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Vino dealcolato: cosa scrivere in etichetta

Aggiornato il 30 settembre 20264 capitoli
Nuove regole UE per il vino dealcolato (foto Bottiglia Adriani e Rossi Brera)

Foto: Bottiglia Adriani e Rossi Brera

Da dove arrivano le regole: il Regolamento (UE) 2021/2117

Le indicazioni che trovi sull'etichetta di un vino dealcolato non nascono da una scelta delle cantine, ma da una riforma europea. Il Regolamento (UE) 2021/2117 ha modificato l'organizzazione comune dei mercati agricoli e ha fatto entrare i vini dealcolati e parzialmente dealcolati fra i prodotti vitivinicoli riconosciuti: prima di quel passaggio non avevano una categoria propria e chi li produceva si muoveva senza riferimenti certi. Lo stesso regolamento ha chiesto a tutto il comparto di dichiarare ingredienti e valori nutrizionali, obblighi da cui le bevande con più di 1,2% vol. di alcol erano state fino ad allora esonerate. Le nuove diciture riguardano i prodotti ottenuti a partire dall'8 dicembre 2023. Sugli scaffali dell'enoteca puoi quindi incontrare ancora bottiglie etichettate secondo le vecchie regole, e non si tratta di un'irregolarità: se produci o rivendi, guarda la data di produzione del lotto per capire quale disciplina si applica a quella partita.

Denominazione, grado alcolico, allergeni: le diciture obbligatorie

Sul piano delle informazioni obbligatorie il vino dealcolato assomiglia a un vino tradizionale, con qualche voce in più e un divieto da tenere a mente. La denominazione di vendita accosta la categoria del prodotto al termine «dealcolato» oppure «parzialmente dealcolato». Solo il parzialmente dealcolato può conservare una DOP o una IGP, e soltanto se il disciplinare lo prevede: il prodotto totalmente dealcolato rinuncia a quel riferimento. Restano poi le voci consuete, cioè il titolo alcolometrico volumico effettivo in % vol., il volume nominale, la provenienza (per esempio «Prodotto in Italia») e i dati dell'imbottigliatore o, secondo i casi, del produttore o dell'importatore. Completano il quadro il numero di lotto, di norma preceduto dalla lettera L, e gli allergeni: «contiene solfiti» è obbligatoria oltre i 10 mg/l di anidride solforosa, e vanno dichiarati i chiarificanti a base di uovo o di latte quando ne resta traccia nel prodotto finito. Se il titolo alcolometrico effettivo scende sotto il 10% vol. serve anche il termine minimo di conservazione, il classico «da consumarsi preferibilmente entro»: senza la protezione dell'alcol la bevanda regge meno, e quella data ti dice entro quando puoi aspettarti il profilo aromatico voluto dal produttore.

Ingredienti e valori nutrizionali: in etichetta o con il QR code

La novità che salta più all'occhio, per chi è abituato alle etichette di una volta, è l'elenco degli ingredienti insieme alla dichiarazione nutrizionale. Il produttore ha due strade: stamparli per intero sulla bottiglia oppure renderli disponibili in formato elettronico, di solito con un QR code che rimanda a una pagina dedicata. Se sceglie la seconda, l'etichetta deve comunque portare il valore energetico, anche nella forma abbreviata con il simbolo «E», e gli allergeni devono restare scritti sul contenitore. La pagina collegata, poi, non può ospitare messaggi pubblicitari né raccogliere i dati di chi la consulta: serve a informare, non a vendere. La dichiarazione nutrizionale si riferisce a 100 ml e riporta valore energetico in kJ e kcal, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. In un vino dealcolato le due righe che meritano attenzione sono energia e zuccheri: togliendo l'alcol le calorie in genere scendono, ma qualche produttore interviene con zucchero o mosto per restituire corpo e rotondità a una bevanda che senza etanolo risulta più magra. Confrontare due etichette prima di stappare ti evita la delusione di un prodotto troppo dolce per i tuoi gusti.

Dealcolato o parzialmente dealcolato: come non confonderli

Tutto quello che abbiamo visto cambia a seconda della categoria, quindi vale la pena fissare bene il confine tra i due termini. Si parla di vino dealcolato quando il titolo alcolometrico effettivo non supera lo 0,5% vol.; il parzialmente dealcolato sta sopra quella soglia ma resta sotto il titolo alcolometrico minimo previsto per la sua categoria prima della dealcolazione. Tradotto in pratica, un parzialmente dealcolato può contenere una quantità di alcol tutt'altro che trascurabile, e non è la bottiglia da proporre a chi ha deciso di astenersi. In etichetta usa il termine che corrisponde davvero al prodotto: presentare come «senza alcol» un parzialmente dealcolato espone a una contestazione per pratica commerciale scorretta, oltre a tradire la fiducia di chi acquista. Dal lato del consumatore, se devi evitare l'alcol per motivi di salute, per una gravidanza o perché ti metti alla guida, leggi la dicitura e il grado indicato prima di fidarti della grafica; per i dubbi sulla tua situazione, il medico o il farmacista restano l'interlocutore giusto.

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