ortrugo

Vitigni bianchi

Ortrugo

L'Ortrugo è un vitigno bianco originario del Piacentino che ha rischiato l'estinzione durante il Novecento per venire poi riscoperto e proposto in purezza.

di Redazione

24 febbraio 2014

Il vitigno

L'Ortrugo è un antico vitigno riscoperto per merito di alcuni viticoltori a partire dagli anni Settante del Novecento, quando questi hanno dato il via ad alcune sperimentazioni migliorative di qualità. Il risultato è un vino molto diffuso oggi a livello locale, come lo era probabilmente all'inizio della storia antica, quando i Romani lo coltivavano sulle colline piacentine, sua zona di probabile origine. Fino a queste sperimentazioni il vitigno era per lo più destinato al taglio con il Malvasia di Candia, e quasi mai vinificato puro. L’Ortrugo era infatti tra i molti vitigni coltivati nel piacentino prima dell'anno 0 e tra i pochi ancora oggi presenti, dopo che la zona fu flagellata da gelate e fillossera. Poi a partire dagli anni ‘70 si iniziarono queste sperimentazioni ad opera di Luigi Mossi il quale si trovò di fronte la scelta tra l'estirpare il suo Otrugo o provare a migliorarlo. Fortunatamente prevalse la seconda scelta e Mossi reimpiantò le barbatelle cercando di migliorarle. Il risultato fu l'istituzione della denominazione di origine controllata nel 1984 fino ad averne una monovitigno a partire dal 2010. Una curiosità sul nome, alquanto bizzarro. Vi è chi ha ipotizzato che questo si debba all'associazione con il Malvasia, prima vitigno maggioritario a cui si affiancava l'Ortrugo che nel dialetto di Piacenza ortr ug indica “l'altra uva”, ovvero quella da affiancare al più nobile Malvasia. Da qui si pensa che derivi il nome. Lo si trova prevalentemente nella provincia di Piacenza, in particolare in Val Tidone. Lo si menziona nel Bollettino Ampelografico del Ministero dal 1881 sotto il nome di Altrugo ma veniva menzionato già ai primi del secolo da Bramieri con lo stesso nome. Poi ai primi del Novecento è Molon, tra le ampelografi italiani di spicco, a introdurlo in Ampelografia del 1906 dove lo si trova simile all'Ortrugo di Rovescala coltivato nell'Oltrepò Pavese. Il nome definitivo compare ne Italia agricola del 1927, periodo in cui il vitigno conosce scarsa rilevanza e coltivazione. La sua presenza si assottiglia sempre più, a causa dello sfruttamento di vigneti più alla moda, tanto che si teme per una sua estinzione. Oggi invece il vitigno è rifiorito, per l'impegno dei locali e dell'Università di Piacenza, e si presenta anche con una sua denominazione, sia in versione ferma che frizzante e spumante. Lo si coltiva su suolo povero, in collina, dove abbassa le rese e si fa precoce, guadagnando in struttura, acidità e corpo.

I vini dell'Ortrugo

I vini dell'Ortrugo sono oggi vinificati spesso in purezza o con almeno il 90% di presenza del vigneto per offrire vini di colore paglierino chiaro con sfumature verdi. Il naso è molto delicato, con un palato che varia dal secco all'amabile per degli abbinamenti con la cucina locale ma in particolare con i salumi della zona. Vino fresco e franco, è ottimo con molti piatti, come per esempio i tortelli alla zucca nella sua versione amabile. In quella frizzante e spumante si trova perfettamente con i crostacei e il pesce, in quanto il palato risulta leggermente sapido. Si serve molto bene anche come aperitivo, con le crespelle e con i risotti, nonché con le verdure e i formaggi a pasta molle. Provate a servirlo a 10°C. Nel 2010 l’Università Cattolica di Piacenza ha certificato l'originalità del vitigno, non trovando parenti, né stretti, né lontani, a cui relazionarlo. Fa parte della denominazione di origine Colli Piacentini DOC e sta conoscendo una discreta fama anche al di fuori della regione Emilia-Romagna. Si sta infatti inserendo bene in alcune liste di vini di ristoranti di buona fama, come vino leggero e poco impegnativo, molto utile nelle estati calde.

