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Uva e Olive · Vitigni bianchi

Albarola

Aggiornato il 16 maggio 20133 capitoli5 domande frequenti
albarola

Il vitigno

L'Albarola è un vitigno a bacca bianca diviso tra la Liguria e la Toscana, che se ne contendono anche l'origine. Tra le aree che si contendono l'autoctinicità dell'Albarola vi è infatti quella delle Cinque Terre, e la parte settentrionale della Toscana. In entrambe le regioni il vitigno è diffuso, anche se la Liguria vanta estensioni e utilizzi maggiori. Inoltre la similitudine del vitigno con la Bianchetta Genovese, confermata dai test del DNA che ne hanno evidenziato l'esatta uguaglianza, fanno propendere per la sua origine ligure. Il Bianchetta e l'Albarola sono infatti ritenuti oramai lo stesso vitigno con vari adattamenti territoriali, sviluppatisi poi in condizioni ambientali diverse. Vi sono comunque ancora numerosi viticoltori e botanici che continuano a considerare i due vitigni separati, seppur straordinariamente simili. La confusione, come spesso accade, crea ancora qualche problema e qualche imbarazzo, ma anche i vini risultano molto simili in particolare nel colore scarico e pallido. Così come la densità compatta, che ha dato luogo al nome utilizzato nel passato, risulta simile. Il vitigno infatti era conosciuto con il nome di Calcatella per i grappoli “calcati”, serrati, che lo caratterizzano. Già nel XIX secolo vennero individuate queste forti somiglianze tra i due vitigni, dai vari studiosi quali De Maria, Gallesio e Leardi, che si susseguirono nelle ricerche. Per Gallesio il vitigno era indubbiamente un autoctono ligure, mentre per altri l'ipotesi toscana può essere ancora verificata. Più preciso è Dell'Olio Macaluso che nel 1963 ne individua un origine molto precisa, da collocare geograficamente tra la Riviera di Levante e il Sarzanese, da dove poi si sarebbe diffusa in Toscana. Ad avvalorare questa ipotesi sembra ci sia anche una migliore qualità dei vini dell'Albarola riscontrata in Liguria. Il vitigno comunque oggi è meno coltivato rispetto al passato, soppiantato da uve di qualità superiore. L'Albarola ha grappoli medio-piccoli, con forme cilindriche dotate di ali e molto compatti, serrata appunto tanto da essere detti calcati. Gli acini risentono di questa caratteristica serrata, sia nelle piccole dimensioni che nelle forme irregolari e ovaleggianti. Le bucce hanno uno spessore molto fine, con un'alta concentrazione di pruina. Le bucce sono comunque molto resistenti e di colore pallido, giallino quasi bianco o verdolino. Il vitigno produce abbondanti raccolti con una precisa regolarità. Inoltre non soffre la vicinanza dal mare e le varie malattie. È molto adattabile anche ai vari metodi di allevamento, anche se la controspalliera è il metodo più utilizzato. Le potature più ricorrenti sono le miste, ma vengono utilizzate anche quelle medie o poco espanse. Segnala invece tra gli svantaggi nella coltivazione una forte sofferenza alla peronospora e ai problemi legati all'umidità, come il marciume e l'oidio. Questo lo obbliga ad essere coltivato con buone ventilazioni per asciugare eventuali botriti. Anche l'esposizione favorevole deve essere una delle condizioni d'allevamento. Viene chiamato anche Bianchetta, Gianchetta, Trebbiana, Termosci e Trebbiana di Sarzana.

I vini dell'Albarola

L'Albarola viene usata quasi esclusivamente in assemblaggio in quanto non riesce a fornire vini di carattere, ma solo abbondanti quantità utili ad aggiungere “volume” ai vini. Il suo apporto è molto neutro, decisamente banale. Ma il suo supporto produttivo fa si che sia inclusa in quasi tutte le denominazioni liguri, tra cui la popolare Cinque Terre DOC. È presente formalmente anche nelle denominazioni della Toscana, ma poco impiegata nella realtà. In purezza i vini sono scarichi, sia nel calore, che negli aromi e nei gusti. Pallidi e verdolini, i vini sono generalmente erbacei ma per nulla aromatici. I gusti sono astringenti, con un corpo molto leggero e neutri nei gusti. Va bevuto molto giovane, con piatti molto semplici. Se si desidera un vino molto economico da bere tutti i giorni senza pretese, questi vini possono essere di conforto. L'unico supporto è quello alcolico, sfruttato anche in assemblaggio in particolare per lo Sciacchetrà in Liguria, per produrre potenti vini dolci. Viene usato spesso per tagliare il Vermentino. In Toscana è incluso nel Montescudaio, nel Candia dei Colli Apuani, nel Bianco Pisano di Torpè e nel Colli dell'Etruria centrale, anche se usato raramente e per non più del 10%.

