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Uva e Olive · Vitigni bianchi

Forastera

Aggiornato il 26 gennaio 20133 capitoli5 domande frequenti
Forastera

Il vitigno

La Forastera è un vitigno a bacca bianca di cui non si conosce l'origine ma solo la storia recente, che la vede importata nelle isole della costa campana, in particolare Ischia, per salvare e riempiantare i vigneti duramente colpiti dalla crisi della fillossera della metà dell'ottocento. Da qui il nome che indica la sua provenienza da fuori l'isola, e anche i vari sinonimi, Furastiera, Forestiera e Frastera, tutti indicanti la medesima caratteristica. È proprio ad Ischia che il vitigno viene coltivato, mentre nelle altre isole sembra già scomparso. In queste isole si coltiva uva gia prima della colonizzazione greca, grazie agli Eubei, predecessori degli ellenici che invece introdussero il Biancolella nel VII secolo a.C. Il Biancolella era in effetti il vitigno coltivato fino alla crisi fillosserica e segnalato fin dai tempi antichi. Nel periodo successivo alla crisi iniziò a comparire invece la Forastera nelle produzioni di vini, anche se il Biancolella rimase, ed è tuttora predominante, salvato dai portinnesti americani. Comunque la Forastera è in ogni modo ormai parte dell'isola, che l'ha adottata e trasmutata in tradizione locale. La si trova sporadicamente anche nel resto della regione e in Sardegna, ma è ad Ischia che viene maggiormente considerata. Il Forastera si presenta con dei grappoli che hanno dimensioni medie, a forma cilindrico o piramidale e densità a spargolo. I chicchi hanno dimensioni medie, con buccia sottile e ben ricoperta di pruina. I colori sono gialli sfumati di verde. Matura in epoca media, nella seconda metà di settembre. Le rese sono alte e regolati, e il vitigno si segnala per la sua vigoria e la già segnalata resistenza alla fillossera che la portò nell'isola. Il motivo per cui non riuscì ad imporsi definitivamente risiede nella estrema difficoltà di coltivazione, che suggerirono successivamente di espiantarla, suggerimento non accolto per la sua qualità e le coltivazioni oramai estese sul territorio.

I vini dalla Forastera

La qualità della Forastera è discreta ma purtroppo irregolare. La difficoltà di coltivazione infatti si traduce in annate buone e annate scarse, che rendono questo vino non facilmente commerciabile. Per questo spesso viene utilizzata in assemblaggio. Quando ben vinificata nelle annate buone, i vini risultano morbidi, ben profumati con intensi aromi floreali e fruttati in bianco. Al gusto si segnala per freschezza, in sapori secchi e a volte un po frizzantini, da abbinare con con i crostacei dell'isola ad una temperatura di servizio di circa 9 gradi. Il Forastera può essere anche un ottimo aperitivo con stuzzichini di pesce come le tartine. I vini hanno colori paglierino scarico. Il Forastera fa parte dei disciplinari dell'Ischia DOC, ma anche di molti IGT campani quale il Beneventano, il Pompeiano, il Paestum, l'Epomeo, il Campania, il Terre di Volturno, il Colli di Salerno e il Roccamorfina.

I produttori

I produttori più rinomati vanno cercati certamente ad Ischia, tra le due aziende più rinomate dell'isola, Casa d'Ambra e il Giardino Mediterraneo. Casa d'Ambra è certamente l'azienda piu in vista e produce l'Ischia Forastiera Euposia in purezza, di colore paglierino brillante, con un naso composto dagli agrumi e dai fiori di mandorla e di agrumi che si fondono dolcemente in tocchi salini isolani. Il vino ha una struttura leggera e gradevole, con buona eleganza al palato, semplice ma ben equilibrato tanto da poter essere abbinato al sauté di cozze. Ne Il Giardino Mediterraneo il Forastera è assemblato nell'Ischia Biancolella dove regala ancora note floreali e salmastre. Qui il palato acquista sapidità e gusti di frutta bianca, per essere servito con le grigliate di mare.

