Ortrugo

Il vitigno

L'Ortrugo è un antico vitigno riscoperto per merito di alcuni viticoltori a partire dagli anni Settante del Novecento, quando questi hanno dato il via ad alcune sperimentazioni migliorative di qualità. Il risultato è un vino molto diffuso oggi a livello locale, come lo era probabilmente all'inizio della storia antica, quando i Romani lo coltivavano sulle colline piacentine, sua zona di probabile origine. Fino a queste sperimentazioni il vitigno era per lo più destinato al taglio con il Malvasia di Candia, e quasi mai vinificato puro.

L’Ortrugo era infatti tra i molti vitigni coltivati nel piacentino prima dell'anno 0 e tra i pochi ancora oggi presenti, dopo che la zona fu flagellata da gelate e fillossera.

Poi a partire dagli anni ‘70 si iniziarono queste sperimentazioni ad opera di Luigi Mossi il quale si trovò di fronte la scelta tra l'estirpare il suo Otrugo o provare a migliorarlo. Fortunatamente prevalse la seconda scelta e Mossi reimpiantò le barbatelle cercando di migliorarle. Il risultato fu l'istituzione della denominazione di origine controllata nel 1984 fino ad averne una monovitigno a partire dal 2010. Una curiosità sul nome, alquanto bizzarro. Vi è chi ha ipotizzato che questo si debba all'associazione con il Malvasia, prima vitigno maggioritario a cui si affiancava l'Ortrugo che nel dialetto di Piacenza ortr ug indica “l'altra uva”, ovvero quella da affiancare al più nobile Malvasia. Da qui si pensa che derivi il nome. Lo si trova prevalentemente nella provincia di Piacenza, in particolare in Val Tidone. Lo si menziona nel Bollettino Ampelografico del Ministero dal 1881 sotto il nome di Altrugo ma veniva menzionato già ai primi del secolo da Bramieri con lo stesso nome. Poi ai primi del Novecento è Molon, tra le ampelografi italiani di spicco, a introdurlo in Ampelografia del 1906 dove lo si trova simile all'Ortrugo di Rovescala coltivato nell'Oltrepò Pavese. Il nome definitivo compare ne Italia agricola del 1927, periodo in cui il vitigno conosce scarsa rilevanza e coltivazione. La sua presenza si assottiglia sempre più, a causa dello sfruttamento di vigneti più alla moda, tanto che si teme per una sua estinzione.

Oggi invece il vitigno è rifiorito, per l'impegno dei locali e dell'Università di Piacenza, e si presenta anche con una sua denominazione, sia in versione ferma che frizzante e spumante. Lo si coltiva su suolo povero, in collina, dove abbassa le rese e si fa precoce, guadagnando in struttura, acidità e corpo.

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I vini dell'Ortrugo

I vini dell'Ortrugo sono oggi vinificati spesso in purezza o con almeno il 90% di presenza del vigneto per offrire vini di colore paglierino chiaro con sfumature verdi. Il naso è molto delicato, con un palato che varia dal secco all'amabile per degli abbinamenti con la cucina locale ma in particolare con i salumi della zona. Vino fresco e franco, è ottimo con molti piatti, come per esempio i tortelli alla zucca nella sua versione amabile. In quella frizzante e spumante si trova perfettamente con i crostacei e il pesce, in quanto il palato risulta leggermente sapido. Si serve molto bene anche come aperitivo, con le crespelle e con i risotti, nonché con le verdure e i formaggi a pasta molle. Provate a servirlo a 10°C.

Nel 2010 l’Università Cattolica di Piacenza ha certificato l'originalità del vitigno, non trovando parenti, né stretti, né lontani, a cui relazionarlo.

Fa parte della denominazione di origine Colli Piacentini DOC e sta conoscendo una discreta fama anche al di fuori della regione Emilia-Romagna. Si sta infatti inserendo bene in alcune liste di vini di ristoranti di buona fama, come vino leggero e poco impegnativo, molto utile nelle estati calde.


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I produttori

L'Ortrugo contribuisce all'assemblaggio del buon Spumante Brut Ferrari & Perini con lo Chardonnay e il Pinot Nero, per un vino effervescente fruttato da accompagnare con i moscardini.

Sempre Il Poggiarello vinifica il Colli Piacentini Ortrugo Vivace Ferrari & Perini dai toni fruttati e ai fiori bianchi. Bocca fruttata, morbida e sapida, per i salumi.

Buon Colli Piacentini Ortrugo Frizzante del sopra citato Mossi, fruttato su un fondo ampio e minerale. Sapido e morbido dopo 5 mesi sui lieviti, è perfetto per la pasta con la ricotta.

Di buona qualità il Colli Piacentini Ortrugo Vivace di Perinelli, paglierino a sfumature topazio, con un naso fruttato e floreale. La bocca è briosa ed effervescente, e la chiusura ammandorlata. Ottimo con le tartine alla ricotta aromatizzata alle erbe.

Buon Colli Piacentini Ortrugo Frizzante Armonia di Valtidone, dove dominano i profumi della pera williams e un palato fresco e sapido. Si deve provare con la tempura di gamberoni e verdure.

Nel Colli Piacentini Valnure di La Tosa invece l'Otrugo è al 40% con il 45% di Malvasia e il 15% di Trebbiano. Ne risulta un buon frizzante profumato ancora alla pera e alla banana, dalla grande freschezza perfetta in aperitivo.




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