Vino bianco friulano

Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni italiane con il più alto numero di vitigni a bacca bianca da cui vengono prodotti degli ottimi vini bianchi. La tradizione enologica di questo paese, come del resto della maggior parte dell’Italia, è molto antica, risale al periodo romano, anzi, probabilmente anche ai Greci. Alcune ricerche hanno dimostrato che la viticoltura era già presente intorno al 13° secolo, arrivata forse grazie ad una delle popolazioni che si stanziarono nella zona. Su alcuni reperti del periodo sono state trovate tracce di vino che potrebbero essere state cosparse sugli altari in seguito a dei riti religiosi. È solo grazie a Plinio il Vecchio, però che abbiamo notizie più attendibili sull’origine della viticoltura del Friuli Venezia Giulia. L’autore latino parla di diverse qualità di vini ottenuti con vitigni e tecniche di lavorazione molto variegate. Inoltre cita un vino, ... continua

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prosegui ... , in particolare, il “Pucinum” che aveva la fama di “elisir di giovinezza” tanto che si racconta che la moglie dell’imperatore romano Augusto Livia Drusilla sia vissuta a lungo proprio grazie a questa qualità di vino. Gli abitanti della città di Aquileia, invece, ricostruirono il ponte sull’Isonzo attrezzi e contenitori di vino ricoperti di terreno. Inoltre al di là di ogni leggenda o curiosità, sono state ritrovate numerose anfore risalenti all’epoca dell’impero che testimoniano quanto i romani coltivassero e producessero assiduamente la vite. Facendo un rapido excursus tra le varie epoche fino i giorni nostri, è importante ricordare che nel medioevo la produzione di vino friulana era così massiccia e apprezzata che la vicina repubblica di Venezia si riforniva proprio da quelle terre e addirittura furono varate, a Gorizia, le prime leggi a tutela dei vini locali rispetto a quelli stranieri, una normativa che potremmo definire un disciplinare ante-litteram dato. Durante l’epoca rinascimentale, la coltivazione della vite fu sfruttata al massimo e fu rinnovata con tecniche sempre più innovative, a questo bisogna aggiungere che furono introdotti anche delle nuove tipologie di vitigni come il Pignolo, il Terrano e il Romania. Si deve attendere fino al XVI secolo per l’arrivo in terra friuliana di un nuovo prestigiosissimo vitigno: si tratta del Piccolit. Negli ultimi decenni dello stesso secolo, precisamente nel 1767 l’imperatrice Maria Teresa D’Austria ordinò la costituzione della Società Agraria Teresiana, specializzata nello studio delle viti per conseguire una produzione sempre più di alto livello. L’ascesa dei vini friulani è inarrestabile fino alla diffusione della filossera nel XIX°secolo che distrusse molti dei vigneti della regione.

Il territorio friulano è davvero molto indicato per la vitivinicoltura. Sia in pianura che in collina dove il terreno è molto più arido, si producono vini importanti, che nonostante le difficili condizioni morfologiche del territorio riescono a tirar fuori particolarissime proprietà dalle proprie uve. I vitigni più diffusi sono quelli a bacca bianca che rappresentano circa il 55-56% dei vigneti totali. Si tratta di vitigni autoctoni o alloctoni dal Chardonnay al Tocai (da qualche tempo anche conosciuto con il nome di Friulano), al Sauvignon provenienti da diverse aree produttive della regione. Tra le aree di maggiore importanza dal punto di vista vinicolo vi è la zone del Carso che comprende un impervio territorio estremamente arido ma molto favorevole alla crescita di vite. Il carso si estende per tutte le province di Trieste e di Gorizia, il territorio è alquanto vario, sono presenti colline che scendono fino alla costa. Il terreno a tratti è arido ma ciò non apporta che dei benefici ai vitigni che ne trarranno proprietà davvero uniche. Qui le viti sono coltivate da secoli e vengono prodotti alcuni tra i migliori vini della regione molti di essi con marchio DOC e denominati per l’appunto Carso DOC.

