Un'uva antica dell'Albese salvata negli anni Novanta
La Nascetta, che nelle Langhe senti chiamare anche Nas-cëtta con la esse staccata dalla ci, è un vitigno a bacca bianca che cresce sulle colline tra Langa e Roero, nel Piemonte meridionale. Gli ampelografi dell'Ottocento, da Gagna a Rovasenda e Fantini, la descrivevano come un'uva fine e profumata, diffusa in tutto l'Albese e capace di dare vini longevi. Con l'arrivo della viticoltura moderna e dei vigneti monovarietali, però, le varietà più produttive presero il sopravvento e la Nascetta si ridusse a pochi filari nel comune di Novello, dove per anni fu usata soprattutto in uvaggio con il Moscato. La svolta arriva nel 1993, quando alcuni produttori di Novello riassaggiano in una degustazione bottiglie di sette anni prima e le trovano ancora fresche, con note evolute di frutta secca e miele. Da lì parte il recupero, sostenuto dalla facoltà di Agraria dell'Università di Torino: l'iscrizione al Catalogo nazionale delle varietà di vite, il riconoscimento della tipologia Langhe Nascetta all'interno della DOC Langhe e, nel 2010, la sottozona più restrittiva Langhe Nascetta del Comune di Novello, estesa su circa nove ettari. Oggi è considerata l'unica uva bianca autoctona della Langa del Barolo.
In vigna: versanti soleggiati e un grappolo che chiede attenzione
Chi la coltiva ti dirà che la Nascetta non è un'uva comoda. Ha vigoria medio-alta e produce molte femminelle, i germogli secondari che spuntano lungo il tralcio, su legno sottile e fragile dal portamento semieretto. Le gemme basali sono poco fertili, un dettaglio di cui tenere conto nella potatura, e la resa resta comunque contenuta: è una delle ragioni per cui in passato fu scartata a favore di varietà più generose. Il grappolo è di taglia media, cilindrico-conico e piuttosto compatto, con acini medio-piccoli, sferici, dalla buccia pruinosa di colore giallo verdastro che vira al dorato a piena maturazione. Proprio la compattezza del grappolo la rende sensibile alla muffa grigia, cioè la botrite. Per questo il vitigno vuole versanti soleggiati e ben ventilati, mentre vanno evitati i fondovalle umidi e le esposizioni a nord. Predilige i suoli calcareo-marnosi tipici della zona del Barolo, ad altitudini moderate. Germoglia presto e matura in epoca medio-precoce, intorno alla seconda decade di settembre, più o meno insieme al Dolcetto: una vendemmia non troppo tardiva aiuta a conservare l'equilibrio tra acidità e aromi, che è ciò che permette ai suoi vini di invecchiare bene.
Nel bicchiere: un bianco semi-aromatico che sfida gli anni
Il carattere della Nascetta deriva dal suo corredo di terpeni, in particolare il linalolo, presente in quantità superiori alla soglia di percezione: per questo gli enologi la definiscono varietà semi-aromatica, vicina per stile ai bianchi del nord Europa ma con una matrice tutta piemontese. Nel calice si presenta giallo paglierino brillante, con riflessi verdolini da giovane e dorati con gli anni. Al naso un Langhe Nascetta giovane offre fiori bianchi, agrumi, mela verde e pera, con una sfumatura erbacea; in bocca è sapido e fresco, con una struttura che lo distingue dai bianchi leggeri di pronta beva. Il tratto che ha convinto i produttori a recuperarla è la longevità. Con qualche anno di bottiglia compaiono miele, frutta candita, pietra focaia e quelle note di idrocarburo che ricordano il Riesling, mentre l'acidità continua a sostenere il sorso. Se la trovi in enoteca, valuta quindi anche annate non recentissime: è un bianco che ripaga la pazienza. A tavola si accosta bene alla cucina langarola di terra, dal vitello tonnato ai tajarin al burro, e nelle versioni evolute regge anche piatti a base di funghi e formaggi di media stagionatura.
Dove assaggiarla: un itinerario d'autunno tra Novello e i comuni del Barolo
L'autunno è la stagione giusta per andare a cercare la Nascetta nel suo territorio. La vendemmia si chiude a metà settembre, così tra ottobre e novembre le cantine hanno il vino nuovo appena svinato e il tempo per raccontarlo, mentre le colline del Barolo sono nel pieno della stagione del tartufo e i vigneti di Nebbiolo cambiano colore. Parti da Novello, il borgo da cui il recupero è cominciato e dove si concentra il maggior numero di aziende che la vinificano in purezza, poi prosegui verso La Morra, Barolo, Monforte d'Alba e Serralunga d'Alba; qualche produttore la coltiva anche a Castiglione Falletto, Dogliani, Carrù e Trezzo Tinella. Quando prenoti una visita, chiedi espressamente della Nascetta: in molte cantine è una produzione piccola e non sempre entra nella degustazione dedicata ai rossi. Fai attenzione alle etichette: Langhe Nascetta è la tipologia della DOC Langhe prodotta nell'areale più ampio, mentre Langhe Nascetta del Comune di Novello, scritto spesso Nas-cëtta, indica la sottozona storica con regole più restrittive. Ricorda che il vino prende il maschile e l'uva il femminile, come usano dire in zona. Se puoi, confronta nello stesso pomeriggio un'annata giovane e una con qualche anno alle spalle: è il modo più diretto per capire perché questo bianco è tornato.





