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Spumante · Prosecco

Il Prosecco

Aggiornato il 23 settembre 20263 capitoli5 domande frequenti
flute

Prosecco: dove si produce

Uno dei temi più caldi e discussi nel panorama dell’enologia nazionale è senza dubbio relativo alla competizione che esiste tra vini bianchi e vini rossi. Quali sono quelli più apprezzati? Dal punto di vista qualitativo, quali sono i migliori? E soprattutto, quali sono i vini bianchi e rossi più venduti? Domande che più che una risposta meriterebbero un approfondimento impegnativo. Un modo per semplificare il tutto viene da uno sguardo alla produzione italiana e ai suoi livelli di eccellenza. In altre parole, per fortuna, in Italia si producono vini rossi eccellenti, e vini bianchi altrettanto buoni. Se la prima categoria è guidata da bottiglie illustri, come quelle di Barolo, Chianti e Montepulciano, a capitanare la seconda categoria c’è un vino che rappresenta praticamente l’orgoglio di tutto il Nord Est della penisola: il Prosecco. Quando si parla di Prosecco si fa riferimento alle bollicine italiane più famose ed apprezzate nel mondo, ottenute da uve omonime autoctone nel Veneto. Il Prosecco è un vino spumante che ha la propria roccaforte tra Conegliano Veneto e Valdobbiadene, in provincia di Treviso, e figura tra i prodotti italiani più puntiformi ed internazionali in assoluto. Andando nello specifico della zona di produzione, scopriamo che questa contiene 15 comuni differenti tutti insigniti dell’etichetta DOCG. Solo per citarne alcuni, è il caso di Vittorio Veneto, Soligo, Pieve di Soligo e Refrontolo.

Gli abbinamenti migliori

Ma guardiamo da vicino questo prodotto eccezionale: che vino è il Prosecco, e quali sono gli usi migliori che di esso è possibile fare? Anche in questo caso, l’elenco è piuttosto lungo, e probabilmente non ancora del tutto completo. Innanzitutto, bisogna sottolineare che ogni bottiglia di Prosecco può riportare sull’etichetta due tipi di denominazione: dry o extra-dry, a seconda del livello delle bollicine, e in secondo luogo possiamo considerare questo vino, anche come un prodotto da tavola. Ebbene sì: chi abbina a delle ottime flute di prosecco, primi e secondi piatti leggeri, a base di pesce e carni bianche, può solamente ricevere soddisfazione, così come chi sceglie di accompagnarlo con formaggi e salumi leggeri: insomma, un vino dai mille usi. Ma soprattutto, il Prosecco è il “Re dei Cocktails”, perché fa capolino in decine e decine di miscele più o meno alcoliche, capaci di rallegrare l’happy hour. I tre cocktails più famosi che si preparano con il Prosecco sono senza dubbio il Bellini, il Tintoretto e il Mimosa: tutti e tre sono basati su un numero variabile di misure di vino, sempre bello fresco, a cui si uniscono rispettivamente succo di pesca matura, succo di melograno e succo d’arancia. Un’altra domanda estremamente ricorrente riguardo al Prosecco è: come e perché possiamo distinguerlo dagli altri vini spumanti? Anche in questo caso, la risposta è semplice: la distinzione è relativa al metodo di produzione. Il Prosecco vede la luce da uve lavorate in base al metodo Martinotti-Charmat, dalla quale si ottengono praticamente tutte le versioni: Brut, Dry ed Extra Dry. Tutti gli altri spumanti vengono prodotti mediante l’utilizzo della procedura più antica, nota proprio come Metodo Classico (o champenois), e risalente addirittura al XVI secolo.