I produttori

I produttori che utilizzano l'Albarola sono quindi quasi tutti liguri. Sempre in assemblaggio, l'Albarola incide poco nella qualità del vino, tanto che potrebbe essere sostituito con altri vitigni. Da Sassarini partecipa al 10% nel grande Cinque Terre Sciacchetrà Terre di Levante, ambrato con vene dorate. Ottima gamma olfattiva, con prevalenza di marmellate di albicocche e zafferano. Il palato dolce viene equilibrato dall'ottima vena sapida e calorica. ,è ottimo con il pandolce.

Domande frequenti

  • Qual è l'origine certa dell'Albarola e perché c'è confusione tra Liguria e Toscana?
    L'origine esatta dell'Albarola è oggetto di dibattito, con la Liguria e la Toscana che ne rivendicano la paternità. Tuttavia, i test del DNA hanno rivelato un'identità genetica perfetta tra l'Albarola e la Bianchetta Genovese, suggerendo fortemente un'origine ligure, probabilmente tra la Riviera di Levante e il Sarzanese. Questa varietà si sarebbe poi diffusa in Toscana. Nonostante le evidenze scientifiche, molti viticoltori e botanici continuano a considerarli vitigni distinti a causa di lievi adattamenti territoriali. La confusione nasce anche dalle forti somiglianze morfologiche, come i grappoli molto compatti ('calcati') e il colore pallido, che rendono difficile distinguere le due varianti semplicemente osservando l'uva.
  • Perché l'Albarola è considerato un vitigno 'banale' e qual è il suo ruolo principale in cantina?
    L'Albarola è storicamente definito 'banale' perché i vini ottenuti in purezza risultano scarsamente caratterizzati: sono pallidi, erbacei, privi di aromi complessi e presentano un corpo leggero e neutro. Non offre struttura o personalità distintive. Di conseguenza, il suo valore principale risiede nell'elevata resa produttiva e nella capacità di conferire volume e corpo ai blend. Viene quindi utilizzato quasi esclusivamente in assemblaggio per addolcire o dare struttura ad altri vini, oppure per aumentare il grado alcolico in vini dolci potenti come lo Sciacchetrà, dove agisce da supporto strutturale piuttosto che da protagonista aromatico.
  • Come si presenta un vino fatto con Albarola in termini di colore, gusto e abbinamento?
    Un vino prodotto prevalentemente con Albarola si presenta con un colore giallo paglierino chiaro, talvolta tendente al verdolino, e una densità compatta. Al naso è poco aromatico, con note erbacee sottili. Al palato risulta asciutto, leggermente astringente, con un corpo leggero e sapori neutri. Essendo un vino semplice e da bere giovane, si abbina idealmente a piatti molto leggeri e quotidiani. È indicato per chi cerca un vino economico, dissetante e privo di pretese, utile come accompagnamento informale a pranzi veloci o antipiatti semplici, senza richiedere particolari attenzioni di servizio o invecchiamento.
  • Quali sono i principali svantaggi agronomici dell'Albarola e come si coltiva?
    Nonostante l'Albarola sia resistente alle malattie comuni e tolleri bene la vicinanza al mare, presenta una significativa vulnerabilità alla peronospora e ai funghi legati all'umidità, come oidio e marciume. La compattezza dei suoi grappoli ('calcati'), pur essendo una caratteristica morfologica distintiva, favorisce il ristagno di umidità interna, aumentando il rischio di infezioni fungine. Per mitigare questi problemi, è essenziale coltivare il vitigno in esposizioni ben ventilate e soleggiate, utilizzando tecniche di potatura che favoriscano l'aerazione. Il metodo di allevamento più comune è la controspalliera, con potature miste o medie, necessarie per gestire la vigorosa produzione di frutti.
  • In quali Denominazioni di Origine l'Albarola è ufficialmente presente e come viene utilizzata?
    L'Albarola è ufficialmente inserito in molte denominazioni liguri e toscane, sebbene il suo impiego reale varii. In Liguria, è componente chiave di quasi tutte le DOC locali, specialmente nelle Cinque Terre, dove contribuisce al blend, talvolta raggiungendo percentuali significative fino al 10% nello Sciacchetrà Terre di Levante per donare struttura ai vini dolci. In Toscana, appare nelle etichette di Montescudaio, Candia dei Colli Apuani, Bianco Pisano di Torpè e Colli dell'Etruria Centrale, ma qui il suo utilizzo è raro e limitato solitamente a una quota massima del 10%, spesso usato per tagliare vitigni più nobili come il Vermentino per aumentarne il volume.

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