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Vigneto e siccità: come proteggere le viti dal caldo

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Riconoscere lo stress da siccità e caldo prima che danneggi i grappoli

Riconoscere lo stress da siccità e caldo prima che danneggi i grappoli

Un'estate calda e secca mette la vite davanti a due problemi insieme: manca l'acqua nel terreno e la radiazione sul grappolo è troppo intensa. La pianta reagisce chiudendo gli stomi per limitare la traspirazione, e questo rallenta la fotosintesi proprio nelle settimane in cui gli acini dovrebbero accumulare zuccheri e aromi. Se osservi il vigneto nelle ore più calde noti i primi segnali: i germogli apicali smettono di allungarsi, le foglie basali ingialliscono e cadono, i viticci si seccano e, nei casi più seri, le foglie si accartocciano. Sui grappoli esposti compaiono le scottature, cioè acini raggrinziti o bruni sul lato rivolto al sole, che non maturano più e abbassano la resa. Prima di decidere come proteggere le viti dal caldo conviene capire quanto sta soffrendo davvero il vigneto. Un leggero stress idrico in invaiatura è gradito a molti produttori di rossi, perché concentra l'uva; il problema nasce quando lo stress è severo e prolungato, con il blocco della maturazione e la perdita di peso dei grappoli. Valuta quindi vigore, età delle piante e tipo di terreno: una vite giovane su suolo sabbioso o ghiaioso va in sofferenza molto prima di una vite adulta su terreno argilloso, che trattiene l'acqua più a lungo.

Gestire suolo e inerbimento per trattenere l'acqua nel terreno

La prima difesa contro la siccità sta nel terreno. Un suolo ricco di sostanza organica trattiene più acqua e la cede alle radici con gradualità, quindi gli apporti di compost o letame maturo fatti in autunno lavorano anche per l'estate successiva. Durante la stagione secca, se il vigneto è inerbito, valuta di sfalciare l'erba e lasciarla sul posto come pacciamatura: il cotico falciato riduce l'evaporazione dalla superficie e abbassa la temperatura del suolo, mentre un'erba alta in piena estate entra in competizione con la vite per l'acqua. Nei vigneti più asciutti molti viticoltori intervengono sul sottofila con una lavorazione superficiale, giusto per rompere la crosta e interrompere la risalita capillare, senza arrivare in profondità dove si danneggerebbero le radici. Se il terreno è argilloso e tende a fessurarsi, le crepe fanno evaporare acqua dagli strati profondi e una leggera sarchiatura le richiude. Evita invece di lavorare a fondo in piena estate, perché smuovere il terreno asciutto accelera la perdita dell'umidità residua. Sulle pendenze controlla che l'acqua dei temporali estivi non scorra via: inerbimento nell'interfila e piccoli solchi trasversali la aiutano a infiltrarsi invece di dilavare il suolo.

Irrigazione di soccorso: quando e quanta acqua dare alla vite

Dove gli allacci lo consentono e il disciplinare lo ammette, l'irrigazione di soccorso è lo strumento più diretto per proteggere le viti dal caldo. Il sistema più usato è l'ala gocciolante stesa lungo il filare, che bagna una striscia di terreno vicino al ceppo e limita gli sprechi. Non si tratta di irrigare come un orto: l'obiettivo è evitare che lo stress diventi severo, non annullarlo. Interventi pochi e abbondanti, con turni distanziati, spingono le radici verso il basso; piccole bagnature frequenti le tengono in superficie e rendono la pianta ancora più dipendente dall'acqua. Irriga di notte o al mattino presto, quando l'evaporazione è minima. Per capire quando intervenire osserva la pianta più che il calendario: quando gli apici si fermano e le foglie basali iniziano a ingiallire, la vite ha già consumato buona parte della riserva. Nelle aziende più attrezzate si usano sonde di umidità del suolo o la misura del potenziale idrico fogliare con la camera a pressione, che dà un valore oggettivo dello stress. Riduci gli apporti nelle ultime settimane prima della vendemmia, salvo situazioni estreme, perché un'uva troppo bagnata in maturazione diluisce zuccheri e colore.

Chioma, caolino e ombreggiamento: schermare i grappoli dal sole

La parete fogliare è la protezione naturale del grappolo. In un'estate molto calda rivedi le operazioni in verde: una sfogliatura intensa nella zona dei grappoli, utile nelle annate umide contro le muffe, espone gli acini alla radiazione diretta e provoca scottature, soprattutto sul lato del filare rivolto a ovest, che riceve il sole del pomeriggio. Limita quindi la sfogliatura al lato esposto a est e con la cimatura non accorciare troppo i tralci, perché le foglie apicali ombreggiano il frutto e restano attive quando quelle basali invecchiano. Tra le tecniche di protezione diretta, i film di particelle minerali a base di caolino sono i più studiati. Si tratta di un'argilla chiara che, distribuita sulla vegetazione, forma una patina che riflette parte della radiazione e contiene la temperatura di foglie e acini. Le ricerche più recenti lo applicano in soluzione intorno al 2 per cento, quando si prevedono diversi giorni consecutivi di temperature molto alte, e indicano che l'effetto cambia a seconda delle condizioni del vigneto: non è una ricetta universale e va valutato nel proprio ambiente, anche perché il residuo bianco può restare sull'uva fino alla raccolta. Nei piccoli vigneti, in alternativa, le reti ombreggianti sul lato esposto del filare riducono la radiazione senza trattamenti.

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