Le bollicine italiane più amate nel mondo

Probabilmente l’ultima domanda che ci si può porre a proposito del Prosecco è relativa alla possibilità di visitare le terre che gli danno origine e godere delle opportunità offerte dalle cantine locali. Senza ombra di dubbio, una delle ragioni per cui vale la pena fare un salto in Veneto e in Friuli Venezia-Giulia è legata al gran numero di cantine, enoteche ed aziende vinicole presenti, e ai tanti itinerari enogastronomici praticabili. Sia che vi troviate nel cuore della zona di produzione del Prosecco, tra Conegliano, Vittorio Veneto e Valdobbiadene, sia che siate a cavallo tra le varie province della regione, non vi costerà molta fatica trovare una cantina aperta e pronta a condurvi nella storia del Prosecco, facendovi assaggiare delle ottime flute locali. Da queste parti il Prosecco è molto più che un semplice vino, o un prodotto della terra: è uno stile di vita, longevo e inconfondibile, oltre che uno dei numerosi vanti dell’enologia italiana. Tra l’altro, stando ai risultati di studi e statistiche recenti, quando si parla del Prosecco si allude anche ad un’etichetta che proprio negli ultimi decenni sta facendo il giro del mondo. Con tutto il made in Italy del resto: eh già, perché il rito dell’aperitivo, che in Italia riscuote da sempre grande successo, pare stia cominciando a riscuotere consensi anche negli altri paesi e continenti. Sembra che il Prosecco sia sempre più amato in Francia, Inghilterra, Olanda, ma soprattutto nei migliori bar e ristoranti di New York e Tokyo. Chiudiamo con alcuni consigli per godere appieno delle caratteristiche di quest’ottimo vino. Per prima cosa, non conservatelo troppo a lungo, onde evitare di alterare le caratteristiche organolettiche del vino. Bevetelo fresco, ad una temperatura compresa tra i sei e i dieci gradi centigradi, e soprattutto, non utilizzate le classiche flute, ma calici leggermente più ampi, per apprezzare la ricchezza olfattiva del Prosecco.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra il metodo di produzione del Prosecco e quello degli altri spumanti?
    La distinzione fondamentale risiede nel processo di rifermentazione. Il Prosecco viene elaborato utilizzando il metodo Martinotti-Charmat, noto anche come metodo industriale o autoclave, dove la seconda fermentazione avviene in grandi recipienti chiusi sotto pressione. Questo procedimento preserva meglio i profumi fruttati e floreali tipici dell'uva Glera. Al contrario, la maggior parte degli altri spumanti prestigiosi, come lo Champagne, impiega il Metodo Classico (o Champenois), una tecnica più antica e laboriosa in cui la rifermentazione avviene esclusivamente nella bottiglia, conferendo al vino note più complesse, tostate e persistenti.
  • Come si classificano le diverse gradazioni di dolcezza del Prosecco?
    Le etichette del Prosecco indicano il residuo zuccherino attraverso specifiche diciture che vanno dal secco al dolce. La versione 'Brut Nature' o 'Zero Dosage' è la meno dolce, con zero aggiunti di zucchero. Segue il 'Brut', il più comune, leggermente percepibile. L' 'Extra Dry' è spesso frainteso: pur contenendo il nome 'extra', è in realtà più dolce del Brut, risultando morbido e bilanciato. Infine, la tipologia 'Dry' è quella più dolce tra le principali, ideale per chi preferisce sapori più marcati. Questa scala permette di scegliere il vino in base al palato o all'abbinamento culinario desiderato.
  • Quali sono i cocktail classici realizzati con il Prosecco?
    Il Prosecco è la base di diversi cocktail iconici, specialmente nell'ambito dell'aperitivo. Il Bellini nasce a Venezia mescolando il vino bianco con succo di pesca bianca; il Tintoretto è una variante locale che utilizza succo di melograno invece della pesca, donando un colore rosso rubino; la Mimosa, celebre a livello internazionale, combina il Prosecco con succo d'arancia fresca. Questi drink sfruttano la freschezza e la leggerezza delle bollicine per creare bevande rinfrescanti, perfette per iniziare la giornata o per momenti sociali informali, mantenendo un profilo alcolico moderato.
  • In quali zone geografiche si produce ufficialmente il Prosecco?
    La produzione del Prosecco è strettamente legata al Nord-Est italiano, specificamente nelle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il cuore pulsante della produzione si trova in provincia di Treviso, tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene, aree riconosciute per la qualità superiore e protette dall'etichetta DOCG. La zona include 15 comuni specifici, tra cui Vittorio Veneto, Soligo e Pieve di Soligo. Questa delimitazione territoriale garantisce l'autenticità del prodotto, legando il vino al suo terroir particolare, caratterizzato da terreni vulcanici e argillosi ideali per la coltivazione dell'uva Glera.
  • Come servire correttamente il Prosecco per esaltarne le proprietà?
    Per gustare al meglio il Prosecco, è cruciale rispettare alcune regole di servizio. La temperatura ideale oscilla tra i 6 e i 10 gradi Celsius: troppo freddo nasconderebbe i profumi, troppo caldo accentuerebbe l'alcol. Contrariamente alla tradizione delle flûtes strette, molti esperti consigliano di utilizzare calici leggermente più ampi, simili a quelli per il vino bianco. Questa scelta permette al vino di ossigenarsi leggermente e libera l'ampia gamma aromatica floreale e fruttata. Inoltre, poiché le bollicine tendono a svanire, è consigliabile consumarlo entro pochi giorni dall'apertura e conservarlo in frigorifero.

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