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Franciacorta Satèn: cos'è e con cosa abbinarlo

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Cos'è il Franciacorta Satèn e cosa lo distingue dagli altri Franciacorta

Cos'è il Franciacorta Satèn e cosa lo distingue dagli altri Franciacorta

Il Franciacorta Satèn è una delle tipologie previste dal disciplinare della denominazione e, tra tutte, è quella costruita attorno alla morbidezza. Nasce esclusivamente da uve a bacca bianca: lo Chardonnay è sempre la base principale, mentre il Pinot Bianco può entrare nella cuvée fino a metà del totale. Il Pinot Nero, che in altri Franciacorta porta struttura e nerbo, qui non è ammesso, ed è per questo che non esiste un Satèn rosé. La seconda regola riguarda la pressione in bottiglia, che resta sotto le 5 atmosfere contro le 5-6 abituali di uno spumante metodo classico: meno anidride carbonica disciolta significa bollicine più fini e una spuma che in bocca risulta cremosa invece che pungente. La terza regola riguarda il dosaggio, che è sempre Brut, quindi con un residuo zuccherino contenuto. Il nome, spesso attribuito al dialetto bresciano, è in realtà un marchio registrato dal consorzio che tutela la denominazione e richiama il raso e la seta, cioè la sensazione tattile che questa bollicina lascia al palato. Se nelle schede dei produttori trovi la dicitura blanc de blancs, sappi che indica proprio questo: uno spumante ottenuto solo da uve bianche.

Come nasce la morbidezza: tiraggio leggero e lunga sosta sui lieviti

La differenza rispetto a un Brut tradizionale si decide al momento del tiraggio, cioè quando il vino base viene imbottigliato con l'aggiunta di lieviti e zuccheri per la seconda fermentazione. La quantità di anidride carbonica che si formerà dipende dallo zucchero disponibile: dosandone meno, la rifermentazione produce meno gas e la pressione finale resta più bassa. Prima di arrivare in bottiglia, le uve vengono pressate con delicatezza e il mosto fiore fermenta in acciaio o, in alcune cantine, in piccole botti di legno che aggiungono una nota tostata e una maggiore rotondità. Il disciplinare impone poi una permanenza sui lieviti di almeno 24 mesi, che salgono a 30 per il Satèn millesimato, ottenuto da uve di una sola annata. È in questa fase che il vino acquista i sentori di crosta di pane e frutta secca che si sommano alla frutta a polpa gialla, ai fiori bianchi e agli agrumi tipici dello Chardonnay. Nel calice il perlage è finissimo e persistente, mentre al sorso trovi freschezza e una sapidità che tengono in equilibrio la morbidezza, senza farla scivolare verso la dolcezza.

Con cosa abbinare il Satèn nelle cene d'autunno, dall'aperitivo ai primi

Proprio per il suo carattere cremoso, il Franciacorta Satèn viene talvolta proposto a fine pasto, ma è una scelta che non gli rende giustizia: il dosaggio Brut lo rende secco e accanto a un dolce finirebbe per sembrare aspro. Dagli invece il posto che merita all'inizio e nel pieno della cena. All'aperitivo accompagna bene i salumi delicati come il crudo, la mortadella e la bresaola, le tartine con formaggi spalmabili e gli antipasti di verdure o di mare, caldi o freddi. Se vuoi restare in tema stagionale, prova una vellutata di zucca con qualche cubetto di pane tostato oppure un flan di porri. Con i primi dell'autunno il Satèn dà il meglio di sé: la sua spuma soffice avvolge un risotto alla zucca o ai funghi porcini, mentre la freschezza alleggerisce la mantecatura al burro e formaggio. Funziona anche con le paste ripiene a base di ricotta e castagne, con i tortelli di zucca e con un pesce bianco al forno servito con una salsa morbida. Evita i piatti troppo intensi o affumicati, le carni rosse in umido e i formaggi stagionati molto piccanti, che coprirebbero la delicatezza di questa bollicina. Se segui la regola di accostare morbidezza a morbidezza e freschezza a grassezza, difficilmente sbaglierai l'abbinamento.

Come servirlo e quale bottiglia scegliere per i pranzi di festa

Nelle cene delle feste il Satèn si inserisce con naturalezza come vino di apertura, ma se il menù è costruito su piatti delicati può accompagnare l'intero pranzo, dall'antipasto al secondo di carne bianca. Servilo fresco, intorno ai 6-8 gradi, raffreddandolo in un secchiello con acqua e ghiaccio piuttosto che nel congelatore, perché un passaggio troppo brusco mortifica i profumi. Preferisci un calice ampio a tulipano alla flûte stretta: la bassa pressione e la finezza del perlage non hanno bisogno di essere contenute, mentre il vino ha bisogno di spazio per aprirsi. Al momento dell'acquisto valuta la differenza tra un Satèn senza annata, più immediato e fruttato, e un millesimato, che grazie ai mesi in più sui lieviti offre maggiore complessità e regge meglio i piatti strutturati. Se la retroetichetta riporta la data di sboccatura, tienine conto: una bottiglia sboccata da qualche mese ha avuto il tempo di distendersi, mentre una più datata rischia di perdere freschezza se non è stata conservata al riparo da luce e calore. Con questi pochi controlli porti in tavola la bottiglia adatta all'occasione, senza affidarti soltanto al prezzo.

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