Vengono coltivati sia vitigni autoctoni che alloctoni. Tra i primi si possono annoverare il Glera da cui nasce l’omonimo vino, la Malvasia, una specie alquanto diffusa in tutto il Mediterraneo ma che da frutti diversi a seconda del clima, della composizione del terreno e delle tecniche di lavorazione, la Vitovska, un’uva estremamente forte e resistente anche le forte raffiche della Bora. Tra i vitigni autoctoni a bacca nera si possono citare il Refosco e il Terrano. Tra gli alloctoni come non citare Chardonnay, Bianco, Pinot grigio, Sauvignon, Moscato Giallo e Traminer. Un’altra area estremamente interessante dal punto di vista della produzione di vini e per la presenza di numerosi vitigni con caratteristiche diverse è la zona dei “Colli orientali”, i cui omonimi vini si fregiano sia di marchi DOC che di un DOCG. Anche in questo caso convivono sullo stesso territorio vitigni autoctoni e vitigni stranieri arrivati in tempi così remoti che ormai sono ben adattati alle condizioni geologiche del terreno e al clima.

Il primo prodotto che vale la pena di commentare è ovviamente uno dei due soli vini della regione a marchio DOCG (Picolit, Ramandolo). Si tratta del Friuli Picolit DOCG. Il Picolit ha ottenuto il marchio di denominazione d’origine nel 2006, si produce nell’area di Udine. Ne esistono diverse tipologie come Picolit Cialla, Riserva e Superiore. Il Cialla è prodotto in purezza con uve Picolit, mentre le altre varianti posseggono almeno l’85% di uve Picolit con l’aggiunta di altri vitigni a bacca bianca autorizzati fuorchè il Traminer aromatico. Esso è un vitigno autoctono molto antico apprezzatissimo al tempo dei romani, molto conosciuto anche nelle grandi città europee ed è stato anche il vino preferito di Carlo Goldoni. È un uva molto delicata che può essere soggetta a parto floreale per cui viene prodotta solo una piccola quantità di vino stabilita dal disciplinare. Nel bicchiere il Picolit si presenta con un colore che va dal paglierino carico al dorato, il profuno è estremamente articolato: dalla frutta alla frutta secca, dal miele ai fiori di ginestra. In bocca è dolce e fruttato, ma equilibrato. Il Picolit è ottimo come vino da dessert da abbinare su formaggi secchi.

Tra i vini dei Colli Friulani DOC si possono annoverare tra i vitigni di origine francese lo Chardonnay, il Pinot bianco e grigio e il Sauvignon. Tra quelli autoctoni invece la Ribolla Gialla, la Malvasia Istriana, il Friulano o Tocai, il Traminer aromatico, il Verduzzo Friulano e il Ramandolo DOCG. La Ribolla gialla è un vitigno molto antico. Il nome deriva da una caratteristica del vino. Dato che contiene un tasso elevato di acidità malica, il vino ribolliva nei contenitori da qui il nome particolare.

Il vino friulano per antonomasia è il Tocai, oggi chiamato Friulano. Il motivo del cambiamento di nome viene dalla presenza di un altro vitigno ungherese avente lo stesso nome, la corte europea ha disposto che il Tocai italiano cambi la sua denominazione. Questo vino, tra i più rappresentativi del Friuli ha una composizione del 85% di uve provenienti dal vitigno di cui porta il nome, con il restante 15% di vitigni a bacca bianca. Il Tocai ha un colore giallo paglierino che va nel verdognolo con un odore molto delicato con note di frutta e fiori, gusto vellutato e con un retrogusto di mandorle. Per assaporare al massimo il suo gusto è consigliabile abbinarlo a piatti di carni bianche, pesce o anche come aperitivo.

Per quanto riguarda il Traminer aromatico la prima cosa che è opportuno precisare è che l’origine di questo vitigno non è ben certa. In molti ritengono che provenga dall’Alsazia, altri dal Tirolo, mentre altri ancora dal sud del fiume Reno. Nonostante non si sappia ancora con sicurezza la sua provenienza è diventato negli ultimi anni uno dei vini più apprezzati di questa terra. Le caratteristiche organolettiche di questo vino sono uniche, e questa unicità deriva da un insieme di fattori come clima, terra e tecnica di vinificazione. Un colore giallo paglierino che si lega ad un profumo di vaniglia e mandorla per poi trionfare al palato con un sapore aromatico e pieno. Un vino del genere accompagna in maniera ineguagliabile pesce e formaggi.

