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Concimazione autunnale del vigneto: letame e sovescio tra i filari

Aggiornato il 03 novembre 20264 capitoli
Perché la concimazione autunnale si fa dopo la vendemmia

Perché la concimazione autunnale si fa dopo la vendemmia

Finita la vendemmia la vite non si ferma del tutto: finché le foglie restano sulla pianta continua ad accumulare riserve nel legno e nelle radici, e saranno proprio quelle riserve a sostenere il germogliamento della primavera successiva. La concimazione autunnale del vigneto serve a reintegrare gli elementi nutritivi che il grappolo ha portato via durante l'annata e a ricostruire, stagione dopo stagione, la fertilità fisica, chimica e biologica del suolo. In autunno il terreno è ancora tiepido e le piogge aiutano la sostanza organica a decomporsi con calma, così i nutrienti si rendono disponibili con gradualità invece di andare persi. Prima di decidere cosa distribuire tra i filari, valuta le analisi del terreno se le hai fatte di recente, lo stato delle piante e l'andamento della stagione appena conclusa: un vigneto che ha sofferto la siccità o che ha prodotto molto avrà esigenze diverse da uno in equilibrio. In questa fase non si cerca una spinta vegetativa immediata, ma si costruiscono le condizioni perché il suolo lavori bene nei mesi successivi.

Letame maturo tra i filari: quando e come distribuirlo

Il letame resta l'ammendante organico più completo per il vigneto, perché oltre agli elementi nutritivi apporta sostanza organica che migliora la struttura del terreno e nutre la vita microbica. Scegli sempre letame ben maturo, cioè compostato a lungo e senza odore pungente: quello fresco può sottrarre azoto al suolo durante la decomposizione e portare semi di infestanti tra i filari. In alternativa i letami pellettati o gli stallatici in sacco offrono una distribuzione più comoda, con un apporto di sostanza organica però inferiore a quello del materiale tal quale. Distribuiscilo nell'interfila dopo la caduta delle foglie o comunque dopo la raccolta, quando puoi entrare in vigna senza danneggiare la vegetazione, e interralo con una lavorazione leggera e superficiale, che non intacchi le radici più grosse. Se il terreno è argilloso e tende a compattarsi, l'apporto organico è ancora più utile perché lo rende più soffice e drenante; se invece è sciolto e povero, aiuta a trattenere acqua e nutrienti. Le dosi vanno proporzionate alla fertilità del suolo e alla vigoria delle piante: un vigneto già vigoroso non ha bisogno di grandi quantità.

Sovescio autunnale: quali essenze seminare nell'interfila

Accanto al letame, o in sua sostituzione quando non è reperibile, il sovescio è la seconda strada per concimare il vigneto in autunno. Consiste nel seminare tra i filari una coltura erbacea temporanea, singola o in miscuglio, che verrà poi sfalciata e restituita al terreno. La semina autunnale si fa in genere tra settembre e novembre, appena il terreno è stato ripulito e affinato dopo la vendemmia, così le piantine sfruttano le piogge e coprono il suolo nei mesi in cui resterebbe nudo ed esposto all'erosione. La scelta delle specie dipende da cosa vuoi ottenere. Le leguminose come favino, veccia, trifoglio e pisello proteico fissano l'azoto dell'aria e lo lasciano nel terreno; le graminacee come segale, orzo e avena producono molta biomassa e migliorano la struttura; le crucifere come senape e rafano hanno radici che aprono i suoli compatti e un'azione di contenimento su alcuni nematodi. Un miscuglio di leguminose e graminacee è spesso la scelta più equilibrata, perché unisce apporto di azoto e massa vegetale. Nei vigneti in collina preferisci essenze a sviluppo rapido, che coprano presto il terreno e limitino il ruscellamento.

Sfalcio e interramento in primavera: chiudere il ciclo del sovescio

Il sovescio seminato in autunno va terminato in primavera, prima che le piante vadano a fiore e lignifichino: a quel punto la biomassa è ancora tenera, ricca di acqua e azoto, e si decompone in fretta. In genere trascorrono dai due ai sei mesi dalla semina, a seconda delle specie e dell'andamento climatico. Sfalcia o trincia la vegetazione e poi decidi se lasciarla in superficie come pacciamatura o interrarla con una lavorazione superficiale: l'interramento accelera il rilascio dei nutrienti, mentre la copertura lasciata in posto protegge meglio il suolo dall'evaporazione nei mesi caldi. Verifica la tempistica rispetto alla vite: il sovescio non deve competere per l'acqua con il germogliamento, quindi nelle zone siccitose anticipa la terminazione. Se hai distribuito anche il letame in autunno, l'anno successivo valuta se ridurlo, perché le due pratiche si sommano e un eccesso di azoto porta a vigoria e grappoli meno equilibrati. Alternare le essenze da un anno all'altro evita che il terreno si abitui alla stessa coltura e mantiene viva la biodiversità tra i filari.

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