Domande frequenti

  • Qual è l'origine del nome Forastera e perché è legato a Ischia?
    Il nome Forastera deriva dal termine che indica 'provenienza esterna', riflettendo la sua storia unica. Introdotta a Ischia nella seconda metà dell'Ottocento, questa varietà fu cruciale per ripiantare i vigneti distrutti dalla fillossera, poiché mostrava una notevole resistenza al parassita. A differenza del Biancolella, autoctono e salvato grazie ai portinnesti americani, la Forastera arrivò da fuori isola, guadagnandosi così il suo appellativo. Sebbene il nome suggerisca un'origine straniera, l'uva si è perfettamente integrata nel territorio isolano, diventando parte integrante della tradizione vitivinicola locale, pur mantenendo tracce dei suoi sinonimi storici come Furastiera o Forestiera.
  • Perché i vini monovarietali di Forastera sono difficili da trovare nei negozi?
    La scarsa reperibilità di vini 100% Forastera è dovuta principalmente alla grande irregolarità qualitativa delle annate. Questo vitigno è notoriamente difficile da coltivare: le rese variano enormemente a seconda delle condizioni climatiche, producendo anni eccellenti alternati ad altri molto scadenti. Questa instabilità rende il prodotto poco commerciale se venduto da solo. Di conseguenza, la maggior parte della produzione viene destinata all'assemblaggio, specialmente con il Biancolella, per garantire stabilità organolettica. Solo alcune cantine selezionate, come Casa d'Ambra, propongono versioni pure, sfruttando le migliori annate per esprimere appieno il potenziale aromatico della varietà.
  • Come si presentano fisicamente gli acini e i grappoli della Forastera?
    La Forastera si distingue per caratteristiche morfologiche precise. I grappoli sono di media grandezza, con forma cilindrica o piramidale e una densità definita 'a spargolo', ovvero non eccessivamente compatti. Gli acini, anch'essi medi, presentano una buccia sottile e sono abbondantemente ricoperti di pruina, quella polvere cerosa naturale che protegge l'uva. Il colore degli acini è giallo, spesso con sfumature verdi che indicano la maturazione. La maturazione avviene in epoca media, tipicamente nella seconda metà di settembre. Nonostante l'alta vigoria della pianta e le rese regolari, questi tratti fisici accompagnano una gestione agricola complessa che ne limita la diffusione su larga scala.
  • Quali sono i profili aromatici e gustativi tipici del vino Forastera?
    Quando ben vinificato, il vino Forastera offre un profilo elegante e fresco. Al naso spiccano intensi aromi floreali e fruttati, con note bianche che ricordano fiori e agrumi. Al palato, il vino risulta secco, morbido e caratterizzato da una marcata freschezza acidula; talvolta può presentare una lieve effervescenza naturale. Il colore è paglierino scarico. Questi attributi lo rendono ideale come aperitivo leggero, accompagnato da stuzzichini di pesce. La sua struttura leggera e l'eleganza al palato permettono abbinamenti raffinati, purché servito alla corretta temperatura di circa 9 gradi per preservarne la vivacità aromatica.
  • Con quali piatti di Ischia è consigliato abbinare il vino Forastera?
    L'abbinamento tradizionale del Forastera vede protagonista la cucina marinara dell'isola di Ischia. Grazie alla sua freschezza e alle note saline, si abbina perfettamente ai crostacei locali, in particolare le cozze. Un esempio classico è il sauté di cozze, che esalta la sapidità del vino senza sovrastarlo. Inoltre, la sua versatilità lo rende adatto a grigliate di pesce misto, dove le note floreali e la struttura leggera puliscono il palato dalle cotture alla brace. Può essere proposto anche come aperitivo con antipasti leggeri a base di pesce, come tartine, confermandosi un compagno ideale per chi cerca un'espressione autentica del terroir vulcanico isolano.

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