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Esame visivo

Aggiornato il 16 febbraio 20123 capitoli5 domande frequenti
esame visivo

La prova del nove

La tecnica di degustazione è considerabile come la prova del nove, come il passaggio fondamentale che sancisce l’acquisizione di una buona conoscenza della materia “vino”. Ma tale tecnica va studiata ed affinata, soprattutto perché è composta da più di un fattore importante. Uno dei momenti fondanti della conoscenza di un vino specifico è lo sguardo. Lo studio dell’immagine acquisita da un vino all’interno del proprio bicchiere, ci dice tantissimo sulla sua qualità. C’è chi si limita alla famigerata “lacrima” sul bordo del bicchiere, che è di certo un elemento di notevole importanza nello studio di un vino, ma non dipendendo esclusivamente dalla qualità del vino, non è da prendere come inequivocabile. Semplicemente perché non lo è.

L'esame visivo

Dall’esame visivo di un vino si intendono in pochi secondi tante cose: non c’è da pensare che quando si parla di esame visivo ci si riferisca esclusivamente a trarre conclusioni di carattere estetico. La vista ci presenta il vino, ci dà su di esso informazioni preliminari che saranno confermate o smentite – comunque approfondite – mediante gli altri due esami: quello olfattivo e quello gustativo. Insieme al colore del vino, è necessario imparare a distinguerne la limpidezza e la tonalità. Sarà sicuramente di migliore qualità un vino limpido e chiaro, piuttosto che uno torbido e scuro. Un vino buono ha un colore forte ma pulito, brillante ma puro. Dall’esame visivo si possono altresì analizzare nel dettaglio la fluidità del vino e la sua effervescenza. Lo si può dividere in due fasi: la prima è più superficiale e fondata sull’osservazione del vino fermo all’interno del calice, mentre la seconda ha luogo agitando leggermente il vino all’interno del bicchiere. E’ proprio in questa seconda fase che si viene a conoscenza di caratteristiche più dettagliate.

Un momento solenne

L’esame visivo è per i sommelier e gli intenditori un momento solenne, che ha in sé una forza di seduzione non indifferente. E’ a cominciare dallo studio del colore che ci si innamora di un vino: c’è addirittura chi è arrivato a sostenere che si può essere sedotti dal colore di un vino come dal vestito di una donna. E’ la conferma del fatto che bastano pochi secondi per imparare ad apprezzare un prodotto di qualità. L’esame visivo di un vino rosso va realizzando inclinando il calice di 45 gradi sullo sfondo di un foglio bianco, mentre nel caso dei vini bianchi, l’analisi visiva forse è più semplice: il vino bianco giovane è di colore giallo pallido, che diventa sempre più intenso con il trascorrere del tempo.

Domande frequenti

  • Cosa indica effettivamente la "lacrima" del vino e se ne posso dedurre la qualità?
    La lacrima o gamba del vino è spesso fraintesa come indicatore diretto di qualità, ma in realtà riflette principalmente la tensione superficiale causata dall'alcol e dagli zuccheri residui. Non dipende esclusivamente dalla bontà del vino, quindi non deve essere presa come criterio inequivocabile per giudicarne l'eccellenza. Per una valutazione corretta, è fondamentale integrare questa osservazione con altri parametri sensoriali, concentrandosi invece su limpidezza, brillantezza e purezza del colore, che sono indicatori più affidabili della salute e della cura nella vinificazione.
  • Come si esegue correttamente l'esame visivo di un vino rosso?
    Per analizzare correttamente un vino rosso, è necessario inclinare il calice di circa 45 gradi. Questa operazione va effettuata preferibilmente contro uno sfondo bianco neutro, come un foglio di carta, per evidenziare meglio le sfumature cromatiche e la trasparenza. L'inclinazione permette di osservare il bordo del liquido e di valutare la densità del colore. Questo metodo standardizzato aiuta a distinguere le diverse tonalità e a identificare eventuali difetti visivi, preparando il terreno per le successive analisi olfattive e gustative.
  • Quali sono le differenze nell'osservazione tra vini rossi e vini bianchi giovani?
    Mentre l'esame dei rossi richiede inclinazione e controllo dello sfondo per cogliere le sfumature, l'analisi dei bianchi è generalmente più immediata. Un vino bianco giovane si presenta tipicamente con un colore giallo pallido, quasi paglierino. Con l'invecchiamento, questo colore tende ad intensificarsi, virando verso tonalità più ambrate o dorate. Nell'esame visivo del bianco, oltre al colore, bisogna prestare attenzione alla limpidezza e alla brillantezza, poiché un vino di qualità deve apparire pulito e vivace, privo di opacità o torbidità indesiderate.
  • A cosa servono le due fasi distinte dell'esame visivo?
    L'esame visivo si articola in due momenti complementari per ottenere un quadro completo. La prima fase è superficiale e consiste nell'osservare il vino fermo nel calice, utile per valutare rapidamente colore, limpidezza e tonalità generale. La seconda fase avviene dopo aver agitato delicatamente il bicchiere; questo movimento rivela dettagli più fini come la fluidità, la viscosità e l'effervescenza (nel caso dei frizzanti). È proprio in questa seconda fase che si ottengono informazioni più dettagliate sulla struttura e sulla possibile età del vino, confermando o smentendo le prime impressioni.
  • Perché la limpidezza e la brillantezza sono importanti nell'esame visivo?
    La limpidezza e la brillantezza sono indicatori primari della salute del vino e della sua corretta gestione durante la produzione. Un vino di buona qualità dovrebbe presentarsi limpido, chiaro e brillante, indicando che è stato filtrato adeguatamente e non ha subito ossidazioni eccessive o contaminazioni microbiologiche. Al contrario, un vino torbido, scuro o opaco può segnalare problemi tecnici o un invecchiamento anomalo. Questi aspetti visivi offrono informazioni preliminari cruciali che verranno poi confermate o confutate dagli esami olfattivo e gustativo successivi.

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