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Come degustare il vino novello: profumi e difetti

Aggiornato il 30 settembre 20264 capitoli
Preparazione al servizio del vino novello

Temperatura e bicchiere: come preparare il servizio del novello

Nel vino novello la freschezza conta più della struttura, quindi il servizio pesa quasi quanto la bottiglia che hai scelto. Portalo in tavola intorno ai 14-16 gradi: sotto questa soglia il freddo chiude gli aromi e i profumi restano muti, sopra i 16 l'alcol prende il sopravvento e copre le note di fragola e ciliegia che dovresti riconoscere al primo avvicinamento. Se la bottiglia è rimasta in una stanza calda, una mezz'ora in frigorifero la riporta nell'intervallo giusto; un termometro da collo ti evita di procedere a occhio. Per il calice orientati su un tulipano di media capienza, con la bocca appena rientrante, perché raccoglie i profumi volatili e li convoglia al naso senza dispersioni. I balloon molto ampi, pensati per rossi da lungo affinamento, qui lavorano contro di te. La decantazione non serve: non ci sono depositi di rilievo e l'ossigeno in eccesso spegne in fretta la parte fruttata. Stappa, versa e bevi la bottiglia nell'arco della stessa sera, quando l'aroma è al massimo della vivacità.

Esame visivo e olfattivo: colore e profumi da cercare

Appena versato, il vino novello mostra un rosso rubino vivo, spesso con riflessi violacei che rivelano la macerazione carbonica e la giovinezza del prodotto. Inclina il bicchiere di circa 45 gradi su un foglio bianco e osserva l'unghia, cioè il bordo estremo del liquido: deve restare luminosa e dello stesso tono del resto. Sfumature aranciate o tendenti al mattone, a pochi mesi dalla vendemmia, indicano una conservazione sbagliata più che un'evoluzione naturale. Passa poi all'olfatto, avvicinando il naso al bordo senza infilarlo nel calice, e fai una prima ricognizione a bicchiere fermo. Cerca frutta rossa croccante, dal lampone alla fragola fino alla ciliegia, insieme alle note di banana e caramella inglese che nascono dagli esteri prodotti durante la fermentazione intracellulare degli acini interi. Non aspettarti stratificazioni: in questo stile la complessità non è il parametro da misurare, lo sono intensità, nitidezza e fragranza. Un naso spento o vagamente vinoso racconta uve mediocri o una macerazione condotta male, e ti dice già che la prossima volta conviene cambiare etichetta.

Assaggio: tannini, acidità e corpo di un vino leggero

Quello che il naso promette, il palato deve confermare. Il vino novello entra morbido, con tannini appena percettibili, perché il contatto con le bucce è breve e il risultato è un rosso senza spigoli: l'astringenza che apprezzi in un rosso d'annata qui sarebbe fuori posto. L'acidità invece è viva e fa buona parte del lavoro, tiene in piedi la frutta e rende la beva scorrevole anche in un pasto già avviato. Valuta l'equilibrio tra questa freschezza e la morbidezza data dall'alcol. Se il vino ti sembra diluito e corto manca sostanza; se scalda la gola e lascia una sensazione bruciante, l'equilibrio si è spostato troppo sull'alcol. Il corpo resta leggero e la persistenza breve, due o tre sensazioni fruttate che si spengono senza retrogusti amari: è la fisiologia del metodo, non un limite da imputare al produttore. Se avverti vaniglia e legno dolce hai davanti una versione affinata in barrique, più rara e di stile diverso, che allontana il calice dall'immediatezza per cui il novello viene prodotto.

I difetti da riconoscere e come conservare le bottiglie

Sui vini di pronta beva i difetti emergono subito, perché non c'è struttura che li copra. Un odore pungente di aceto, accompagnato da una punta di solvente, indica acescenza: hanno lavorato i batteri acetici in presenza di ossigeno e la bottiglia non si recupera. La muffa bagnata e il cartone umido rimandano al sentore di tappo, dovuto al tricloroanisolo del sughero contaminato, e in enoteca o al ristorante hai tutto il diritto di chiederne la sostituzione. Diverso il caso della riduzione, con note di uovo marcio o zolfo da carenza di ossigeno: prova a travasare il vino in una caraffa e ad attendere qualche minuto, perché spesso l'odore si disperde e il calice torna pulito. Il resto è conservazione. Tieni le bottiglie in un luogo fresco, buio e con temperatura stabile, intorno ai 12-15 gradi, lontano da fonti di calore e da sbalzi termici. Il vino novello non è fatto per aspettare: la parte aromatica si affievolisce entro pochi mesi dall'imbottigliamento, quindi calcola le scorte per finirle entro la primavera successiva alla vendemmia, quando l'espressività è ancora intatta.

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