Da dove viene il Pugnitello e perché era quasi scomparso
Il Pugnitello è un vitigno a bacca nera autoctono della Toscana, nato con ogni probabilità nella fascia collinare che va dall'alta Maremma al Chianti meridionale, tra le province di Grosseto e Siena. Il nome racconta già qualcosa della pianta: il grappolo è piccolo e serrato e ricorda una mano chiusa a pugno. Di questa uva non si trova traccia nei trattati di ampelografia del passato, segno che per secoli è rimasta confinata nelle vigne contadine, spesso confusa con altre varietà minori della regione. La storia recente del Pugnitello comincia nel 1981, quando alcune piante vengono individuate nell'entroterra grossetano, nella zona di Cinigiano. Pochi anni dopo un progetto di ricerca dell'università di Firenze, pensato per censire e salvare il patrimonio viticolo toscano meno conosciuto, lo studia e lo identifica in modo corretto. L'analisi del DNA ha escluso la parentela con il Pignatello siciliano, che il nome farebbe pensare, e ha confermato alcune affinità ampelografiche con il Montepulciano. Il motivo dell'abbandono è semplice: produce poco, e quando contava la quantità nessuno aveva interesse a piantarlo. Oggi quel limite è diventato il suo pregio, e se cerchi un rosso toscano diverso dal solito Sangiovese questa riscoperta merita attenzione.
Grappolo a pugno e buccia spessa: come si comporta in vigna
Riconoscere il Pugnitello in vigna non è difficile una volta che sai cosa guardare. La foglia è medio-grande, di solito trilobata, con lembo spesso e lucido; il grappolo è piccolo e compatto e l'acino è sferico, minuto, di un blu-nero intenso e coperto da abbondante pruina. La buccia è spessa e la polpa è poca in rapporto a essa: questo rapporto buccia-polpa molto alto spiega la concentrazione di colore e di sostanze fenoliche che il vitigno porta nel bicchiere senza bisogno di forzature in cantina. Sul piano agronomico è una varietà di produttività bassa e vigoria contenuta, che si trova bene sui suoli galestrosi, argillosi o ricchi di scheletro tipici delle colline della Toscana centrale. Sopporta bene la siccità e, grazie alla buccia spessa, mostra una discreta tolleranza alle principali malattie crittogamiche, anche se la compattezza del grappolo chiede di tenere sotto controllo l'umidità nella fascia dei frutti. Matura in epoca medio-tardiva, in genere nella seconda metà di settembre. Se stai valutando di impiantarlo, considera che la resa limitata è una condizione di partenza e non un difetto da correggere: richiede pochi diradamenti e ripaga con uve già equilibrate.
Che vino dà il Pugnitello e il suo posto nella Maremma Toscana DOC
Nel bicchiere il Pugnitello si presenta con un rosso molto intenso, quasi impenetrabile, con riflessi violacei persistenti. Il naso è ampio: ciliegia matura e frutti rossi in primo piano, poi prugna e mora, sottobosco, spezie dolci, tabacco e un tocco balsamico che ritorna anche in bocca. La struttura è robusta e l'acidità ben dosata, mentre il tannino, abbondante per natura, diventa morbido e rotondo solo dopo un affinamento prolungato: è un vino che chiede tempo, e i produttori più attenti lo propongono dopo qualche anno di cantina. Sul fronte delle denominazioni il quadro è ancora in evoluzione, perché una varietà riscoperta di recente non compare nei disciplinari storici del Chianti. Lo trovi in diverse IGT toscane e soprattutto nella Maremma Toscana DOC, che prevede una tipologia con il nome del vitigno in etichetta, dove deve rappresentare almeno l'85 per cento delle uve, una versione bivarietale con un altro vitigno a bacca nera e la possibilità di entrare fino al 40 per cento nel Rosso, nel Rosato e nelle altre tipologie come uva complementare. In provincia di Grosseto la superficie vitata si aggira intorno ai 16 ettari, con altri nuclei nel Chianti senese: numeri piccoli, che spiegano perché queste bottiglie si trovino più facilmente in enoteca che al supermercato.
In purezza o in blend: come sceglierlo e cosa metterci accanto
Se vuoi conoscere davvero questo vitigno, cerca una bottiglia in purezza: è lì che il Pugnitello mostra l'impronta territoriale più netta, con quel frutto scuro e quella trama tannica che lo distinguono dal Sangiovese. In assemblaggio, invece, viene usato per dare colore e corpo ai rossi a base Sangiovese o per ammorbidire vini più austeri, e in questo ruolo lo riconosci dal riflesso violaceo e da una certa dolcezza di frutto. Controlla l'annata e preferisci, se puoi, le versioni che hanno già qualche anno alle spalle. A tavola il Pugnitello segue la cucina toscana più saporita: pici o tagliatelle al sugo di cinghiale, il cinghiale in umido, il peposo, gli arrosti di manzo e i formaggi stagionati. Servilo intorno ai 16-18 gradi, aprilo con un po' di anticipo e, con le bottiglie più giovani, non avere timore di decantarlo: il tannino si distende e il frutto esce con più chiarezza. Per la conservazione vale quanto per gli altri rossi strutturati, cantina fresca e buio, con la differenza che qui l'attesa tende a premiare più del solito.





