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Spumante naturale

Aggiornato il 24 settembre 20265 capitoli5 domande frequenti
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Spumante: per festeggiare non c'è di meglio...

Ci sono sicuramente vari e vari modi di festeggiare: c’è chi preferisce farlo assaporando dei calici di vino rosso o bianco, chi si tuffa sulla classe e sull’eleganza di un vino rosato, e chi non rinuncia alla più classica delle bottiglie per la festa: quella animata dalle bollicine. Non c’è di meglio, quando si festeggia, che stappare una bottiglia di spumante, benaugurante, simbolo di gioia e di fortuna, ma anche di convivialità. Se poi, a tutti questi significati simbolici si riesce ad unire la possibilità di sorbire un prodotto di elevata qualità, allora la festa assume un valore praticamente unico ed eccezionale. Se è vero, infatti, che una buona flute di spumante è il modo migliore per salutare l’anno nuovo, per festeggiare un compleanno, o una qualunque ricorrenza speciale, è altrettanto vero che non tutte le bottiglie di spumante sono uguali, e che non sempre si riesce ad avere la qualità che si vuole.

Scegliere dall'etichetta

Per scegliere un buono spumante si può fare affidamento sull’etichetta: alcune zone d’Italia sono considerate come rappresentanti dell’eccellenza mondiale per la produzione di vino spumante, e sono seconde – o comunque dirette concorrenti – soltanto all’area dello Champagne francese. Località come la Franciacorta e le terre del Prosecco sono culle di etichette tutte da scoprire, e garanzia di qualità. Se, pertanto, dovete scegliere una bottiglia di spumante ed intendete fare una figura come si deve, puntate dritti su un Franciacorta DOCG oppure su una bottiglia di Prosecco di Conegliano; tenetela in frigo, servitela ad una temperatura compresa tra i 6 e gli 8 gradi centigradi, e i vostri ospiti vi saranno grati per un bel po'. Il requisito essenziale per imparare a ricevere, sotto il profilo del vino, gli ospiti nel miglior modo possibile, è comprendere che esistono vari tipi di spumanti, non tutti sono uguali, e solo imparando a scegliere quelli migliori farete figure degne di nota.

Metodo classico o Charmat?

Come possiamo distinguere gli spumanti tra di loro? Oltre che, naturalmente, per la qualità e per la varietà delle etichette, questi prodotti si distinguono per il metodo di lavorazione che li dà alla luce. Si parla di spumante metodo classico quando ci si serve del processo di lavorazione più antico, ideato in Francia nel XVI secolo e conosciuto anche come Champenois, in quanto originario della terra dello champagne. Si parla invece di spumante metodo Martinotti-Charmat, quando ci si trova di fronte a bottiglie ottenute mediante il processo di lavorazione messo a punto da un ingegnere piemontese nel XIX secolo e brevettato più tardi dal francese Eugène Charmat. In generale, volendo dare una definizione di vini spumanti, possiamo considerarli come quei vini che, all’apertura della bottiglia, sono caratterizzati da una spuma più o meno persistente, causata dalla presenza di anidride carbonica a sua volta formatasi per reazioni interne e non per immissioni esterne. Da qui è possibile procedere ad una ulteriore distinzione in ambito di spumanti: ci sono infatti, tra gli altri, spumanti naturali e spumanti gassificati (o artificiali).

Spumanti naturali

Lo si evince già dal nome e dalla primissima distinzione possibile: è meglio fidarsi esclusivamente degli spumanti naturali, soprattutto se si desidera acquistare un prodotto di qualità e fare una figura di un certo tipo. Si parla di spumanti naturali quando l’anidride carbonica che produce la spuma e il perlage si è formata al termine del processo di rifermentazione, tipico delle bottiglie di spumante. Tale rifermentazione può avvenire indifferentemente per mezzo del metodo Martinotti o per mezzo del metodo classico; l’importante è che non preveda l’utilizzo di anidride carbonica esterna. In tal caso, infatti, non sarebbe più possibile parlare di spumante naturale, bensì gassificato. La gassificazione dello spumante avviene al termine di lavorazioni poco felici, contraddistinte da un basso grado di alcolicità e da un perlage che delude le aspettative. Per cercare di ovviare a questo inconveniente, si procede all’aggiunta di anidride carbonica a basse temperature, ma si tratta – è opportuno sottolinearlo – di un’operazione resa necessaria soprattutto dall’utilizzo di uve di scarsa qualità, che non possono che dar luogo a spumanti peggiori. Se vi interessa un prodotto di elevata qualità, quando acquistate una bottiglia di spumante, assicuratevi che il contenuto sia naturale al 100%.

