grappoli

Uva

Grappoli uva

Il grappolo dell'uva, simbolo di buon vino, è costituito da varie parti, ognuna con la sua funzione e con il suo contributo alla vinificazione.

di Redazione

30 gennaio 2014

Grappoli e romanticismo

Il grappolo di uva è in fondo il simbolo stesso del vino e della pianta meravigliosa che regala una bevanda amata da millenni in Europa. Nel vecchio continente infatti si può dire che sia nato il vino, e i grappoli che lo rappresentano sempre in Europa hanno trovato la loro evoluzione genetica, tanto da passare da poche decine di specie a più di mille, tutte europee, oggi coltivate in tutto il mondo. A farla da padroni i grappoli francesi, la nazione che più di tutte negli ultimi due secoli ha sviluppato la sua viticoltura a scopi enologici. Prima c'era l'Italia, che dominava fin dall'epoca della Magna Grecia la scena continentale del vino. Tutta questa parte romantica del vino ha come simbolo il grappolo, ovvero il frutto della vitis vinifera, una pianta amata e coltivata da millenni, la cui parte più interessante antropologicamente è appunto il grappolo. Tecnicamente il grappolo è il portatore degli acini, così vengono chiamati i frutti della vite. Il grappolo come sappiamo può essere sia mangiato fresco che destinato alla vinificazione, la produzione del vino. Si può dire che il grappolo è il fine ultimo di un anno di intensi lavori e sforzi in vigna, ma anche di millenni di lavori fatti da un lento susseguirsi di stagioni che lentamente hanno migliorato, adattato e arricchito sia la cultura umana che la pianta stessa. I grappoli sono il simbolo di tutto, delle prime coltivazioni cinesi e dell'importazione verso l'Europa, dei primi traffici di vino fenici e dei primi esperimenti in vigna dei Greci, così passando per i Romani, i protagonisti della grande diffusione nel vecchio continente o per i monasteri medioevali, cultori e conservatori delle tecniche abbandonate con la caduta dell'Impero. Ai giorni nostri il grappolo simboleggia premiazioni e assegnazioni di punti nei concorsi enologici, ma anche la fertilità nei sogni e il buon cibo a tavola.

Il punto di vista botanico

Il grappolo è però anche una parte della pianta e come tutti i vegetali viene studiato dal punto di vista scientifico dai botanici, meno romanticamente, ma necessariamente utile a chi produce vino per conoscere la pianta al meglio e trarne i risultati più eccelsi. Il grappolo viene classificato in tre diverse parti: il raspo, l'acino e i semi. Il raspo, detto anche graspo, è la parte legnosa di supporto al fissaggio degli acini. Qui si attaccano i chicchi e si collegano alla pianta madre. Non ha nessuna rilevanza dal punto di vista vinicola, tranne per alcune rare vinificazioni francesi che lo includono nei processi di lavorazione. L'acino invece rappresenta lo sforzo ultimo di tutta la lavorazione in quanto contiene non solo il succo che diventerà vino, ma anche i semi che consentono la moltiplicazione della pianta e che contengono preziosi tannini, così come le bucce in cui sono concentrati i polifenoli protagonisti dei profumi e degli effetti benefici del frutto. Infine vi è il citato seme, o vinacciolo, portatore del patrimonio genetico, contenitore legnoso. Alcuni considerano anche la pruina come una parte del grappolo.

