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Potare l'olivo dopo la raccolta: perché aspettare la fine dell'inverno

Aggiornato il 17 ottobre 20264 capitoli
Perché dopo la raccolta viene voglia di potare subito

Perché dopo la raccolta viene voglia di potare subito

Quando le reti sono ancora stese e le olive sono appena partite per il frantoio, potare l'olivo sembra il passo naturale: la chioma è davanti agli occhi, la scala è già in campo e l'inverno pare il momento giusto per sistemare i rami che hanno dato fastidio durante la bacchiatura. In molte zone del Sud e lungo le coste, dove il freddo è leggero, c'è chi apre la stagione dei tagli già a dicembre e la porta avanti con calma per tutto l'inverno, saltando solo le settimane con gelate annunciate. Prima di seguire l'esempio, considera però come funziona la pianta. L'olivo è un sempreverde e non entra mai in un riposo completo come un melo o una vite: rallenta, ma le gemme restano sensibili e reagiscono alle temperature. Nel corso dell'anno la crescita avviene a ondate, in genere una in tarda primavera o estate e una tra l'autunno e l'inverno, separate da una pausa della gemma terminale. Per fiorire bene, inoltre, la pianta ha bisogno di accumulare una certa quantità di freddo durante l'inverno. Il periodo che segue la raccolta è quindi una fase delicata, e intervenire con tagli importanti proprio allora significa togliere equilibrio a una pianta che sta ancora lavorando.

I rischi dei tagli in pieno inverno: gelo e false primavere

Il primo motivo per rimandare è il freddo. Un taglio è una ferita e il legno appena esposto cicatrizza lentamente nei mesi freddi; se arriva una gelata intensa, i tessuti intorno alle ferite possono lacerarsi e la pianta ne esce indebolita, con danni che restano visibili per anni sulle branche. Per questo fino a qualche tempo fa la potatura di novembre e dicembre era sconsigliata senza eccezioni. Non si pota mai su legno gelato né con un abbassamento forte delle temperature in arrivo. Oggi il pericolo che preoccupa di più i tecnici è però un altro: i ritorni di caldo, le cosiddette false primavere, con alcuni giorni a 20 gradi e oltre anche in pieno inverno. Un olivo potato da poco, che cerca di ristabilire il rapporto tra radici e chioma, in quelle condizioni tende a rimettersi in vegetazione, interrompendo la dormienza delle gemme sia vegetative sia fiorali. Se poi il freddo torna, i germogli teneri si bruciano e il ciclo che porta alla fioritura di primavera risulta alterato, con conseguenze sulla produzione dell'anno. Aspettare la fine dell'inverno riduce entrambi i rischi, perché i tagli trovano temperature più stabili e la ripresa che stimolano coincide con quella naturale della pianta.

La finestra giusta: tra fine inverno e ripresa vegetativa

Il momento migliore per potare l'olivo cade tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, quando il rischio delle gelate più dure è passato ma la pianta non si è ancora rimessa in moto. In gran parte d'Italia questo significa da fine febbraio o marzo in avanti; nelle zone a clima mite e sulle coste si può anticipare, mentre in alta collina, al Nord e nelle aree interne soggette a gelate tardive conviene spostarsi verso aprile, in quota anche fino ai primi di maggio. Tra un oliveto del Salento e uno del Garda possono passare due mesi buoni, quindi usa il calendario come riferimento e il meteo della tua zona come guida vera. Più del mese conta ciò che vedi sulle piante. Finché i germogli restano fermi puoi lavorare; quando iniziano ad allungarsi, e i mandorli dei dintorni sono già in fiore da un po', la finestra si sta chiudendo. Potare una pianta in piena attività vegetativa le sottrae riserve e può compromettere la fioritura, mentre un intervento fatto poco prima della ripresa viene assorbito meglio: le ferite si chiudono in fretta e i nuovi getti, quelli che porteranno le olive dell'anno successivo, crescono dove li vuoi tu. Se hai molte piante, scagliona il lavoro partendo dalle parcelle più riparate e lasciando per ultime quelle più esposte al freddo.

Cosa fare nel frattempo e come impostare i tagli a fine inverno

Aspettare non vuol dire restare fermi. Nelle settimane dopo la raccolta limita gli interventi a ciò che non può attendere: rami spezzati dagli scuotitori o dalle pertiche, parti secche o chiaramente malate, interventi che non stimolano la pianta a vegetare. Approfitta dell'inverno per osservare le chiome senza frutti, segnare le piante più fitte o sbilanciate e valutare l'annata appena chiusa: dopo un anno di carica l'olivo tende a scaricare, e una potatura ben dosata a fine inverno aiuta a contenere l'alternanza. Controlla anche gli attrezzi, con lame affilate e disinfettate tra una pianta e l'altra per non diffondere malattie. Quando la finestra si apre, imposta il lavoro secondo i criteri del vaso policonico: tre o quattro branche principali inclinate, ognuna con le proprie cime fruttifere, e una chioma aperta che lascia entrare luce e aria. Elimina i succhioni verticali e il legno vecchio che non produce più, conserva i rami dell'anno perché è lì che si formano le olive, e non esagerare con la quantità asportata, perché una potatura drastica porta la pianta a rifare legno invece che frutti. Una chioma ben arieggiata matura meglio i frutti ed è meno esposta ai funghi e alla mosca dell'olivo, quindi i tagli di fine inverno danno risultati fino alla raccolta successiva.

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