Sagrantino

Il vitigno

Il Sagrantino è un vitigno autoctono umbro, a bacca nera, presente nella regione sicuramente fin dal Medioevo quando i Bizantini ne introdussero alcune talee dalla Grecia, ma che potrebbe avere anche radici più antiche nel nostro territorio se dovesse un giorno confermarsi la teoria secondo la quale il Sagrantino non sia altro che un vitigno autoctono conosciuto già da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historiae come l'uva Itriola, di cui parla Plinio il Vecchio nel 14° libro e diffusa nel Piceno e nell'attuale Perugino, da lui indicato come la città di Mevania, l'antico centro amministrativo della regione conosciuta oggi come Bevagna, nei pressi di Montefalco, dove si produce appunto il DOCG Sagrantino. Difficile stabilire a distanza di due millenni l'affinità o l'uguaglianza tra i due vitigni, e quindi l'ipotesi dell'introduzione ad opera di monaci bizantini resta valida, basata anche sull'etimologia della parola Sagrantino, dove il termine Sacro o Sacrestia o Sacrificio è evidentemente presente nel nome del vitigno. Questo vino infatti era utilizzato nell'Alto Medioevo per la celebrazione dei riti cristiani nelle chiese della zona, e quindi il suo nome potrebbe derivare proprio da questo suo particolare utilizzo, associandolo al periodo storico che vide la presenza della chiesa orientale nella regione. Questo non esclude che il vino prodotto potesse essere comunque lo stesso “pagano” descritto da Plinio, e rinominato per renderlo “cristiano”.

In soccorso della teoria latina venne la Commissione Ampelografica di Foligno del 1879 e il Baldeschi nel 1893, che ne attestavano la presenza in Umbria già in antichità. L'attuale zona di produzione, Montefalco e i limitrofi Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’ Umbria, hanno infatti tutti un'antica tradizione nella coltivazione di questo vitigno.

Anche i frati benedettini sembra siano legati al vitigno che veniva coltivato secondo la regola Ora et Labora che vedeva i frati impegnati nei campi e nella salvaguardia delle antiche specie di uve che conobbero uno splendido presente con i Romani.

Ma la tradizione parla anche dei Frati Francescani che vedono il vitigno tornare con San Francesco d'Assisi dai suoi viaggi in Asia Minore per la conversione dei Musulmani. Sembra che la tradizione di appassire le uve per produrre un vino dolce da cerimonia sia proprio dell'Ordine Francescano, che quindi introdussero il nome Sagrantino ad un vitigno già esistente. Altre teorie che riguardano invece una presunta importazione ad opera dei Saraceni sembrano smentite dalle analisi ampelografiche che escludono qualsiasi affinità con vitigni asiatici. Questo dovrebbe far presupporre ad un'origine antica del vitigno e non ad un'importazione medioevale di provenienza bizantina. L'Archivio Storico di Montefalco conserva numerosi documenti descrittivi risalenti al Medioevo, sia per quel che riguarda la coltivazione che l'ampelografia del vitigno stesso. Inoltre sono dipinti i vitigni della zona in famosi affreschi di Benozzo Gozzoli, allievo del Beato Angelico che lavorò nella chiesa di S.Francesco tra il 1450 ed il 1452, rappresentando insieme alla storia di San Francesco, anche la vita quotidiana del comune umbro e delle sue vigne.

Tra la documentazione dell'Archivio Storico invece troviamo uno dei primi emendamenti a tutela di un vitigno, il Sagrantino, che siano stati mai scritti, risalenti al 1400, con un'anticipazione di sei secoli sugli odierni disciplinari di produzione, in cui erano fissate le regole di coltivazione e produzione del buon Sagrantino, mentre dal 1540 la legge di Montefalco stabiliva anche annualmente l'inizio della raccolta delle uve. Qualunque sia la vera origine del Sagrantino, probabilmente quella che lo vuole coltivato già in epoca romana, questo vitigno rappresenta comunque una parte integrante e fondamentale della tradizione dell'area, una parte della sua storia e della vita quotidiana dei suoi abitanti. Oggi il Sagrantino rappresenta una delle migliori realtà nel panorama enologico e vitivinicolo italiano, protetto dalla legge con un disciplinare accurato.

Il vitigno si presenta con grappoli di medie o piccole dimensioni a forma cilindrica, alati e densità semi-spargolo. Le bacche sono di medie dimensioni, sferiche, con buccia consistente e generalmente pruinosa, con colore tendente al nero. Viene coltivato su terreni mediamente impastati, di natura silicea a buona presenza di argilla. Offre buone rese ma non costanti anche se non soffre il freddo, le gelate stagionali e molte avversità tra cui l'oidio e il marciume. Ha invece una forte sensibilità alla peronospora.