L'acino

L'acino come detto è il fine ultimo di tutta la coltivazione e la crescita vegetativa della pianta. Non si deve dimenticare infatti con non è solo l'enologo ad essere interessato all'acino, ma questo è l'atto finale di tutto il ciclo vegetativo della pianta stessa in quanto strumento di tramandazione genetica e moltiplicazione della specie. L'acino viene formato dunque dalla buccia esterna, dalla polpa interna e dai semi, anche se questi possono essere intesi come un organo specifico della pianta. I botanici naturalmente differenziano il colore della buccia in nera e bianca (e tutte le varie sfumature), mentre curiosamente la polpa subisce pochissime variazioni di colore, essendo comunque bianca in tutte le specie. Sono infatti le bucce a fornire i colori al vino, e anche nelle bucce bianche, se troppo sfruttate nella vinificazione, sono presenti dei coloranti che rendono il vino rosato se non rosso. Anche i semi contengono dei coloranti e per questo si cerca di eliminarli, insieme alle bucce, nelle vinificazioni in bianco, dove la parte utilizzata è il solo succo e qualche aromatizzante delle bucce. La pruina prima menzionata ha la funzione protettiva della buccia. Si tratta di una sostanza cerosa prodotta dalla pianta stessa che ha varie funzioni. Protegge l'acino da raggi ultravioletti che potrebbero determinarne la disidratazione, ma essendo anche appiccicosa, consente di catturare i lieviti presenti nell'aria e determinanti ai fini della fermentazione anche se oggi vengono usati produzioni da laboratorio. La polpa dunque fornisce il succo, contenete molta acqua per ottenere il prodotto liquido, mentre alle bucce è riservato il compito di fornire i coloranti, gli aromi ed i tannini al vino. La polpa inoltre si divide in due zone, una esterna ed una interna, dove la prima fornisce la maggior parte degli zuccheri fondamentali alla trasformazione in alcol, mentre la seconda fornisce gli acidi necessari al mantenimento del vino.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra uve nere e uve bianche? La polpa cambia colore?
    La distinzione principale risiede nel colore della buccia, che può essere nera, rossa o bianca, con tutte le relative sfumature intermedie. Curiosamente, la polpa interna dell’uva è quasi sempre bianca, indipendentemente dal colore esterno della bacca. È proprio la buccia a determinare il colore finale del vino, poiché contiene i pigmenti naturali. Nelle vinificazioni in bianco si cerca di evitare il contatto prolungato tra mosto e bucce per non estrarre coloranti. Tuttavia, anche nelle varietà a bacca bianca, un’eccessiva spremitura o macerazione delle bucce può rilasciare sostanze che tendono a rosare il vino, rendendo cruciale il controllo tecnico durante la pigiatura.
  • A cosa servono i vinaccioli e perché spesso vengono eliminati?
    I vinaccioli, o semi, sono essenziali per la riproduzione della vite e contengono il patrimonio genetico della pianta. Dal punto di vista enologico, sono ricchi di tannini e talvolta di coloranti. Nella vinificazione in bianco, dove l’obiettivo è preservare la limpidezza e la freschezza del succo, i vinaccioli vengono rimossi o evitati per non impartire sapori erbacei, amari o astringenti indesiderati. Al contrario, nelle vinificazioni in rosso, i tannini contenuti nei semi contribuiscono alla struttura, al corpo e alla capacità di invecchiamento del vino, integrandosi con quelli estratti dalle bucce durante la macerazione.
  • Cos'è la pruina sull'uva e qual è la sua funzione?
    La pruina è una sottile patina cerosa e opaca che ricopre la buccia dell’acino, prodotta naturalmente dalla pianta. Ha una duplice funzione vitale: agisce come barriera protettiva contro i raggi ultravioletti, impedendo la disidratazione dell’acino, e grazie alla sua consistenza leggermente appiccicosa, trattiene i lieviti naturali presenti nell’atmosfera circostante. Questi lieviti autoctoni sono fondamentali per avviare la fermentazione alcolica spontanea. Sebbene oggi molti produttori utilizzino ceppi selezionati di laboratorio, la presenza della pruina rimane un indicatore di salute della bacca e può favorire fermentazioni più complesse e tipiche del territorio.
  • Come si suddivide la polpa dell'acino e quali ruoli svolgono le sue zone?
    Anatomically, la polpa dell’acino non è uniforme ma si distingue in due zone funzionali principali: una esterna e una interna. La zona esterna della polpa è quella che accumula la maggior parte degli zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), essenziali per essere trasformati in alcol durante la fermentazione. La zona interna, invece, tende a contenere concentrazioni maggiori di acidi organici (come tartarico e malico), cruciali per mantenere l’equilibrio acidità/pH del vino e garantire la sua stabilità e longevità. Questa divisione spiega perché la maturazione tecnica deve bilanciare entrambi gli aspetti per ottenere un vino armonioso.
  • Che ruolo gioca il raspo nella vinificazione moderna?
    Il raspo, o graspo, è la parte legnosa e fibrosa che sostiene gli acini nel grappolo. Generalmente, nella maggior parte delle vinificazioni moderne viene separato dagli acini prima della pigiatura, poiché apporta tannini ruvidi, erbose note verdi e può conferire al vino una struttura sgradevole o eccessivamente astringente. Tuttavia, esistono eccezioni, specialmente in alcune tradizioni francesi o in vitigni specifici, dove il raspo viene incluso parzialmente o totalmente nel processo di fermentazione. In questi casi, il raspo può aggiungere complessità aromatica e migliorare la struttura, ma richiede un controllo rigoroso per evitare che domini negativamente il profilo sensoriale del vino finale.

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