I produttori

L'Ortrugo contribuisce all'assemblaggio del buon Spumante Brut Ferrari & Perini con lo Chardonnay e il Pinot Nero, per un vino effervescente fruttato da accompagnare con i moscardini. Sempre Il Poggiarello vinifica il Colli Piacentini Ortrugo Vivace Ferrari & Perini dai toni fruttati e ai fiori bianchi. Bocca fruttata, morbida e sapida, per i salumi. Buon Colli Piacentini Ortrugo Frizzante del sopra citato Mossi, fruttato su un fondo ampio e minerale. Sapido e morbido dopo 5 mesi sui lieviti, è perfetto per la pasta con la ricotta. Di buona qualità il Colli Piacentini Ortrugo Vivace di Perinelli, paglierino a sfumature topazio, con un naso fruttato e floreale. La bocca è briosa ed effervescente, e la chiusura ammandorlata. Ottimo con le tartine alla ricotta aromatizzata alle erbe. Buon Colli Piacentini Ortrugo Frizzante Armonia di Valtidone, dove dominano i profumi della pera williams e un palato fresco e sapido. Si deve provare con la tempura di gamberoni e verdure. Nel Colli Piacentini Valnure di La Tosa invece l'Otrugo è al 40% con il 45% di Malvasia e il 15% di Trebbiano. Ne risulta un buon frizzante profumato ancora alla pera e alla banana, dalla grande freschezza perfetta in aperitivo.

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Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Ortrugo?
    L'Ortrugo produce vini dal colore paglierino chiaro con riflessi verdolini, tipici dei vitigni bianchi precoci. Al naso si distingue per una fragranza delicata e aromi fruttati, spesso evocativi di pere e fiori bianchi. Al palato offre una gamma che va dal secco all'amabile, mantenendo sempre una spiccata freschezza e un profilo franco. La struttura è leggera ma ben definita, con una buona acidità che garantisce longevità e versatilità. Questa combinazione di fattori rende l'Ortrugo un vino immediato, ideale per essere bevuto giovane e che non richiede lunghe affinazioni in bottiglia per esprimere il meglio del suo territorio.
  • Come si consiglia di servire l'Ortrugo e quali temperature sono ideali?
    Per apprezzarne appieno le note aromatiche e la freschezza, l'Ortrugo dovrebbe essere servito a una temperatura compresa tra gli 8 e i 10 gradi Celsius. Questo raffreddamento adeguato esalta la vivacità delle bollicine nelle versioni frizzanti e preserva la delicatezza dei profumi nelle versioni ferme. È fondamentale non servirlo troppo freddo per non annebbiare il gusto, né troppo caldo per evitare che l'alcol diventi predominante. La corretta temperatura permette al vino di accompagnare senza coprire i sapori dei piatti leggeri, rendendolo un compagno eccellente per l'aperitivo o per pranzi estivi dove la leggerezza è prioritaria rispetto a strutture complesse.
  • Con quali alimenti si abbina meglio l'Ortrugo?
    La versatilità dell'Ortrugo lo rende perfetto per numerosi abbinamenti, specialmente con la cucina emiliana. Le versioni secche e vive si sposano egregiamente con salumi locali, formaggi a pasta molle e antipasti leggeri come crespelle o tartine alla ricotta. La versione amabile è consigliata per piatti più strutturati come i tortelli alla zucca, dove la dolcezza del vino bilancia la ricchezza del ripieno. Nelle varianti frizzanti e spumante, l'acidità e la sapidità lo rendono ideale per il pesce, i crostacei, la tempura di verdure e gamberoni, oltre che come aperitivo generale grazie alla sua capacità di pulire il palato.
  • Cos'è successo al vitigno Ortrugo nel corso del Novecento?
    Durante il XX secolo, l'Ortrugo ha subito un drastico declino, rischiando quasi l'estinzione. Dopo secoli di coltivazione diffusa, soprattutto in abbinamento alla Malvasia di Candia, le gelate e la fillossera decimarono i vigneti. Successivamente, la tendenza verso vitigni più produttivi e 'di moda' portò all'abbandono dell'Ortrugo, considerato inferiore. Solo negli anni Settanta, grazie all'intuizione di viticoltatori pionieri come Luigi Mossi, si iniziò a sperimentare la vinificazione in purezza. Questo impegno tecnico e scientifico permise di recuperare la qualità del vitigno, portando infine alla creazione della DOC specifica e alla rinascita della sua reputazione come vino di carattere.
  • C'è una teoria sull'etimologia del nome 'Ortrugo'?
    Esiste un'interessante ipotesi etimologica legata al dialetto piacentino. Si ritiene che il nome derivi dall'espressione 'ortr ug', che significa 'l'altra uva'. Questa denominazione nasceva dal fatto che l'Ortrugo non era mai il vitigno principale, ma veniva utilizzato quasi esclusivamente come complemento per tagliare e affiancare la Malvasia di Candia, che era considerata la varietà più nobile e dominante nella zona. Solo in tempi recenti, con la valorizzazione della purezza, l'Ortrugo ha superato questo ruolo secondario, assumendo il protagonismo nella propria denominazione e riscoprendo la sua identità autonoma rispetto agli altri vitigni storici della zona.

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