Quanto zucchero?

Il metodo Charmat e il metodo Champenois, la qualità delle uve utilizzate, l’eventuale aggiunta di anidride carbonica esterna, rappresentano soltanto alcuni tra i fattori che consentono una distinzione tra vari tipi di spumante. Una ulteriore differenziazione tra le bottiglie, è infatti quella che tiene conto del differente grado zuccherino, e viene fissata dalla normativa dell'Unione Europea. In base al livello di dolcezza (grammi di zucchero/litro), distinguiamo spumanti Dosage Zero (<3), Brut (meno di 12), Dry o Sec (17-32), Doux o dolce (>50), ma anche categorie intermedie come l’Extra Brut, il Demi-Sec e l’Extra Dry.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra uno spumante naturale e uno gassificato?
    La distinzione fondamentale risiede nell'origine dell'anidride carbonica presente nella bottiglia. Negli spumanti naturali, le bollicine derivano esclusivamente dalla rifermentazione naturale del vino, un processo interno che avviene durante la conservazione della bottiglia, sia essa effettuata con il metodo classico (Champenois) o con il metodo Charmat-Martinotti. Al contrario, negli spumanti gassificati o artificiali, l'anidride carbonica viene aggiunta esternamente al prodotto finito, spesso a basse temperature. Questa pratica è generalmente associata a uve di qualità inferiore e a vini con un corpo più leggero, mentre lo spumante naturale garantisce una struttura e una persistenza olfattiva superiori.
  • Cosa indicano le diciture Extra Dry, Demi-Sec e Dosage Zero sull'etichetta?
    Queste diciture classificano lo spumante in base al residuo zuccherino, misurato in grammi per litro, una standardizzazione promossa inizialmente dalla CEE. Il Dosage Zero indica un vino quasi totalmente privo di zuccheri aggiunti dopo la sboccatura. L'Extra Brut è molto secco, con livelli minimi di residuo. L'Extra Dry, nonostante il nome, risulta leggermente più dolce del precedente ed è una scelta molto comune per la sua versatilità. Il Demi-Sec, invece, appartiene alla categoria dei vini dolci, ideale per accompagnare dessert o frutta. Conoscere queste differenze permette di abbinare correttamente lo spumante al momento della giornata o al piatto servito.
  • Quali sono le zone italiane di riferimento per produrre spumanti di alta qualità?
    L'Italia vanta diverse aree riconosciute a livello mondiale per l'eccellenza nella produzione di spumanti, secondarie solo allo Champagne francese per prestigio e tradizione. Le regioni più importanti sono quelle associate alle denominazioni Franciacorta e Prosecco. Il Franciacorta, situato in Lombardia, è celebre per i suoi spumanti metodo classico di grande struttura e longevità. Il Prosecco, nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene nel Veneto, è famoso per i suoi profumi fruttati e freschi, ottenuti prevalentemente con il metodo Charmat. Acquistare bottiglie provenienti da queste aree geografiche specifiche garantisce standard qualitativi elevati e tipicità ben definite.
  • A quale temperatura va servita una bottiglia di spumante per esaltarne le qualità?
    Per apprezzare appieno l'aromaticità e la freschezza dello spumante, è cruciale servirlo alla temperatura corretta, che oscilla idealmente tra i 6 e gli 8 gradi Celsius. Servirlo troppo freddo potrebbe nascondere i profumi delicati e le sfumature complesse, specialmente nei metodi classici come il Franciacorta. Al contrario, una temperatura eccessivamente alta accentuerebbe l'alcol e appiattirebbe la percezione delle bollicine. È consigliabile tenere la bottiglia in frigorifero prima dell'apertura o utilizzare un secchiello con ghiaccio e acqua per raggiungere rapidamente la gradienza perfetta, assicurando così un'esperienza gustativa ottimale per gli ospiti.
  • In cosa consistono il metodo classico e il metodo Charmat?
    I due metodi principali differiscono per luogo e tempistica della seconda fermentazione. Il metodo classico, nato in Francia nel XVI secolo, prevede che la rifermentazione avvenga interamente all'interno della singola bottiglia, conferendo al vino complessità e finezza delle bollicine. Il metodo Charmat-Martinotti, sviluppato nel XIX secolo, realizza invece la seconda fermentazione in grandi autoclavi di acciaio, mantenendo intatti i profumi primari delle uve e risultando più rapido ed economico. Entrambi i processi producono spumanti naturali se non aggiungono CO2 esterna, ma offrono profili sensoriali distinti: il classico è più strutturato, il Charmat più immediato e fruttato.

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