Il vino friulano per antonomasia è il Tocai, oggi chiamato Friulano. Il motivo del cambiamento di nome viene dalla presenza di un altro vitigno ungherese avente lo stesso nome, la corte europea ha disposto che il Tocai italiano cambi la sua denominazione. Questo vino, tra i più rappresentativi del Friuli ha una composizione del 85% di uve provenienti dal vitigno di cui porta il nome, con il restante 15% di vitigni a bacca bianca. Il Tocai ha un colore giallo paglierino che va nel verdognolo con un odore molto delicato con note di frutta e fiori, gusto vellutato e con un retrogusto di mandorle. Per assaporare al massimo il suo gusto è consigliabile abbinarlo a piatti di carni bianche, pesce o anche come aperitivo.

Per quanto riguarda il Traminer aromatico la prima cosa che è opportuno precisare è che l’origine di questo vitigno non è ben certa. In molti ritengono che provenga dall’Alsazia, altri dal Tirolo, mentre altri ancora dal sud del fiume Reno. Nonostante non si sappia ancora con sicurezza la sua provenienza è diventato negli ultimi anni uno dei vini più apprezzati di questa terra. Le caratteristiche organolettiche di questo vino sono uniche, e questa unicità deriva da un insieme di fattori come clima, terra e tecnica di vinificazione. Un colore giallo paglierino che si lega ad un profumo di vaniglia e mandorla per poi trionfare al palato con un sapore aromatico e pieno. Un vino del genere accompagna in maniera ineguagliabile pesce e formaggi.

Il primo vino bianco ad aver ricevuto il marchio DOGC del Friuli Venezia Giulia, assieme al Picolit, è stato il Ramandolo. Si tratta di un vino dalle origini molto remoto, sembra addirittura che fosse stato il vino offerto al papa Gregorio XII durante il Concilio del 1409. Questo antico vitigno ha l’autorizzazione di essere coltivato tra i comuni di Nimis e Tercento, nell’area dei Colli Orientali. Il Ramandolo ha un colore di un dorato antico un profumo in cui si avvertono note di miele di castagno. Al palato è un po’ tannico ma molto gradevole. Per sentire tutto il suo gusto è consigliabile accompagnarlo a formaggi stagionati e prodotti tipici del territorio come il salame di Nimis, i ramandolini e così via. Un’altra area estremamente interessante sul fronte dei vini bianchi si trova nella zona di Gorizia e si estende fino ed oltre la Slovenia. I vini che vengono prodotti in quest’area vengono indicati con il nome di Vini del Collio Goriziano DOC. si tratta soprattutto di vitigni di origine francese da cui nascono le DOC Chardonnay, Pinot Bianco, Friuliano ed altri ancora.

La più vasta zona vitivinicola della zona prende il nome di Friuli Grave DOC e si trova al centro della regione. L’area si estende da Pordenone e Udine comprendendo le rispettive province. È un territorio con alta composizione calcarea dovuta al fatto di essere una pianura alluvionale a ridosso delle pre-alpi. Gli alti rilievi fanno si che i vigneti coltivati in questa zona siano riparati dai forti venti e ciò rende favorevole la loro coltivazione. Qui si produce oltre il 50% dei vini locali sia rossi che bianchi. Quelli bianchi derivano dai vitigni da cui viene il proprio nome e sono Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sauvignon e Riesling tra i vitigni di origine straniera, mentre Friuliano, Traminer Aromatico e Verduzzo friulano tra quelli di origine regionale. Infine nella zona dell’Isonzo e del basso Friuli troviamo altre aree vinicole in cui per i bianchi vengono coltivati gli stessi vitigni che è possibile trovare nelle aree precedentemente descritte.

Le cantine di maggiore interessa della regione sono l’Abbazia di Rosazzo sui colli Orientali del Friuli che risale a diversi decenni fa, L’azienda Blason nella zona del Carso, i Colli di Poianis tra la zona del Collio e dei Colli orientali.


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