vino da tavola

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Vini da tavola

I vini da tavola sono prodotti confezionati senza indicazioni relative alla provenienza, e realizzati mediante l'utilizzo di vitigni diversi

di Redazione

02 febbraio 2012

Cosa sono i vini da tavola?

Sensazioni goderecce ed estremamente piacevoli; riferimenti al gusto, alla passione, ad uno stile di vita all’insegna del buon bere e del buon mangiare. Quando si parla di vini sono tante le impressione che è possibile raccogliere: ci si diverte, si tirano in ballo momenti che difficilmente si dimenticano, ma si corrono anche rischi e pericoli da evitare. Il pericolo maggiore è afferente senza ombra di dubbio alla possibilità di fare confusione tra denominazioni, definizioni, modi di dire e terminologie. A chi, per esempio, non è mai capitato di sentir parlare di vini da tavola? A pochissimi, a nessuno forse, ma la domanda più interessante è: quanti conoscono l’effettivo significato di questa categoria di vini? Cosa sono i vini da tavola? Lo scopriremo nelle righe seguenti.

Caratteristiche e produzione

Abbiamo visto in altri articoli, su questo sito, quanto importante sia l’area geografica di provenienza di un vino, al fine di capirne nel dettaglio le caratteristiche organolettiche. Ebbene, i vini da tavola non possiedono, sull’etichetta, l’indicazione di un’area geografica di provenienza, anche perché in molti casi si tratta di un assemblaggio di vini più che di un unico prodotto. Inoltre, a norma di legge, sull’etichetta non possono essere riportate né l’annata di raccolta né il tipo di vitigno utilizzato, in ossequio al fatto che un vino da tavola può essere prodotto utilizzando diversi tipi di uva. Insomma, come si evince dalla denominazione, il vino da tavola è un vino privo di indicazioni e caratteristiche specifiche, a suo modo comunque un prodotto unico e diverso da tutti gli altri.

Un errore da non commettere

Un altro errore che è fondamentale evitare quando si parla di vino da tavola, causato comunque in parte dalle caratteristiche del prodotto, è quello di confonderlo per un vino da utilizzare unicamente per aromatizzare i piatti. C’è, in altre parole, chi acquista il vino da tavola unicamente per utilizzare durante la cottura della carne o del pesce e per insaporire altre pietanze, ma in realtà stiamo parlando di un vino fruibile a tutti gli effetti. Il vino da tavola – state attenti – non è un vino di bassa qualità, prova ne sia il fatto che negli anni scorsi molti produttori, fino all’introduzione della denominazione IGT, hanno imbottigliato i loro vini di qualità come “vini da tavola”. E’ il caso soprattutto di vini toscani quali il Sassicaia e il Tignanello, vini che con il passare del tempo sono arrivati a ricevere apprezzamenti a livello internazionale. Ci fermiamo a questi due esempi, speriamo efficaci, per chiarire una volta per tutte il fatto che quando si parla di vino da tavola non si allude ad un prodotto di bassa qualità.

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Domande frequenti

  • Cosa significa esattamente 'vino da tavola' e qual è la sua definizione legale?
    Il termine 'vino da tavola' indica una categoria di vini che non presenta indicazioni obbligatorie sulla zona di produzione, sull'annata o sui vitigni utilizzati nell'etichetta. Si tratta spesso di assemblaggi ottenuti da diverse uve, il cui profilo sensoristico varia notevolmente da bottiglia a bottiglia. Questa classificazione nasce dall'esigenza di identificare vini che, pur essendo commerciabili, non rientrano nei rigorosi disciplinari delle denominazioni DOP o IGP, permettendo ai produttori maggiore libertà nella composizione del mosto.
  • I vini da tavola sono considerati di bassa qualità?
    Assolutamente no. La mancanza di indicazione geografica o viticola non implica affatto scarsa qualità. Anzi, storicamente molti grandi produttori italiani hanno etichettato i propri capolavori come 'vino da tavola' per sfuggire alle restrizioni dei disciplinari tradizionali. Esempi celebri come il Sassicaia o il Tignanello, oggi rinomati internazionali, erano inizialmente classificati così. Questo dimostra che la categoria può ospitare vini di altissima eccellenza, scelti dai produttori per la loro indipendenza stilistica rispetto alle norme territoriali.
  • Posso bere un vino da tavola o va usato solo in cucina?
    I vini da tavola sono pienamente idonei al consumo diretto e non devono essere confusi con semplici ingredienti da cottura. Sebbene alcuni li utilizzino per sfumare carni o pesce, la loro natura li rende ottimi compagni di pasto quotidiani. Essendo spesso assemblaggi versatili, offrono profili gustativi accessibili e piacevoli, ideali per accompagnare pasti informali o per chi cerca un'esperienza di degustazione libera da vincoli territoriali stretti, garantendo comunque piacere e soddisfazione al palato.
  • Perché sulle etichette non ci sono annata o vitigno?
    La normativa vigente per i vini da tavola vieta l'indicazione obbligatoria dell'annata e del vitigno principale proprio perché questi vini sono spesso il risultato di blend complessi. Poiché il produttore ha la facoltà di mescolare uve di diverse varietà e talvolta anche di diversi anni per stabilizzare il profilo aromatico, indicare un'unica origine o vitigno sarebbe fuorviante. Questa assenza di informazioni specifiche riflette la natura eclettica e non vincolata dal territorio del prodotto finale.
  • Come si relaziona il vino da tavola con le attuali categorie IGT?
    Con l'introduzione della denominazione IGT (Indicazione Geografica Tipica), molte cantine hanno preferito spostare i loro vini di alta qualità in questa fascia, che permette di indicare almeno la zona geografica di provenienza mantenendo flessibilità sui vitigni. Di conseguenza, il 'vino da tavola' puro è diventato meno comune per i grandi nomi, rimanendo spesso come categoria per vini più semplici o per produzioni che scelgono deliberatamente di non dichiarare alcuna origine geografica specifica.

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