Perché dopo la raccolta viene voglia di potare subito
Quando le reti sono ancora stese e le olive sono appena partite per il frantoio, potare l'olivo sembra il passo naturale: la chioma è davanti agli occhi, la scala è già in campo e l'inverno pare il momento giusto per sistemare i rami che hanno dato fastidio durante la bacchiatura. In molte zone del Sud e lungo le coste, dove il freddo è leggero, c'è chi apre la stagione dei tagli già a dicembre e la porta avanti con calma per tutto l'inverno, saltando solo le settimane con gelate annunciate. Prima di seguire l'esempio, considera però come funziona la pianta. L'olivo è un sempreverde e non entra mai in un riposo completo come un melo o una vite: rallenta, ma le gemme restano sensibili e reagiscono alle temperature. Nel corso dell'anno la crescita avviene a ondate, in genere una in tarda primavera o estate e una tra l'autunno e l'inverno, separate da una pausa della gemma terminale. Per fiorire bene, inoltre, la pianta ha bisogno di accumulare una certa quantità di freddo durante l'inverno. Il periodo che segue la raccolta è quindi una fase delicata, e intervenire con tagli importanti proprio allora significa togliere equilibrio a una pianta che sta ancora lavorando.
I rischi dei tagli in pieno inverno: gelo e false primavere
Il primo motivo per rimandare è il freddo. Un taglio è una ferita e il legno appena esposto cicatrizza lentamente nei mesi freddi; se arriva una gelata intensa, i tessuti intorno alle ferite possono lacerarsi e la pianta ne esce indebolita, con danni che restano visibili per anni sulle branche. Per questo fino a qualche tempo fa la potatura di novembre e dicembre era sconsigliata senza eccezioni. Non si pota mai su legno gelato né con un abbassamento forte delle temperature in arrivo. Oggi il pericolo che preoccupa di più i tecnici è però un altro: i ritorni di caldo, le cosiddette false primavere, con alcuni giorni a 20 gradi e oltre anche in pieno inverno. Un olivo potato da poco, che cerca di ristabilire il rapporto tra radici e chioma, in quelle condizioni tende a rimettersi in vegetazione, interrompendo la dormienza delle gemme sia vegetative sia fiorali. Se poi il freddo torna, i germogli teneri si bruciano e il ciclo che porta alla fioritura di primavera risulta alterato, con conseguenze sulla produzione dell'anno. Aspettare la fine dell'inverno riduce entrambi i rischi, perché i tagli trovano temperature più stabili e la ripresa che stimolano coincide con quella naturale della pianta.
La finestra giusta: tra fine inverno e ripresa vegetativa
Il momento migliore per potare l'olivo cade tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, quando il rischio delle gelate più dure è passato ma la pianta non si è ancora rimessa in moto. In gran parte d'Italia questo significa da fine febbraio o marzo in avanti; nelle zone a clima mite e sulle coste si può anticipare, mentre in alta collina, al Nord e nelle aree interne soggette a gelate tardive conviene spostarsi verso aprile, in quota anche fino ai primi di maggio. Tra un oliveto del Salento e uno del Garda possono passare due mesi buoni, quindi usa il calendario come riferimento e il meteo della tua zona come guida vera. Più del mese conta ciò che vedi sulle piante. Finché i germogli restano fermi puoi lavorare; quando iniziano ad allungarsi, e i mandorli dei dintorni sono già in fiore da un po', la finestra si sta chiudendo. Potare una pianta in piena attività vegetativa le sottrae riserve e può compromettere la fioritura, mentre un intervento fatto poco prima della ripresa viene assorbito meglio: le ferite si chiudono in fretta e i nuovi getti, quelli che porteranno le olive dell'anno successivo, crescono dove li vuoi tu. Se hai molte piante, scagliona il lavoro partendo dalle parcelle più riparate e lasciando per ultime quelle più esposte al freddo.
Cosa fare nel frattempo e come impostare i tagli a fine inverno
Aspettare non vuol dire restare fermi. Nelle settimane dopo la raccolta limita gli interventi a ciò che non può attendere: rami spezzati dagli scuotitori o dalle pertiche, parti secche o chiaramente malate, interventi che non stimolano la pianta a vegetare. Approfitta dell'inverno per osservare le chiome senza frutti, segnare le piante più fitte o sbilanciate e valutare l'annata appena chiusa: dopo un anno di carica l'olivo tende a scaricare, e una potatura ben dosata a fine inverno aiuta a contenere l'alternanza. Controlla anche gli attrezzi, con lame affilate e disinfettate tra una pianta e l'altra per non diffondere malattie. Quando la finestra si apre, imposta il lavoro secondo i criteri del vaso policonico: tre o quattro branche principali inclinate, ognuna con le proprie cime fruttifere, e una chioma aperta che lascia entrare luce e aria. Elimina i succhioni verticali e il legno vecchio che non produce più, conserva i rami dell'anno perché è lì che si formano le olive, e non esagerare con la quantità asportata, perché una potatura drastica porta la pianta a rifare legno invece che frutti. Una chioma ben arieggiata matura meglio i frutti ed è meno esposta ai funghi e alla mosca dell'olivo, quindi i tagli di fine inverno danno risultati fino alla raccolta successiva.