Sagrantino

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I vini del Sagrantino

Il Sagrantino viene vinificato nella maggioranza dei casi in purezza, per fornire vini di grandissima qualità, tra i migliori d'Italia, tradizionalmente ricchi di proprietà organolettiche, oltre che di storia. In passato, come visto nel paragrafo precedente, il Sagrantino veniva fatto appassire per produrre vini dolci, utilizzati nelle cerimonie religiose della cristianità. Oggi invece il Sagrantino viene vinificato nella maggioranza dei casi nella tipologia secca, dove esprime ancor meglio le sue grandi qualità. Questa nuova tendenza è cominciata da circa un trentennio, specialmente grazie alle sperimentazioni dell'azienda di Marco Caprai, e oggi si è consolidata in tutti i produttori, anche se la vinificazione in dolce resta ben presente e di grande qualità, difesa anche nel disciplinare DOCG del Sagrantino, istituita nel 1992 dopo che il vino era stato difeso fin dal 1980 nella denominazione DOC. I vini sono dotati di profondi aromi anche terziari, con palati dal corpo solido e dal tannino che deve essere mitigato per la sua potenza, tanto da risultare più forte dei grandi Barolo. Sia nella versione secca che passita il vino esprime inoltre un palato vellutato, dalla struttura solida ed equilibrata. I colori sono quelli dei grandi vini, rubino carico con venature violacee in gioventù, e tendenze granata con il passare degli anni. La gamma olfattiva è molto complessa, con i produttori a rincorrere questa complessità in una serie di aromi che vanno dal floreale al fruttato fino al terziario animale, vegetale e di torrefazione. Le more di rovo sono un elemento comune in tutti i vini del Sagrantino. Il disciplinare prevede un affinamento obbligatorio di almeno 30 mesi sia nella versione secca che passito, anche nelle menzioni riserva. Gli abbinamenti per la tipologia secca sono con le grandi carni, come arrosti e selvaggina, o brasati mentre nella tipologia passito il vino si misura bene dopo pasto, in meditazione, ma si associa bene anche alla pasticceria secca o cremosa.


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I produttori

SagrantinoSono molti i produttori del perugino che vinificano eccellenti Sagrantino, con vini di assoluto prestigio internazionale. Tra i grandissimi il Montefalco Sagrantino Passito di Adanti, un vono dal rubino fittissimo, quasi nero. La gamma olfattiva è un tripudio di crostata di visciole, succo d'uva e macchia mediterranea. Naturalmente il palato è di grande prestigio, raffinato e vellutato con una dolcezza equilibrata da una aristocratica trama tannica. La bocca densa risulta finemente persistente, ideale per torte di noci e visciole.

La versione secca è altrettanto sublime, con un'esplosione di ribes, pepe nero e cuoio. Al palato risulta nobile e austero, con tannini in evidenza. È un ottimo vino per la selvaggina, in particolare con la lepre selvatica alla cacciatora.

Grandissimo Montefalco Sagrantino Colleallodele anche da Antano, con una gradazione di 15% vol. Il colore è ancora denso e scuro, con gamma olfattiva di grandissimo spessore dove vengono espresse intense profumazioni di sciroppo d'amarena, iris, buccia di pomodoro, alloro e una lunga chiusura di spezie nere. Il palato è naturalmente di eguale spessore, denso e saporito con tannini ricchi. La chiusura è praticamente infinita e ricamata sulle sensazioni olfattive. Un vino che merita i migliori formaggi o carni di grande cucina, come il coscio di capretto. L'altra versione vinificata da Antano, il Montefalco Sagrantino, è giusto un gradino sotto in qualità, con un naso del tutto brillante, di grande speziatura e una chiusura d'incenso. Il palato è ugualmente elegante, da associare al cinghiale arrosto alle castagne.

Arnaldo Caprai, l'azienda di Marco Caprai a cui va il merito delle prime sperimentazioni in secco del Sagrantino, vinifica un altrettanto aristocratico Montefalco Sagrantino 25 anni, ancora di colore scuro e violaceo, con un naso di indescrivibile espressione. Si apre con lo sciroppo di visciole e le viole per passare al cacao e alle spezie dolci. Palato di straordinaria potenza ma equilibrato, con tannini glicerici e un finale tutto legnoso e lunghissimo. Da abbinare con grandi carni selvatiche come il fagiano sotto cenere. Anche il Montefalco Sagrantino Passito di caprai si rivela unico, dal colore quasi nero, con bei sentori di erbe aromatiche e crostata di visciole. Grande sensazione vellutata al palato ricco e denso, lungo ed equilibrato, da provare con la panna cotta ai frutti di bosco.

Con Casale Triocco il Montefalco Sagrantino esprime ottimi aromi di ribes e more mature, con chiusura al tabacco e all'humus. Gran palato denso e ricco, polposo e generoso in tannini. Il finale, discretamente lungo, si manta di mandorle. Da provare con la tagliata al tartufo.

Colpetrone offre il suo Montefalco Sagrantino Passito di un bel rubino scuro. Qui è la ciliegia sotto spirito a presentarsi per prima, con un seguito di salvia e menta selvatica. Palato ancora vellutato, brillante, dolce e austero. Va provato con dolci al cioccolato e frutta secca.

Ottimo Montefalco Sagrantino anche da Tudernum, un vino più leggero ma con il rubino cupo ad aprire la degustazione che prosegue odori di prugne mature, visciole e poi gli aromi vegetali dei funghi e del tartufo. La chiusura invece si avvolge nell'orzo, nella menta e nella frutta fresca. In bocca invece esce una vena di rabarbaro con un palato sapido e soffice che chiude con china e pepe nero. Un vino fantastico da provare con il pollame nobile.




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