Gli abbinamenti migliori
Ma guardiamo da vicino questo prodotto eccezionale: che vino è il Prosecco, e quali sono gli usi migliori che di esso è possibile fare? Anche in questo caso, l’elenco è piuttosto lungo, e probabilmente non ancora del tutto completo. Innanzitutto, bisogna sottolineare che ogni bottiglia di Prosecco può riportare sull’etichetta due tipi di denominazione: dry o extra-dry, a seconda del livello delle bollicine, e in secondo luogo possiamo considerare questo vino, anche come un prodotto da tavola. Ebbene sì: chi abbina a delle ottime flute di prosecco, primi e secondi piatti leggeri, a base di pesce e carni bianche, può solamente ricevere soddisfazione, così come chi sceglie di accompagnarlo con formaggi e salumi leggeri: insomma, un vino dai mille usi. Ma soprattutto, il Prosecco è il “Re dei Cocktails”, perché fa capolino in decine e decine di miscele più o meno alcoliche, capaci di rallegrare l’happy hour. I tre cocktails più famosi che si preparano con il Prosecco sono senza dubbio il Bellini, il Tintoretto e il Mimosa: tutti e tre sono basati su un numero variabile di misure di vino, sempre bello fresco, a cui si uniscono rispettivamente succo di pesca matura, succo di melograno e succo d’arancia. Un’altra domanda estremamente ricorrente riguardo al Prosecco è: come e perché possiamo distinguerlo dagli altri vini spumanti? Anche in questo caso, la risposta è semplice: la distinzione è relativa al metodo di produzione. Il Prosecco vede la luce da uve lavorate in base al metodo Martinotti-Charmat, dalla quale si ottengono praticamente tutte le versioni: Brut, Dry ed Extra Dry. Tutti gli altri spumanti vengono prodotti mediante l’utilizzo della procedura più antica, nota proprio come Metodo Classico (o champenois), e risalente addirittura al XVI secolo.
Le bollicine italiane più amate nel mondo
Probabilmente l’ultima domanda che ci si può porre a proposito del Prosecco, è relativa alla possibilità di visitare le terre che gli danno origine e godere delle opportunità offerte dalle cantine locali. Senza ombra di dubbio, una delle ragioni per cui vale la pena fare un salto in Veneto e in Friuli Venezia-Giulia, è legato al gran numero di cantine, enoteche ed aziende vinicole presenti, e ai tanti itinerari enogastronomici praticabili. Sia che vi troviate nel cuore della zona di produzione del Prosecco, tra Conegliano, Vittorio Veneto e Valdobbiadene, che siate a cavallo tra le varie province della regione, non vi costerà molta fatica trovare una cantina aperta e pronta a condurvi nella storia del Prosecco, facendovi assaggiare delle ottime flute locali. Da queste parti il Prosecco è molto più che un semplice vino, o un prodotto della terra: è uno stile di vita, longevo e inconfondibile, oltre che uno dei numerosi vanti dell’enologia italiana. Tra l’altro, stando ai risultati di studi e statistiche recenti, quando si parla del Prosecco si allude anche ad un’etichetta che proprio negli ultimi decenni sta facendo il giro del mondo. Con tutto il made in Italy del resto: eh già, perché il rito dell’aperitivo, che in Italia riscuote da sempre grande successo, pare cominci a riscuotere consensi anche negli altri paesi e continenti. Sembra che il Prosecco sia sempre più amato in Francia, Inghilterra, Olanda, ma soprattutto nei migliori bar e ristoranti di New York e Tokyo. Chiudiamo con alcuni consigli per godere appieno delle caratteristiche di quest’ottimo vino. Per prima cosa, non conservatelo troppo a lungo, onde evitare di alterare le caratteristiche organolettiche del vino. Bevetelo fresco, ad una temperatura compresa tra i sei e i dieci gradi centigradi, e soprattutto, non utilizzate le classiche flutes, ma calici leggermente più ampi, per apprezzare la ricchezza olfattiva del Prosecco.













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