindi le migliori tecniche d'allevamento. La botanica ha assunto un ruolo sempre più importante a partire dal XIX secolo per avere poi la sua consacrazione nel XX secolo quando la richiesta grandissima di una popolazione che ha ormai raggiunto nei paesi consumatori di vino miliardi di persone. Una richiesta cosi grande di vino ha certamente modificato grazie all'innovazione tecnologica del secolo scorso, tutta quelle che era la produzione del vino e la gestione del vigneto. A dire la verità vi fu anche una deriva “chimica” nella lavorazione dei vigneti, che oggi sta subendo un'inversione di tendenza grazie alla nuova sensibilità della cittadinanza che pretende dei prodotti sempre più naturali. Il vigneto deve essere in perfetto equilibrio tra quella che deve essere la qualità e la quantità da offrire al pubblico. Quindi si sono stabilite tutte le regole botaniche affinché si ottengano i migliori risulti.


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La gestione ordinaria

La gestione ordinaria del vigneto vede la stagione primaverile ed estiva in genere protagonista dei lavori in vigna, mentre l'autunno e parte dell'inverno vengono quasi totalmente dedicati alla cantina. Questa lavorazione si effettua quindi durante la ripresa vegetativa e non durante il periodo freddo che vedrebbe interventi molto ridotti, sia per non disturbare la pianta, sia per la fatica maggiore che le condizioni climatiche e botaniche comportano. Il terreno spesso gelato è difficile da zappettare e il tutto si limita in poche potature manutentive o alla rimozione delle erbacce. La primavera invece segna l'inizio dei lavori nel vigneto, in concomitanza con la nuova ripresa vegetativa. Le prime operazioni apportate sono la cimatura e la sfogliatura che occupano tempo e fatica non indifferenti, per i viticoltori. La cimatura che si effettua appena dopo la germogliazione serve ad eliminare appunto parte dei germogli per tenere le rese entro quantità che non pregiudichino la qualità. Mantenendo infatti un numero determinato di germogli vi saranno altrettanti fiori e grappoli. Questo è uno dei passaggi fondamentali per ottenere il corretto grado zuccherino in equilibrio con l'acidità. La cimatura cambia a seconda della varietà di vite, in particolare delle sue rese naturali ma anche da quelle che il produttore intende avere. La cimatura sarà più drastica quanto più si vuole limitare la quantità in favore della qualità.

La successiva sfogliatura è un'operazione che ha quasi le stesse funzioni della cimatura, con più incisività nel determinare la quantità di zuccheri nei grappoli. Questa operazione serve ad eliminare parte delle foglie, organo della pianta addetto ai processi di fotosintesi e quindi alla produzione stessa degli zuccheri. Generalmente inoltre l'eliminazione riguarda le foglie inferiori, quelle al di sotto della fruttificazione, mentre quelle superiori vengono lasciate sia per proteggere i frutti dal sole cocente che per irradiare molto di più le stesse foglie, aumentando cosi i processi di fotosintesi senza però aumentare l'energia spesa per mantenere un folto fogliame.

Si calcola infatti che le foglie in ombra producono solo il 7% dello zucchero totale della pianta, mentre il resto viene prodotto dalle foglie superiori. Altre operazioni successive sono il diradamento dei grappoli che serve sempre allo stesso motivo.




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